Scenari

Comunicare Domani 2020. Manzocchi (Confindustria): “Dal privato segni di grande vitalità, ma la pubblica amministrazione deve essere all’altezza di una ripresa nel lungo periodo”

In un periodo di incertezza e frammentazione dello scenario globale dovuto a un’epidemia che colpisce con tempi e impatti diversi nelle aree del mondo, l’Italia necessita più che mai di una pubblica amministrazione efficiente. A inaugurare l’edizione 2020 di Comunicare Domani le parole di Stefano Manzocchi, direttore del Centro Studi di Confindustria che ha tracciato alcuni elementi chiave dello scenario italiano e internazionale.

In un’Italia incerta, la domanda su quale sarà il futuro economico del Paese e delle imprese
cresce in modo esponenziale. Il bisogno di avere pareri autorevoli che possano portare valore e ispirazione per le agenzie associate che vedono un futuro nebuloso e vago.
Un’occasione per UNA di generare valore per i propri associati invitando fonti autorevoli a
portare le proprie idee e testimonianze.

Martedì, 20 ottobre 2020 presso l’Auditorium Publicis Group Emanuele Nenna, ceo The Big
Now e presidente di Assocom ha dato il benvenuto al pubblico per l’edizione 2020 di
Comunicare domani che ruota intorno al tema ‘Capire per ripartire’.

“Abbiamo deciso di fermarci a riflettere e allargare lo sguardo. Spesso ci dimentichiamo che
viviamo in un contesto più ampio delle nostre battaglie professionali - spiega Nenna -. Quando si parla di comunicazione, non si può parlare solo di ciò che succede in questo momento, ma serve uno sguardo più allargato. Per questo, partiamo dall’economia con il professor Stefano Manzocchi, direttore del Centro Studi di Confindustria per tracciare alcuni elementi chiave dello scenario italiano e internazionale.

“Se oggi dovessi individuare due termini che descrivono la situazione attuale sono:
incertezza e frammentazione - spiega Manzocchi -. Si tratta di un vero e proprio cambio di
paradigma per l’economia italiana, poiché essa si muove in stretta correlazione con gli
sviluppi pandemici. Incertezza, perché non abbiamo ancora dei veri punti fermi per
prevedere il futuro. Frammentazione, perché questa epidemia sta colpendo in maniera
selettiva e diversificata le varie parti del globo”.

In Europa la situazione in progressivo peggioramento sta creando un nuovo clima di
incertezza che penalizza le scelte di investimenti a lungo termine. “Cosa che non avviene ad
esempio in Cina e in tutta l’Asia dove si sta assistendo a una netta ripresa”.

La frammentazione, invece, riguarda soprattutto il fatto che l’epidemia colpisce in tempi
diversi e modi diversi le aree del mondo e i settori economici in modo assai diseguale.
“Ad esempio, la produzione industriale manifatturiera va bene, così come i settori
farmaceutico e alimentare, ma il turismo vive una fase di grande sofferenza… Il trasporto aereo è, letteralmente, ‘a terra’ mentre altri comparti come il settore delle imprese delle pulizie vedono crescere fortemente la domanda. Tutto ciò crea il problema di riallocare in tempi rapidissimi nuove risorse in settori diversi. Anche la manovra di bilancio è un provvedimento che guarda ancora molto alla fase di emergenza, ma non riesce a dare segnali forti su dove ci si indirizzerà in termini di investimenti. Ci sono, ad esempio, grosse
trasformazioni che riguardano il digitale e la transizione energetica e ciò richiede grandi
spostamenti di risorse tra settori diversi”.

Anche i mercati emergenti come Brasile e India, seppur con mille limiti a livello sociale, si
stanno risollevando, così come gli Stati Uniti. “Le esportazioni di servizi, come quello turistico, sono quelle che pagano il dazio maggiore”.

Per quanto riguarda le attività, nel 2020 l’attività industriale è in calo del 12% . “Ovviamente c’è stato forte calo in primavera, ma ad agosto eravamo l’unico Paese che aveva recuperato i livelli mensili dell’anno precedente”.

Le previsioni? Nel 2020 crolla l’export di servizi. “Ma il prossimo anno si dovrebbe
recuperare, seppur non completamente, sempre che l’epidemia non dilaghi. Ad agosto il tasso di occupazione delle camere era a -49,7 % con un ricavo medio di -46%”.
Una conseguenza importante della situazione attuale è il calo dell’occupazione in termini di ore e lavoro (-10,2%). “Si è cercato, in questa fase, di stabilizzare il numero degli occupati, ma ci chiediamo fino a quando i provvedimenti di legge potranno sostenere questa situazione.
Gran parte del calo degli occupati riguarda il settore dei servizi, molti contratti stagionali non sono stati rinnovati”.

La finanza pubblica è inevitabilmente sotto pressione, il governo ha fatto uno sforzo enorme
per cercare di coprire i fabbisogni dei diversi settori, ma si sta accumulando un debito
pubblico che aumenterà di oltre 2 punti rispetto al PIL dei prossimi anni.
“La domanda
estera in questi anni è stata molto rilevante per la ripresa dell’economia italiana, ma in questo momento sembra compressa. Il PIL si allontana sempre più da quelli di altri Paesi europei – spiega Manzocchi -. E ciò ha molto a che fare con la dinamica della produttività e degli investimenti pubblici, che sono fondamentali per la ripresa (vedi sanità, istruzione ecc, ndr).
Se questo non avviene perché gli investimenti pubblici sono stati compressi negli ultimi
decenni, anche per gli investimenti privati è difficile trovare una complementarità”.
L’industria a livello di produttività è andata bene nell’ultimo decennio, i servizi, invece, non
così bene. Ma qui pesa molto la componente pubblica che non è stata all’altezza.
Su circa 190 Paesi siamo intorno al 100° posto a livello di efficienza produttiva. Questo perché in Italia è complesso avviare un’attività produttiva, sia in termini di permessi per
costruire sia in termini di tempistiche. Il messaggio che voglio trasmettervi è questo: il settore privato mostra vitalità nel Paese, in tutti i modi. E’ necessario, a questo punto, che la macchina della pubblica amministrazione sia all’altezza di una ripresa nel lungo periodo, perché rischia di farci perdere il treno degli altri Paesi europei”.


Serena Roberti