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NC Digital Festival. Reshape the future - Feel the digital. La parola ai creativi. 10 anni di Best Creativity, l’evoluzione del digitale da canale ‘duplicativo’ a mezzo nativo

In 10 anni il digitale ha rivoluzionato la comunicazione e i business model delle aziende. Ne hanno parlato agli NC Digital Awards H48 e Caffeina, due agenzie che, in poco tempo, hanno sparigliato le carte in campo digital, insieme a Golden Goose, rappresentata da Giulia Staffieri, Chief Digital dell'azienda e presidente di giuria dei premi di ADC Group.

In occasione del 10° anniversario degli NC Digital Awards, Salvatore Sagone, presidente ADC Group, insieme ai protagonisti di settore, lo scorso 13 ottobre, ci ha guidati in un viaggio alla scoperta della creatività digitale degli ultimi 10 anni.

Attraverso i progetti e le best practice di coloro che hanno fatto la storia della comunicazione digitale, sono stati indagati l’evoluzione del settore e i trend che si sono avvicendati nel tempo.

A intervenire, Federico Saccani, Executive Creative Director H48, Gaetano De Marco, Executive Strategy Director Caffeina e Giulia Staffieri, Chief Digital Golden Goose e presidente di giuria degli NC Digital Awards 2021.
“Non a caso abbiamo scelto di avere qui con noi H48 e Caffeina - spiega Salvatore Sagone -. Entrambe sono due strutture indipendenti che, con la loro attività, hanno sparigliato le carte in campo digital”.

Digital 10 anni Saccani H48

 H48 è stata fondata cinque anni fa e si è subito conquistata il Grand Prix con #LaMarchetta, webserie in episodi con protagonisti i The Jackal. In pochi anni ha raggiunto grandissimi risultati - è stata premiata anche come Best Digital Agency - e ha rappresentato, come sottolinea Sagone, uno spartiacque nel mondo digital. “Credo che le grandi idee creative abbiano la capacità di attraversare lo spazio e il tempo - racconta Saccani -. Rivedere ora il video di #LaMarchetta, mi fa un certo effetto per tutto ciò che è successo da allora a oggi, sia per noi come agenzia, sia per come si evolve continuamente il branded content. Il nostro vantaggio, sin dall’inizio, è stato quello di aver interpretato il branded content in modo nativo, sganciandoci dal concetto classico di testimonial, ma all’inizio nel panorama mediatico sembravamo quasi degli alieni. Poi, le agenzie hanno iniziato a parlare la lingua ‘digital’ e anche le aziende oggi sono molto più competenti nel campo”.

Quali saranno le nuove frontiere della comunicazione digitale? “Per rispondere non basta una ‘tavola rotonda’, ce ne vorrebbe una ‘rotondissima’! Ci troviamo in un periodo estremamente particolare, c’è una convergenza pazzesca. Nel 2015/2016 c’è stata una prima convergenza dei social, mentre ora comunichiamo su piattaforme diverse e la vera sfida è trovare una ‘quadra’ non solo a livello creativo, ma in termini di obiettivi. Sicuramente, ciò che non deve cambiare è la capacità dello storytelling di fare la differenza e per me ha un valore ancora più forte oggi rispetto a 5 anni fa, anche se sembra che il termine ‘vada di moda’. Mi chiedete di Tik Tok: Se Facebook era come il Far West per i pionieri, Tik Tok nasce in un’era in cui abbiamo alle spalle anni e anni di esperienze social, sappiamo come funzionano, per cui la piattaforma è più verticale rispetto a Facebook. Credo che al momento il focus sia più sul linguaggio del target che lo frequenta, più che sulla piattaforma in sé”.

I prossimi cinque anni? “Mi sento di dire che saremo come siamo sempre stati: avremo la stessa attitudine, senza il vincolo della multinazionale, un plus che ci rende snelli ma aggressivi e pronti ad affrontare nuove sfide”.

Digital 10 anni De Marco Caffeina

 Caffeina, invece, quest’anno compie 10 anni, proprio come gli NC Digital Awards. E’ interessante vedere come si sia evoluta la comunicazione digitale in un decennio. Ce lo spiega De Marco. “Così come la storia degli NC Digital è lo specchio dell’evoluzione della nostra industry, Caffeina è sempre stata specchio riflettente della domanda di mercato e con essa si è evoluta. Ho abbastanza ‘barba bianca’ da ricordarmi come si guardava al digitale nel 2010. Era, ai tempi, un canale duplicativo, il mood era ‘reiteriamo o decliniamo anche sul digitale’.

Poi c’è stata un’evoluzione, si è iniziato a pensare che i messaggi si potessero interpretare in modo diverso a seconda dei canali. C’erano le prime avvisaglie di un pensiero nativo digitale. Una creatività che iniziava a essere ‘feel’, dialogica, per capire il rapporto con gli utenti. Poi, nel 2016/2017, sono arrivati gli anni in cui abbiamo affrontato una prima maturità del digitale, pensandolo come una piattaforma a sé stante in un’ottica multicanale.
Si è iniziato ad avere un pensiero creativo nativo partendo dal digitale. E da lì, devo dire che il digitale ci ha dato la possibilità di entrare nel mondo della consulenza, del marketing integrato, del media, del content… Ci ha aperto tantissime porte. E si tratta di un modello dinamico, in continua evoluzione”.
I prossimi 5 anni? “Noi pensiamo sempre più a un modello d’agenzia altamente consulenziale che, prima di tutto, faccia stare bene i nostri talenti, le persone che lavorano da noi. Questo è fondamentale per un output eccellente. Inoltre, l’altro nostro obiettivo è quello di essere sempre meno dipendenti dalla volatilità della domanda: siamo cresciuti con l’upselling e le gare, ma ora stiamo elaborando servizi e offerte da immettere sul mercato sia per fare new business che per fidelizzare i nostri clienti”.

Digital 10 anni Staffieri

 Cosa ne pensano i clienti? Cosa si aspettano dalle agenzie Sentiamo il punto di vista dell’azienda. “Un need importante è quello di trovare dei partner che mettano i primi semi insieme all’azienda e poi siano in grado di continuare nel tempo, al di là delle gare di ogni anno - commenta Staffieri -. Anche dal punto di vista aziendale, dover tutte le volte cercare qualcuno tramite pitch è un effort non indifferente e, a mio parere, non porta vero valore aggiunto nelle aziende. Nei prossimi anni il valore aggiunto lo sapranno dare quelle agenzie che riusciranno a coprire percorsi pluriennali e che non si vendano come ‘tuttologhe’, ma sviluppino vere competenze anche verticali”.

Competenze che, come ricordano gli altri due ospiti, vanno sempre integrate con figure orizzontali in grado di orchestrare il tutto per dare un reale valore al rapporto di consulenza.


Serena Roberti