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Cotton Council Int.: in Europa e Giappone la spesa più alta in abbigliamento

È stata presentata oggi, giovedì 25 maggio 2006. la ricerca "Global Lifestyle Monitor", promossa dall’organizzazione no-profit che promuove nel mondo il cotone americano, e realizzata da Synovate, che indaga le abitudini degli italiani tra i 15 e i 54 anni in relazione allo shopping di capi di abbigliamento.

Con la ricerca "Global Lifestyle Monitor", presentata oggi, giovedì 25 maggio 2006, Cotton Council International mette a confronto le abitudini e le preferenze nell'acquisto di capi d'abbigliamento e di biancheria per la casa nei vari paesi del mondo. Effettuata da Synovate , tra i più rinomati istituti di ricerca italiani, la ricerca ha come obiettivo quello di svelare le abitudini degli italiani di età compresa tra i 15 e i 54 anni in relazione allo shopping di capi di abbigliamento e di biancheria per la casa e delle fibre più amate.

Dalla ricerca è emerso che, mentre in America Latina si preferiscono le catene e i grandi magazzini, in Europa si è più propensi ai piccoli negozi. In Asia, al contrario non si segnala una particolare preferenza ma si equivalgono i diversi canali distributivi, dal grande magazzino al bazar in strada. Rispetto all'acquisto di abiti, le interviste mettono in luce come i consumatori preferiscano comprare la biancheria per la casa negli ipermercati, grandi magazzini e catene. Fa eccezione l'India che ama i piccoli negozi anche per questo genere di capi. Come nel 2003, in quasi tutti i paesi sono apprezzate la varietà di prodotti disponibili nei negozi e i prezzi ragionevoli: queste sono, nell'ordine, le qualità che spingono i consumatori a preferire un punto vendita anziché un altro. A seguire conta il design, la qualità e la facilità d'acquisto dei prodotti. I consumatori europei, specialmente italiani e inglesi, sono quelli che amano di più fare shopping, acquistando abiti almeno una volta al mese. C'è invece un dato interessante che riguarda l'India, paese che registra la minor propensione all'acquisto di capi d'abbigliamento: rispetto al 2003, la percentuale di consumatori che fa shopping almeno una volta al mese è salita dall'8% al 15%. Si tratta di un chiaro segno della rapida crescita economica del paese.

L'Europa e il Giappone registrano la più alta spesa in abbigliamento. Negli ultimi tre mesi in Italia sono stati spesi 409 dollari a persona, in Germania 333, in Giappone 303, in UK 230, contro i 47 dell' India e i 61 della Tailandia. In Brasile, Cina e Colombia, la spesa oscilla tra i 140 e 180 dollari. Se confrontiamo i dati attuali con quelli del 2003, si scopre però che gli Europei sono sempre meno propensi all'acquisto di abiti mentre la spesa in abbigliamento dei Sudamericani è in crescita costante.

La maggior parte degli intervistati ha dichiarato di trarre ispirazione da ciò che trova nei negozi o che vede nelle vetrine (70%). L'82% del campione si lascia invece guidare dal proprio gusto personale. I media influenzano le scelte dei consumatori soprattutto in UK, Germania e Giappone, mentre in India è molto forte l'influenza di amici e colleghi. In tutti i paesi c'è accordo sulle caratteristiche da tenere maggiormente in considerazione nell'acquisto di abiti. Al primo posto la qualità, seguita dal colore, dalla finitura, dallo stile e dal prezzo. Il 45% dei consumatori guarda le istruzioni di lavaggio prima di comprare e gli asiatici risultano essere i consumatori più sensibili a questo tema. Nei confronti delle fibre, i consumatori dei diversi paesi hanno un atteggiamento piuttosto simile: i tessuti sintetici, soprattutto il polyestere, sono poco amati in quasi tutte le zone prese in considerazione dalla ricerca. I dati più rilevanti riguardano l'India, dove i tessuti non naturali vengono evitati - primo tra tutti il nylon, seguito dal polyester e dai sintetici - e la Tailandia, dove il 57% degli intervistati non ama la lana.

In tutti i paesi, è invece molto bassa o nulla la percentuale di persone che non apprezzano il cotone. Nel mondo, le qualità più caratterizzanti la fibra di cotone sono traspirabilità, morbidezza, confort e qualità. Ma molto forte è anche il richiamo alla tradizione che la fibra di cotone ispira alla maggior parte degli intervistati. Per quanto riguarda invece i tessuti sintetici, la connotazione negativa più ricorrente di Stretch e Lycra è la mancanza di confort. L'elasticizzato comunque piace: in quasi tutti i paesi, ad esclusione di Cina, India e UK, è un fattore determinante che gli abiti in denim contengano tessuto stretch.

"Il dato confortante per Cotton Council International - spiega Stephanie Thiers-Ratcliffe, International Marketing Manager di CCI - è che le fibre naturali, e in particolare la fibra di cotone, sono le più amate, indipendentemente dalle differenze culturali dei diversi paesi. I risultati della ricerca sono utili per migliorare il nostro lavoro di promozione del cotone americano, adattando l'intervento di Cotton Council International alla realtà dei diversi paesi del mondo".