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EU Public Policy Mozilla: il 23 aprile il voto che potrebbe cambiare internet in Europa

L’attuale proposta di riforma sul Copyright è retrograda e minaccia il potenziale europeo in ambito di innovazione e competizione. I cittadini facciano sentire la propria voce. Questo il pensiero di Raegan Mac Donald, Head of EU Public Policy Mozilla, di cui pubblichiamo il contributo.

Pubblichiamo il contributo a firma di Raegan Mac Donald (in foto), Head of EU Public Policy Mozilla, relativamente alla normativa Europea in materia di Copyright che minaccia il potenziale europeo in ambito di innovazione e competizione.

In tutta Europa Internet è a rischio. In un momento storico in cui la rete è una presenza importante nell’economia, nell’arte e cultura, nella politica e in tutti gli aspetti della vita, porre questo strumento in pericolo significa colpire l’innovazione, la libera concorrenza e la libertà d’espressione. Qual è la fonte di questo pericolo? Una normativa inefficiente.

Per anni, la normativa Europea in materia di Copyright è stata obsoleta, concepita prima che Internet diventasse una presenza pervasiva e quotidiana, quando ancora regnavano carta e inchiostro. Si tratta di una norma anacronistica che penalizza i milioni di cittadini europei che utilizzano la rete per consultare, condividere, analizzare la moltitudine di dati e informazioni messe a disposizione.

L’anno scorso si è aperto uno spiraglio: come parte dell’iniziativa di rinnovamento del Mercato Unico Digitale, La Commissione Europea ha annunciato il suo intento di rinnovare il quadro normativo in materia di Copyright. Numerosi stakeholders (noprofit, biblioteche, università e giuristi) hanno chiesto a gran voce, insieme a Mozilla, una riforma di buon senso. Moltissimi cittadini europei si sono uniti all’appello in un’esplosione di ottimistico attivismo: lettere aperte ai legislatori, ferventi coalizioni di startup e iniziative di advocacy.

Tuttavia, la proposta di riforma emersa ha deluso le aspettative, concretizzandosi in un vero e proprio passo indietro. La Commissione Giuridica (JURI) del Parlamento Europeo ha pianificato una votazione su questa riforma il 23 aprile 2018.

Perché questa riforma non funziona?

Innanzitutto, distruggerebbe tutele essenziali per gli intermediari  - ad esempio, piattaforme come Wikimedia o DeviantArt -  rendendoli responsabili per ogni contenuto ospitato. La proposta costringerebbe infatti queste piattaforme ad un controllo di tutti i contenuti pubblicati, una richiesta pressoché impossibile da esaudire. In breve: quasi tutto ciò che gli utenti postano su Internet (dai meme ai file audio) potrebbe essere sottoposto a filtraggio o essere addirittura bloccato, anche se non si tratta di contenuti commerciali. Un esempio? Le foto delle vostre vacanze o un progetto per un software open-source.

La proposta mette a rischio anche la pratica dell’ “hyperlinking”, cercando di estendere i diritti di copyright agli snippets di notizie. Questo significa che chiunque condivida un link con del testo (come il titolo o il sommario di una notizia), potrebbe dover pagare una tassa all’editore.

Inoltre, la proposta da ristretto margine d’azione per il text e data mining. Solo enti di ricerca scientifica potranno infatti setacciare le enormi quantità di testi e dati presenti online. Per tutti gli altri attori che fanno affidamento sui dati digitali (come i bibliotecari, giornalisti e ricercatori indipendenti) queste pratiche vitali saranno difficilmente praticabili.

Un impatto devastante

Questi effetti diventano devastanti se si considera l’enorme influenza di Internet su tutti gli aspetti della vita del XXI Secolo.  Basta guardare alle conseguenze deleterie dove la normativa sui diritti connessi è già stata adottata. In Spagna per esempio, questo approccio draconiano è stato tentato nel 2014 con risultati disastrosi. La legge, che ha chiuso il mercato delle news ai piccoli editori e alle startup, ha avuto come unico effetto quello di diminuire il traffico per gli altri editori e, di conseguenza, la circolazione di notizie online, portando infine alla chiusura di Google News. Uno scenario simile si è verificato in Germania.

Tuttavia, i legislatori non sembrano aver imparato da queste esperienze fallimentari, decidendo di estendere queste normative a tutti gli altri paesi europei: una decisione che renderebbe l’Europa meno innovativa e meno informata.

Anche la proposta che limita l’utilizzo del text e data mining porta con sé gravi conseguenze. La rete mette a disposizione di tutti una quantità di saperi senza precedenti. Limitare l’accesso ad essi comporterebbe, ad esempio, l’impossibilità di identificare trend e correlazioni per i ricercatori indipendenti. L’innovazione in campi come l’oncologia, l’astronomia e il machine learning sarebbe repressa.

Perché c’è bisogno di attivisti

Infine, la proposta minaccia le fondamenta della libertà d’espressione online. Se filtrare e bloccare contenuti diventasse routine e se le piattaforme fossero obbligate a controllare indiscriminatamente tutti i contenuti, la creatività diminuirebbe sensibilmente: vedremmo meno mash-up e meme, meno satira e parodie. Internet diventerebbe meno aperto, meno bizzarro e colorato.

Cosa possono fare i cittadini europei?

Il JURI voterà sulla proposta ad aprile 2018. Nel frattempo, i cittadini europei possono far sentire la propria voce presso i  rappresentanti al Parlamento Europeo, unire le proprie forze per dire no a questa pericolosa proposta. Per facilitare questo processo, Mozilla ha avviato la campagna https://changecopyright.org/it/, disponibile in sei lingue.

I cittadini che credono nella rete devono agire per chiedere una riforma del Copyright al passo con l’era digitale, protestando contro i diritti connessi e le limitazioni al text e data mining. Il buon funzionamento della rete è a rischio, gli utenti devono agire subito. Il futuro del web dipende da questo.