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Cannes 2019. Le immagini determinano ciò che siamo tanto quanto ciò che mangiamo: in un mondo visivamente inquinato serve una ‘Visual Diet’ che ristabilisca un equilibrio fra i 141 mln di follower Instagram di Kim Kardashian e i 3 mln della Monna Lisa

Il seminar di Visual Diet – progetto pro-bono co-firmato fra gli altri da M&C Saatchi e dal fotografo e regista John Rankin – ha proposto una interessante riflessione sulla sovrabbondanza di comunicazione che caratterizza la nostra epoca: in un mondo dominato dalle immagini, prodotte e soprattutto fruite senza un’adeguata cultura.

(Cannes – dal nostro inviato Tommaso Ridolfi). “Come per le persone che si nutrono di cibi
eccessivamente grassi o ricchi di zuccheri – ha spiegato Mimi Gray, head of visual content di M&C Saatchi –, anche una dieta a base di contenuti visivi eccessivi e di scarsa qualità può avere effetti nocivi e pericolosi sull’autostima e sulla nostra percezione del mondo esterno”.
Il riferimento esplicito è soprattutto ai giovani che si ‘nutrono’ di social: il 91% dei ragazzi fra 16 e 24 anni, ha proseguito Gray, utilizza internet per il social networking, senza rendersi conto di quanto i social provochino dipendenza ancor più del fumo e dell’alcol. Negli ultimi 25 anni ansia e depressione fra i giovani sono aumentati del 70%. E l’uso dei social è collegato strettamente con un maggiore senso di ansia e difficoltà del sonno.

“Si dice che l’uomo è ciò che mangia – ha aggiunto – ma oggi è anche ciò che vede: volenti o nolenti, siamo circondati da immagini di ogni tipo, cronaca, politica, violenza e, naturalmente, anche pubblicità. E l’insieme di tutto ciò condiziona il nostro umore e, in ultima analisi, la nostra salute mentale”.

“La maggior parte delle social app – è la riflessione di John Rankin, fotografo e regista – è stata disegnata con l’obiettivo di dare assuefazione e dipendenza. Sono come buchi neri dentro i quali è facilissimo perdersi, e non solo per le generazioni più giovani. Quando mi sono reso conto di essere anch’io entrato in una spirale di uso ossessivo dello smartphone ho iniziato a domandarmi cosa potevo fare per smettere e soprattutto per sensibilizzare le persone. Così ho iniziato a collaborare con Visual Diet”.

Uno dei suoi progetti più interessanti ha coinvolto un gruppo di teenager: Rankin li ha fotografati al naturale e poi li ha invitati, utilizzando software di dominio pubblico presenti sui cellulari di quasi ogni ragazzo, a ritoccare le foto secondo il loro gusto prima di pubblicarle sui social: “È incredibile – spiega Rankin – come tutti, maschi e femmine, abbiano fatto praticamente le stesse cose, aumentando le dimensioni degli occhi e delle labbra e levigando la pelle… E tutti erano convinti che in quel modo avrebbero ottenuto più like”.

Visual Diet1

 Le foto originali e quelle ritoccate sono state poi esposte fianco a fianco: “Anche se questa ricerca ossessiva del maggior numero di visualizzazioni è una malattia, personalmente non credo che tutte le colpe siano di Instgram o degli altri social. E non è neppure solo una questione di ritocco – ha proseguito il fotografo –: anzi, da questo punto di vista il mondo dei creativi pubblicitari ha fatto grandi passi avanti, ridimensionando l’ideologia della ‘perfezione’ assoluta di qualche anno fa, così come è sceso moltissimo il ricorso eccessivo al carattere sessuale delle immagini”.

“Personalmente amo Instagram – ha aggiunto Gray – e sono convinta che abbia molti lati positivi, primo fra tutti quello di essere uno strumento di connessione e relazione fra le persone, e ciò vale anche per i brand. Ciò che serve è una maggior educazione: dobbiamo tutti imparare a ‘curare’ ciascuno il proprio spazio visivo personale, facendo attenzione alle immagini che si producono e a chi le guarderà, ma anche a decodificare le immagini prodotte da altri”.

Visual Diet 2

Il moderatore del panel, Matt Cooper, fondatore del Little Black Book, ha quindi proposto un paradosso: “Kim Kardashian ha 141 milioni di follower – la segue cioè il 40% degli instagrammers -. Il Louvre, e quindi la Monna Lisa, si fermano a 3 milioni. Come e perché questo è un sintomo di malattia mentale?”

“Lo è nel momento in cui non si ha un background sufficiente per interpretare una storia visiva – ha risposto Jude Kelly, fondatrice di WOW, Women of the World anche lei coinvolta in Visual Diet –, perché l’arte è qualcosa di molto più complesso del semplice ‘momento istantaneo’. Bisogna dare a tutti gli strumenti per capire che cosa è arte. Per questo non mi sorprendo: Kim Kardashian oggi è ‘normale’. Il problema è che questa normalità è anormale e mette paura. Qual è l’antidoto? Ripensare e discutere apertamente su che cosa è davvero la ‘norma’, ed è questo l’obiettivo di Visual Diet”.

Maggiori informazioni e una serie di ‘guidelines’ su come affrontare il problema sono reperibili su:
www.visualdiet.co.uk
www.instagram.com/visual.diet