Mercato

Omnicom archivia il 2025 con ricavi per 17,3 mld di dollari. Dopo la maxi fusione con IPG e i costi di integrazione che hanno portato a una perdita di 941 mln di dollari, al via un piano da 1,5 mld di sinergie

Il 2025 è stato un anno di trasformazione radicale per il Network, segnato dalla maxi acquisizione di Interpublic Group (IPG), completata a fine novembre. La prima trimestrale post-fusione non fornisce un dato ufficiale sulla crescita organica né una stima per il 2026 – bisognerà attendere l’evento dedicato agli investitori del 12 Marzo – ma restituisce la fotografia di un gruppo in piena fase di ristrutturazione, tra crescita dei ricavi, forti costi straordinari e un ambizioso piano di sinergie che punta a liberare 1,5 miliardi di dollari nei prossimi 30 mesi.

Nel quarto trimestre 2025 Omnicom ha registrato ricavi per 5,5 miliardi di dollari, in crescita del 27,9% su base annua, superando le attese degli analisti. Su base annua, i ricavi complessivi hanno raggiunto i 17,3 miliardi di dollari, rispetto ai 15,7 miliardi del 2024. I dati includono dodici mesi di Omnicom e un solo mese di IPG, rendendo ancora parziale il confronto omogeneo.

Per questa ragione, nel corso di una call con gli analisti, il CEO John Wren (nella foto) ha confermato che il gruppo non fornirà per ora una guidance formale sulla crescita organica.

Sul fronte della redditività, il gruppo ha invece chiuso il quarto trimestre con una perdita netta di 941 milioni di dollari, contro un utile di 448 milioni nello stesso periodo del 2024. Il risultato è stato fortemente penalizzato dai costi di integrazione con IPG, che comprendono 1,1 miliardi di dollari di oneri di riorganizzazione, 543 milioni legati a dismissioni pianificate e quasi 187 milioni di costi diretti di acquisizione.

 

ANDAMENTO PER AREE GEOGRAFICHE

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A livello geografico, America Latina (+29,3%) e Medio Oriente & Africa (+27,8%) sono le aree che hanno registrato il più elevato tasso di crescita dei ricavi a valuta costante. Seguono gli USA (+11,2%) e il resto del Nord America (+11%), l’Asia-Pacifico (+5,1%), l’Europa (+4,9%), e la Gran Bretagna (+3,6%).

Commentando la crescita a livello globale, Wren ha sottolineato come la fusione con IPG sia stata accettata dai clienti con un entusiasmo superiore alle attese, come testimoniato dalle recenti vittorie di budget importanti come American Express, Bayer, BBVA, PNY, Clarins, Mercedes e NatWest: “Più che mai – ha dichiarato Wren –, oggi i brand sono in cerca di partner di alto livello capaci di orchestrare i loro investimenti in marketing su qualsiasi piattaforma, ottimizzandone la performance lungo l’intero custoimer journey, dall’engagement alle vendite”.

 

LE DISCIPLINE: MEDIA AL CENTRO, CRESCE IL PRECISION MARKETING

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Sul fronte delle discipline, nel 2025 MA advertising hanno rappresentato quasi il 60% dei ricavi complessivi a valuta costante, con una crescita annua del +14,9%, accelerando rispetto al +8,8% registrato nel 2024.

Il Precision Marketing pesa per circa l’11% del fatturato e ha segnato un incremento del +8,6%, sostenuto anche dall’evoluzione della piattaforma proprietaria Omni, ora potenziata da gli asset IPG come Acxiom, Interact e Flywheel Commerce Cloud. In particolare, Acxiom RealID costituisce oggi il cuore della data foundation di Omni.

Le Public Relations valgono complessivamente il 9,8% dei ricavi totali 2025, seguite dall’Healthcare (8%), Experiential (5%, in crescita del +19%), Execution & Support (4.9%), e Branding & Retail Commerce (3.6%, che hanno però segnato una crescita negativa del -15,8%).

Secondo Wren, nel medio periodo le attività Media, insieme a Precision Marketing e Commerce, rappresenteranno oltre il 50% dei ricavi del gruppo, mentre l’advertising tradizionale si collocherà sotto il 20%.

 

IL PIANO DI SINERGIE: 1,5 MILIARDI E 4.000 TAGLI

Il cuore della strategia post-fusione è il piano di sinergie operative, che Wren ha rivisto al rialzo da 750 milioni a 1,5 miliardi di dollari in 30 mesi, con 900 milioni attesi già nel 2026.

Circa 1 miliardo di dollari deriverà dalla riduzione dei costi del lavoro, attraverso:

  • eliminazione di funzioni duplicate,
  • semplificazione delle strutture regionali e di brand,
  • nuovo modello di allocazione delle risorse,
  • outsourcing e offshoring accelerati.

 

Nel complesso, il piano comporterà circa 4.000 esuberi, che si aggiungono ai 3.200 già effettuati in IPG prima della chiusura dell’operazione. A oggi, i costi di “repositioning” legati a licenziamenti, rescissioni contrattuali e riorganizzazione immobiliare hanno già raggiunto 1,12 miliardi di dollari.

Parallelamente, Omnicom ha annunciato un programma di buyback azionario da 5 miliardi di dollari, segnale di fiducia nella propria capacità di generare valore nel medio periodo.

 

RAZIONALIZZAZIONE DEL PORTAFOGLIO: IN VENDITA ASSET PER 2,5 MILIARDI

Il gruppo ha inoltre avviato una profonda revisione del proprio portafoglio, con la cessione o l’uscita da mercati e attività considerate non strategiche o sottoperformanti.

Le dismissioni riguardano asset che generano circa 2,5 miliardi di dollari di ricavi, mentre Omnicom manterrà partecipazioni di minoranza in attività per altri 700 milioni. Tra le operazioni già completate figura la vendita dell’agenzia esperienziale Jack Morton.

Gli investimenti futuri saranno invece concentrati su acquisizioni mirate nelle aree di media, contenuti, commerce, consulenza, dati e intelligenza artificiale.

 

AI, PRODUTTIVITÀ E NUOVO MODELLO DI REMUNERAZIONE

Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo dell’intelligenza artificiale, che Omnicom considera un potente acceleratore di produttività. Grazie all’AI, i team creativi possono oggi testare fino a 50 concept in modo sintetico, prevedendone le performance prima ancora di investire in pianificazione media.

Nonostante il il piano egli esuberi, Wren ha ribadito che l’AI non è vista come una minaccia per l’occupazione, ma come un abilitatore di qualità e velocità. Tuttavia, ha ammesso che alcune funzioni verranno inevitabilmente automatizzate.

Parallelamente, Omnicom sta lavorando per superare il tradizionale modello basato sulle ore/uomo, puntando su sistemi di remunerazione legati ai risultati, in cui la differenziazione competitiva tornerà a dipendere soprattutto dalla qualità del capitale umano.