Mercato

GLOBAL INSIGHT by Luca Lindner. In un mondo diviso tra monopolio e libero mercato l’Italia se la può giocare

Terzo intervento dedicato alle opportunità dell'Italia nello scenario globale e alle sfide della nuova generazione. Al nostro Paese occorre una strategia su tre livelli: creare e valorizzare la piccola media industria con prodotti molto specifici e a grande tasso di creatività; essere sempre di più il naturale punto di riferimento per i nuovi imprenditori italiani; creare alleanze e consorzi per spingere la nostra offerta fuori dai confini, sia nei mercati liberi ma, anche, in quelli monopolistici.

Pochi giorni fa ho incontrato, in una Parigi ancora pandemica, un vecchio amico e senior partner di una grossa società di consulenza.
Mi aveva invitato a pranzare al Bristol e mi aveva promesso che non mi avrebbe tampinato con domande che richiedevano risposte piene di informazioni riservate o comunque delicate.
Goloso del fois gras del Bristol ho accettato e dopo un po’ di chiacchiere generiche mi ha chiesto come mai le grandi multinazionali presentavano performance e livelli di competitività così differenti da mercato a mercato.
Domanda apparentemente complessa ma in verità con una risposta molto facile: i dieci mercati più importanti del mondo avevano due tipologie di strutture tra loro molto diverse. Una di carattere monopolista ed una più improntata alla libera concorrenza.

Solo gli Stati Uniti, l’Inghilterra, il Canada, l’Italia, e forse la Germania, possono essere mercati liberi e veramente competitivi.
Qui, le grandi agenzie globali e le società di consulenza si scontrano con forti player locali sul terreno dei clienti, dei talenti e della diversificazione dell’offerta.

La Francia è invece un duopolio nelle mani di Publicis ed Havas, ieri con Levy e Bollorè padre, e oggi con Bollorè figlio e Arthur Sadoun, un abilissimo uomo di affari formato nelle migliori scuole e con rapporti sociali di alto livello.

Ambedue quotate in Borsa, con interessi molto articolati e rapporti strettissimi con la Francia della grande politica e dei grandi affari. Due leader del genere in un mercato del genere lasciano poco spazio a investitori stranieri.

In Cina si è sempre dovuto avere un socio protettore cinese o, spesso, Taiwanese e comunque la direzione di marcia è quella di ridurre lo spazio delle imprese non cinesi.

In Giappone, perlomeno fino a pochi anni fa, tutte le prime dieci agenzie erano imprese controllate da Dentsu e da altri potentissimi ‘samurai’ che possiedono tutto nel mondo dei media: dal quotidiano finanziario più importante agli spazi pubblicitari nelle stazioni del loro treno ad alta velocità.

Alla faccia dei conflitti di interesse.
I non giapponesi (i cosiddetti Gaijin) contano come il console olandese in Cile.

In Korea, si sa, tutto (compresa l' industria dei media) è in mano a poche holding spesso controllate da una famiglia. Niente di più facile che trovarsi ad un tavolo dove agenzia creativa, media owner e cliente appartengono allo stesso gruppo.

In Brasile, la famiglia Marinho di Rio De Janeiro controlla TeleGlobo che, a sua volta, controlla il 50% del business media con pratiche commerciali e finanziarie molto mal digerite dai clienti multinazionali.

Last but not least, Dubai e gli altri Emirati hanno strutture, protagonisti e regole del gioco che possono essere concordate alle 10 del mattino ma cambiare, come una striscia sulla sabbia, in un secondo.

La colazione al Bristol si avviava a conclusione e non abbiamo ancora parlato dell'Italia.

L’impressione è che oggi ci siano più libertà e più opportunità che in passato.

Siamo passati dall’epoca di RAI /Sipra che controllavano la televisione, Rizzoli, Mondadori e Rusconi la stampa periodica e gli Agnelli - che avevano influenza tramite la FIAT su Il Sole 24 Ore, La Stampa ed il Corriere della Sera - ad un mercato
negli anni ottanta dominato da Fininvest per arrivare oggi ad un quadro dove nuove tecnologie, nuove piattaforme, nuovi editori stanno prendendo il controllo.

Per vincere la sfida all’Italia occorre una strategia su tre livelli:
1) fare come già si sta facendo nel Nord Est e quindi creare e valorizzare  la piccola  media industria  con prodotti molto specifici e a grande tasso di creatività;
2) essere sempre di più il naturale punto di riferimento per i nuovi  imprenditori italiani;
3) creare alleanze e consorzi per spingere la nostra offerta fuori dalla Italia, sia nei mercati liberi ma, anche, in quelli monopolistici.


Questa è la sfida della nuova generazione.

 

(riproduzione riservata)

 

Luca Lindner


luca.lindner4@gmail.com

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