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Ricerche

Turismo e ospitalità, ritorno ai numeri pre-Covid nel biennio 2023-24. Le prospettive di Deloitte

La fase di recupero per il settore hospitality tout-court sarà più lunga rispetto ad altri settori colpiti dalla pandemia. In uno scenario di questo tipo è fondamentale che tutti gli operatori dell’ecosistema turistico utilizzino questo periodo di transizione per investire su innovazione e sostenibilità, driver oramai imprescindibili nelle scelte dei viaggiatori della 'nuova normalità'.

L’intera industria del turismo sta lavorando per riposizionare le aziende del comparto ed adattarsi al new normal. Per essere certi di lavorare davvero in ottica di ripresa, è fondamentale includere nelle proprie valutazioni strategiche anche la domanda, a partire dall’intenzione di spesa dei consumatori e i driver sottostanti che fungono da motore per le decisioni. 

Questo perché la gestione di una compagnia aerea o di un hotel in un contesto in cui la domanda è fortemente indebolita dalle preoccupazioni in termini di salute e sicurezza richiederà probabilmente una risposta strategica specifica differente rispetto ad una situazione in cui invece i consumatori sono sempre più desiderosi di viaggiare, ma faticano a permetterselo economicamente.

Se è certo che le preoccupazioni per la salute e per la situazione economica personale saranno determinanti per le prossime stagioni turistiche, l'entità della loro influenza potrebbe diminuire a seconda dell’evoluzione della crisi COVID-19. Monitorare le evoluzioni del sentiment dei consumatori e cercare di intercettarne i bisogni potrebbe essere uno strumento utile e prezioso per posizionarsi efficacemente nello scenario della nuova normalità. 

Il 2020 è stato l'anno nero del turismo e il 2021 non ha coinciso con quella ripresa esponenziale che tutti auspicavano. A sottolinearlo è un report Deloitte presentato in occasione dell'Hospitality Think Tank: rispetto a febbraio 2020 (quando era ancora possibile viaggiare), nei primi mesi dell'anno in corso la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia è diminuità del -79% (per un valore di 357 milioni di euro), mentre le spese degli italiani all'estero hanno perso il -69,5% (pari a 430 milioni di euro).

Numeri che appesantiscono un settore già provato dall'impatto della pandemia che ha generato una riduzione del -60% dei flussi turistici incoming rispetto al 2019 lasciando sul terreno circa 224 milioni di pernottamenti per una perdita complessiva di 95 miliardi di euro.

Sorge quindi spontanea la domanda sulle effettive prospettive di ripresa del settore. Prima di tutto, a livello temporale. E secondo Deloitte la data a cui puntare è quella del 2023 per il mercato domestico e del 2024 per quello internazionale. «La fase di recupero per il settore hospitality tout-court sarà comunque più lunga rispetto ad altri settori colpiti dalla pandemia, ed è fondamentale che tutti gli operatori dell’ecosistema turismo utilizzino questo periodo di transizione per prepararsi alla nuova fase di prosperità, approntando investimenti di diversa natura con la finalità di migliorare le proprie performance ed essere pronti ad accogliere e gestire il viaggiatore del futuro», ha commentato Tommaso Stranieri, hospitality leader di Deloitte.

E guardando ai prossimi anni è già possibile rintracciare i prodromi dei trend del prossimo futuro. Sebbene la voglia di viaggiare sia, se possibile, accresciuta durante questi mesi, il vero cambiamento sta nel tipo di domanda turistica che si sta andando via via consolidando. Le preferenze per le destinazioni di villeggiatura si sono modificate, con una ricerca più robusta per le cosiddette secondary destination a discapito delle mete più tradizionali quali le grandi città d’arte come Roma, Venezia e Firenze. Inoltre, è diversa la modalità di trasporto ricercata, aumentano le richieste di auto a noleggio a discapito del tradizionale volo low cost, e anche la tipologia di alloggi ricercati è differente: avanza l’interesse per le case vacanza a discapito degli hotel.

Questo cambiamento di approccio è rispecchiato anche dalle intenzioni di viaggio dichiarate dai consumatori italiani a maggio 2021. Come si evince dai dati del Deloitte State of Consumer Tracker, rispetto a qualche mese fa gli italiani sono ora più propensi a programmare viaggi nelle prossime settimane, ma per quanto ci sia sicuramente un miglioramento nel dichiarato, bisogna ricordare che il 38% degli italiani preferisce rimandare la pianificazione di viaggi sulla base dell'andamento della pandemia. 

In generale, nonostante l'introduzione del green pass e il progressivo dispiegarsi della campagna vaccinale una delle priorità dei turisti, italiani e stranieri, rimane il fattore sicurezza. La preoccupazione per la propria salute rimane un tema rilevante per il 47% degli italiani e il 57% dei consumatori stranieri, e le cifre aumentano se si parla della preoccupazione per la salute dei familiari: 61% per l’Italia e 64% per gli stranieri. Di riflesso, sono ancora numerosi i turisti che non si sentono sicuri ad alloggiare in albergo o prendere un volo, tra gli italiani solo il 43% di dichiara sicuro a soggiornare in hotel, mentre il 32% a volare. E poi c'è il fattore economico che dissuade il 30% dei consumatori dall'organizzare un viaggio.

In tutto ciò, ovviamente, cambiano anche le esigenze di chi si mette in viaggio. Soprattutto per i giovani che richiedono servizi digitali e innovativi a cui, molto spesso, è associata un'aspettativa di customizzazione e personalizzazione dell'esperienza secondo i propri valori e interessi. L’emergenza Covid-19 ha messo in evidenza l’importanza e il ruolo fondamentale della tecnologia digitale nel supportare le imprese del settore non solo nella fase emergenziale, ma anche in quella della ripresa e della “nuova normalità”.

È oramai imprescindibile rivedere e costruire una relazione con il cliente/viaggiatore che non sia solo fisica ma anche digitale. E in questo potrebbero essere d'aiuto i fondi riservati dal Next Generetion Eu e dal Pnrr italiano per promuovere la trasformazione digitale: 23,89 miliardi di euro per la digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo italiano, a cui si aggiungono 2,4 miliardi di euro specifici per la trasformazione in chiave 4.0 del turismo.

A questo, inoltre, si aggiunge una spiccata sensibilità per i temi della sostenibilità e dell'autenticità che finiscono per incidere su stili di vita e scelte di consumo.

«Tutto questo porta a delineare uno scenario complesso ed in rapida evoluzione, caratterizzato da trend in via di consolidamento. È ancora presto per dire con certezza quali saranno le caratteristiche del turismo nel prossimo futuro, ma una cosa è certa: questo settore è uno dei grandi motori mondiali dell’economia e dello sviluppo e come tale continuerà a ricoprire un ruolo estremamente rilevante non solo per i paesi in via di sviluppo, ma anche per il nostro Paese», ha commentato Stranieri

La chiave del successo nell'industria dell'ospitalità, quindi, passa attraverso la capacità di «conoscere e comprendere i propri clienti/ospiti e di trasformarsi insieme a loro. Il potenziale di start up e player innovativi nell’hospitality è indubbio, in particolare per quanto riguarda la loro capacità di “aprire” i confini del settore anche ad altri ambiti ed esperienze, tradizionalmente più o meno affini al comparto. Esistono già oggi start up che collaborano con player consolidati del mondo del travel&hospitality al fine di rivedere o introdurre nuovi servizi o iniziative: dal ricorso a nuovi modelli di food delivery e alle dark kitchen, all’introduzione di cryptovalute tra i propri sistemi di pagamento, le aziende del settore cominciano a stringere collaborazioni e ad investire in start up innovative per restare al passo con le aspettative e i bisogni dei propri clienti. Affinché sia assicurata la longevità e la scalabilità dell’innovazione da introdurre in azienda è estremamente importante dotarsi di un’organizzazione, degli strumenti e, soprattutto, di una visione di lungo periodo», ha concluso Cristiano Camponeschi, consumer innovation leader di Deloitte.