Scenari

Agcom. Nel 2017 la tv tiene grazie al digitale. Si consolida la televisione liquida. Ricavi complessivi del settore a quota 54,2 mld (+1,2%)

Sono alcune delle principali evidenze emerse dalla Relazione Annuale 2018 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, presentata l'11 luglio in Parlamento dal Presidente Angelo Marcello Cardani (nella foto). Il settore tv resta concentrato per il 90% in tre grandi player (Fox -Sky, Rai e Mediaset) e la fruizione del mezzo avviene sempre più in streaming. Prosegue inoltre il calo della stampa mentre cresce l'adv online (+46,6%) così come il peso di Facebook e Google.

Il 2017 è stato “l’anno della definitiva consacrazione della ‘televisione liquida’, con circa 3 milioni di cittadini che guardano abitualmente la tv in streaming e in numero 3/4 volte superiore che scaricano abitualmente contenuti televisivi sui propri device”. Lo ha comunicato il presidente Agcom Angelo Marcello Cardani durante la presentazione della Relazione annuale al Parlamento, oggi, 11 luglio, nella quale ha anche sottolineato come sia inarrestabile la crisi dell’editoria. 

"Nel 2017 il valore economico del settore dell’editoria quotidiana e periodica registra una ulteriore flessione: 3,6 miliardi di ricavi complessivi, ossia il -5,2%. Il settore nell'ultimo decennio ha perso all'incirca metà del suo peso economico». Per Cardani la crisi dell’editoria «e la contestuale ascesa di Internet quale tendenziale mezzo sostitutivo» è un problema che investe «governo e Parlamento» e richiede «una riflessione di ampio respiro»

I ricavi del settore comunicazioni nel 2017 si sono attestati su 54,2 miliardi, in crescita dell’1,2% sull'anno precedente. Il settore, ha spiegato Cardani rappresenta “anche per il 2017 oltre il 3% del Pil nazionale”

In questo mercato il settore televisivo comunque resta molto concentrato, con il 90% delle risorse detenute da Fox-Sky (33%, +1%),  Rai (28% di quota, -1,5%) e Mediaset (28%, in linea).

La tv tradizionale, «manifesta comunque importanti segni di tenuta», sia per risorse che per ascolti, con 25 milioni di contatti medi nel prime time. Tra i big player ci sono Netflix con 125 milioni di sottoscrittori a livello mondiale, di cui diverse migliaia in Italia dove è presente fin dall'ottobre 2015, e Amazon, che nei primi mesi del 2017 ha fatto il proprio ingresso nell'offerta di contenuti audiovisivi a pagamento con il servizio Amazon Prime Video.

Una crescita dovuta, dal lato dell’offerta, dalla diffusione delle reti a banda larga e ultra-larga che «hanno favorito l'entrata di nuovi importanti competitori nazionali e internazionali nell'offerta di servizi televisivi, sia gratuiti sia a pagamento». Sul fronte della domanda c'è stata un'evoluzione dei modelli di consumo dei contenuti audiovisivi, sempre meno vincolati al palinsesto, con un maggior grado di personalizzazione ma anche di un'accresciuta disponibilità a pagare per i contenuti.

Nel dettaglio, la televisione in generale perde un 2% di ricavi, ma con una significativa differenza tendenziale tra free (-3,5%) e pay (-0,2%). Nel 2016 i primi 9 gruppi del Sic - 21st Century Fox (Sky Italia, Nuova Società Televisiva Italiana e Fox Networks Group Italy), Fininvest (Mediaset, Arnoldo Mondadori Editore e Mediamond), Rai, Cairo Communication/RCS Media Group, Google, GEDI, Facebook, Italiaonline e Gruppo 24 Ore - rappresentano congiuntamente, con quasi 11 miliardi di euro, il 61%.

Cardani ha evidenziato la crescita del segmento tlc, dove gli investimenti infrastrutturali sono aumentati dell’1,6% a 7 miliardi, con un ritorno alla telefonia fissa veloce, a lieve scapito di quella mobile.

“La crescente domanda di contenuti video online su rete fissa è alla base del sensibile incremento del consumo di banda e traffico dati (+30%). Il consumo dati da parte degli utenti è aumentato in misura ancora maggiore (+48%) nella telefonia mobile”. Tanto che, proprio nella telefonia mobile, per la prima volta la spesa in servizi dati ha superato quella in servizi voce: insomma, con il cellulare si ‘chatta’ e si naviga sempre di più e si parla sempre di meno.

Leggero calo per il settore media con 14,6 miliardi di ricavi complessivi nel 2017 (-0,9%). "L’aumento della raccolta pubblicitaria è dovuto esclusivamente all’online, che cresce ancora a due cifre e vale ora 2,2 miliardi  (quella di quotidiani, periodici e radio assieme non arriva a 1,9 miliardi), mentre quasi tutti i mezzi tradizionali registrano un andamento negativo.

Sul fronte degli investimenti nelle tlc torna il segno positivo degli investimenti infrastrutturali (+1,6%), grazie al trend di ripresa degli investimenti sulla rete fissa che compensa la fisiologica decrescita di quelli sulla rete mobile dopo i balzi in avanti degli anni passati. Questi investimenti ammontano nel complesso a 7 miliardi. Crescono soprattutto, i ricavi dei servizi postali, in aumento del 6,6% a 7,4 miliardi.

La radio, infine, “perde qualcosa nel suo complesso (-0,7%), ma in un contesto che manifesta segnali di ripresa. Il mezzo, secondo Cardani “registra segni di tenuta e consolidamento delle proprie posizioni tradizionali sia in termini di ricavi complessivi, sia in termini di audience”.

Alla presentazione dell'Agcom è intervenuto anche il presidente della Camera, Roberto Fico, che ha lanciato un appello al Parlamento perchè affronti il conflitto d’interessi in questa legislatura. “Le soglie di concentrazione nel sistema delle comunicazioni dovrebbero costituire per il legislatore il presupposto di un ragionamento non più rinviabile. Un corretto funzionamento del settore delle comunicazioni è un obiettivo da raggiungere anche attraverso il completamento del mercato unico digitale e la promozione della competitività delle imprese europee del settore”.

Leggi qui la relazione completa di Marcello Cardani.