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Via libera del Senato a web tax e credito di imposta per la pubblicità

La 'web tax transitoria' stabilisce nuove regole fiscali per i colossi della rete, ovvero le aziende che vantano almeno 1 miliardo d giro d'affari, di cui 50 milioni in Italia. Grazie al credito di imposta al 75% sugli investimenti pubblicitari incrementali dall'anno prossimo le imprese che decideranno di investire in advertising su stampa, tv o radio almeno l'1% in più del budget stanziato nel corso dell'anno precedente, riceveranno un contributo pari al 75% degli investimenti incrementali effettuati.

Proposta dal presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd), la cosiddetta “web tax transitoria” inserita nella manovra è concepita come un intervento “ponte”, in attesa che si intervenga a livello sovranazionale con regole comuni.

Non si tratta un regime di tassazione, ma prevede nuove regole per accordi di tipo fiscale tra i colossi dell’economia digitale e il fisco italiano. I giganti del web, con oltre un miliardo di ricavi e un giro d’affari in Italia di almeno 50 milioni di euro, potranno stringere accordi preventivi con l’Agenzia delle entrate. I grandi player internazionali del digital potranno anche chiedere il riconoscimento della stabile organizzazione e regolare i conti con il fisco rispetto al passato, attraverso un accertamento con adesione, sanzioni dimezzate e il rischio di un procedimento penale azzerato.


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Il Senato ha approvato in via defininitiva la cosiddetta 'manovrina', che aveva già avuto il via libera dalla Camera lo scorso 1 giugno. 

Per quanto riguarda il settore dei media, sono due i provvedimenti di interesse: la cosiddetta 'web tax transitoria' e il credito di imposta per la pubblicità, in vigore dal 2018. 

La 'web tax transitoria' è di fatto un intervento ponte, in attesa che vengono stabilite norme comuni a livello sovranazionale. Di fatto stabilisce nuove regole fiscali per i colossi della rete, ovvero le aziende che vantano almeno 1 miliardo d giro d'affari, di cui 50 milioni in Italia. I grandi player potranno stringere accordi preventivi con l'Agenzia delle Entrate e regolare i conti con il Fisco.

Per quanto riguarda il secondo provvedimento, si tratta di una misura che ha l'obiettivo di contrastare la crisi dell'editoria. Grazie al credito di imposta al 75% sugli investimenti pubblicitari incrementali dall'anno prossimo le imprese che decideranno di investire in advertising su stampa, tv o radio  almeno l'1% in più del budget stanziato nel corso dell'anno precedente, riceveranno un contributo pari al 75% degli investimenti incrementali effettuati.

Non è ancora chiaro se la regola si applichi anche agli investimenti in pubblicità digitale, probabilmente verrà chiarito entro 120 giorni, nel Decreto del Presidente del Consiglio che fornirà ulteriori informazioni in merito. 

Sempre nell'ottica di salvaguardare il sistema editoriale, sono stati anche approvati l'aumento di 50 milioni della somma destinata al Fondo per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione (che sale così a quota 125 milioni), la liberalizzazione delle edicole e fondi da destinare al prepensionamento dei giornalisti in caso di ristrutturazione aziendale.