Rivista e20

e20 n.105. REPORTAGE. Bauli in Piazza, il ‘rumore’ non si ferma

Li abbiamo ancora tutti ancora davanti agli occhi: un esercito di bauli, l’oggetto-simbolo dei lavoratori dello spettacolo, che invadono prima piazza Duomo a Milano e poi Piazza del Popolo a Roma, per essere ascoltati dal governo. Per la prima volta, i lavoratori e i rappresentanti delle imprese dello spettacolo e degli eventi, hanno manifestato insieme per denunciare la crisi che si è abbattuta sul settore. Ad aderire sono stati in tantissimi - tra cui molti personaggi noti - e gli eventi sono diventati virali. Nei mesi, poi, oltre alle due manifestazioni, ci sono stati gli ‘Alberi di Bauli’ a Milano, Roma, Firenze e Udine nel periodo natalizio, il ‘Rumore del silenzio’ nei palazzetti di Bologna, Torino, Milano e Roma. E poi, tante altre iniziative per sostenere l’associazione e le istanze politiche. Un movimento che ha dato vita a una realtà strutturata che non ha nessuna intenzione di fermarsi qui. Ce ne parla Tiziano Rossi, presidente APS Bauli In Piazza.

Com’è nata l’idea di Bauli in Piazza?
Con l’obiettivo di interloquire con le istituzioni sul tema delle riaperture, volevamo dare vita a un’iniziativa strutturata per dimostrare l’altissima efficienza e la capacità organizzativa che il nostro comparto sono in grado di mettere in campo. L’idea era quella di ottenere un effetto scenico impattante, pensato fin dall’inizio per bucare lo schermo e ottenere grande visibilità attraverso i media. Il risultato? I social sono stati bombardati dalle immagini dei bauli, permettendoci di fare pressione sulle istituzioni.

Come nasce We Make Events - la realtà che ha ideato l’evento - e come è strutturata?
Nasce da un messaggio pubblicato sui social: semplicemente, con l’hashtag #bauliinpiazza e una call to action alla quale era impossibile non rispondere. Inizialmente si pensava a un comitato che si è subito trasformato in un’associazione culturale per rispondere alle necessità burocratiche e alla presa di responsabilità di una piazza. Poi siamo diventati Associazione di Promozione Sociale per allargare il consiglio direttivo e seguire le direttive della riforma del terzo settore. Un passaggio importante, perché ha incanalato il progetto verso un percorso di ristrutturazione e riorganizzazione al di fuori dell’emotività generata dalla manifestazione e più incline al coinvolgimento degli associati per costruire un contenitore di idee e progetti culturali, politici e sindacali a tutela delle maestranze e delle imprese del comparto.

Quali gli obiettivi?
Il primo in assoluto è parlare di ripartenza e riapertura. In secondo luogo, ma non per importanza, la riforma settore spettacolo, la costruzione di un’identità di settore che possa garantire un dialogo costante tra parti datoriali e lavoratori e affrontare insieme i cambiamenti del mercato nel tempo, cercando di stimolare l’interazione tra le parti sociali.

Come si organizza un evento di tale portata?
Mi conceda la battuta: “Sapendolo fare”. A dire il vero è stato impegnativo, ma non impossibile. Come del resto lo sono le sfide alle quali ci troviamo a rispondere ogni giorno nel nostro settore. In questa occasione, ci siamo detti che dovevamo farlo e basta. E poi, gli anni di relazioni costruite sul territorio da tutti noi hanno ingrandito di giorno in giorno l’evento e ci hanno portati a quello che avete visto tutti.

Quando avete realizzato l’evento di Roma, ormai Bauli in Piazza era già un vero e proprio ‘movimento’. Cosa è cambiato nell’organizzazione e nella gestione?
Siamo arrivati più preparati e ciò ci ha permesso di alzare il tiro e di raddoppiare sia il numero dei bauli sia quello dei partecipanti, cercando di essere ancora più impattanti. Eravamo anche più sicuri del nostro progetto perché avevamo fatto tanta strada, incontrando artisti, altre realtà, sindacati, con il biglietto da visita della manifestazione di Milano. Tutti ci riconoscevano e si sono resi ancora più disponibili. A Roma c’erano oltre 50 sigle che hanno messo nelle nostre mani il loro messaggio. Siamo anche riusciti a organizzare un media corner con regia video e streaming per dare voce alle tante realtà presenti e questo è stato un segnale di grande apertura al dialogo.

Bauli apertura

Cosa avete ottenuto?
Possiamo affermare che ‘abbiamo fatto molto rumore’. Un rumore che ci ha permesso di sollecitare le istituzioni a mantenere alto il livello di attenzione nei confronti del comparto. Stiamo tutti aspettando la riforma per garantire ai lavoratori un livello di tutele previdenziali degno di un Paese come il nostro che vive di cultura, arte, eventi e musica. Sicuramente abbiamo ottenuto un posto costante nell’agenda di Governo e siamo diventati una questione che va affrontata in maniera strutturale.

Quali sono i prossimi step?
Cosa faremo ‘da grandi’ lo stiamo discutendo proprio in questi giorni, ma una realtà come la nostra, giovane anagraficamente, ma composta da professionisti di lungo corso, ha bisogno di un processo di crescita che sia partecipato. È una nave dove, ci auguriamo, vogliano salire altri collaboratori. Nell’eterogeneità che caratterizza il settore si trova anche la sua forza. Credo che ‘Bauli in Piazza’ possa dialogare e collaborare con i vari interlocutori con il fine di rimanere sempre ‘linkati’ per portare avanti istanze comuni. Lo diciamo sin dall’inizio: pur mantenendo le proprie identità, è fondamentale costruire un fronte comune tra i diversi player. Fino a oggi siamo riusciti a far parlare nella stessa stanza realtà che neppure immaginavamo, ma qualcosa è accaduto, per cui ci auguriamo che continui a succedere.

Un’ultima domanda: cosa vede nel futuro degli eventi live?
Ora vedo tanta incertezza, ma dobbiamo pensare al futuro e prendere da questo periodo tutto quello che c’è di buono. Per quanto riguarda gli eventi, il mix di eventi ibridi, digitali e dal vivo sicuramente continuerà ad esistere impiegando nuove professionali. Per il mondo degli eventi culturali e musicali, seppur nelle limitazioni, si è tornati a una fruizione più territoriale che potrebbe diventare un’opportunità, stimolando le amministrazioni locali a investire in eventi. Gli eventi più piccoli possono avvicinare nuovi pubblici, diventare occasioni anche per le famiglie che, in contesti più impegnativi, non troverebbero la giusta dimensione. Sarebbe interessante se questa esperienza aprisse la strada a una maggiore voglia di vita all’aperto e quindi, anche di eventi in stagioni inusuali o in luoghi mai pensati prima. Citando i Bluvertigo, “Quando inizia una crisi è un po’ tutto concesso. Quasi come a Carnevale”: ci siamo concessi la possibilità di ripensare il futuro e ora non possiamo lasciarci tutto alle spalle senza trarne un insegnamento.


WHO’S WHO
L’idea di ‘Bauli in Piazza’ è venuta a quattro professionisti provenienti dal comparto dei grandi eventi: Tiziano Rossi, Maurizio Cappellini, Fabio Pazzini e Paolo Rizzi. Quando è iniziato il tam tam mediatico, si sono subito aggiunte Luana Aglieri e Silvia Comand nel consiglio direttivo. Poi, è cominciato l’arruolamento di tutte le figure necessarie. Nei mesi sono salite sul treno figure che vanno dall’ufficio stampa al social media manager, dall’addetto alle pr al responsabile della burocrazia, dai rigger agli elettricisti, dai service alle agenzie di sicurezza. Come racconta l’organizzazione, non basterebbe una pagina per inserire i nomi di tutti quelli che collaborano con il progetto: in molti avevano voglia di mettersi in gioco perché per il settore è stata una cosa mai accaduta prima e destinata a proseguire.

BOX1 Ph.Pasquale Modica


MILANO ‘ROCKS’
La prima apparizione di Bauli in Piazza Duomo a Milano ha suscitato molto scalpore. “Eravamo tutti molto emozionati - spiega Tiziano Rossi, presidente APS Bauli In Piazza - perché, nonostante l’abitudine a organizzare eventi, non sapevamo cosa sarebbe potuto accadere. Era comunque una piazza che portava istanze politico-sindacali in un momento di tensione sociale forte, ne avevamo tutta la responsabilità legale e morale. Volevamo un evento sicuro, ordinato e organizzato, perché stavamo dando voce a un comparto e avevamo la responsabilità dell’immagine che i media avrebbero recepito da quella manifestazione. Non potevamo sbagliare: qualsiasi errore o incidente avrebbe potuto vanificare il progetto ma, soprattutto, dare un messaggio sbagliato del settore”. L’iniziativa è stata gestita come come un vero e proprio evento con tutte le fasi di avvicinamento, il piano di produzione, la gestione della sicurezza, la logistica, i trasporti, la registrazione dei partecipanti. “Noi dell’organizzazione siamo arrivati al mattino presto e abbiamo assistito all’arrivo di tutti i camion, dei pullman e della gente. Il solo fatto di rivedersi dopo tanto tempo è stato qualcosa di indimenticabile. L’avvicinamento all’orario del flashmob, i giornalisti, la piazza che si fermava, i lavoratori in posizione e il silenzio quasi irreale che regnava… Poi, al segnale, è partito tutto in maniera perfetta per culminare in quel battito di bauli sul ritmo di ‘We will rock you’ che è arrivato spontaneo da qualche baule fino a propagarsi per tutta la piazza. Non volevamo più andarcene e ci siamo trovati sommersi di giornalisti e fotografi, sui social già scorrevano le immagini e ci siamo resi conto di aver centrato il bersaglio”.


I TRE STEP PER IL FUTURO
Tre punti chiave su cui intervenire per il futuro del settore, secondo APS Bauli In Piazza:
1. Considerare quello dei lavoratori dello spettacolo un settore produttivo e, come tale, rispettarlo, invece di relegarlo a un’appendice. Le istituzioni sono entrate in collisione con una realtà seria e produttiva e, per tanto, dovranno relazionarsi costantemente con gli attori che la compongono.
2. La formazione continua dei professionisti e, soprattutto, l’istituzione di percorsi scolastici adeguati già a partire dagli studi secondari per arrivare all’Università e alle specializzazioni.
3. Una riforma previdenziale che inquadri il settore nella sua completezza e che trovi strumenti adatti a regolare spettacolo ed eventi con procedure snelle, efficaci e in grado di rispondere alle esigenze dei lavoratori e delle aziende.
 

di Serena Roberti
 

Rivista e20 n.105 Mag-Giu-Lug 2021
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