
Mercato
Publicis Groupe chiude il Q2 2026 con il +4,8% di crescita organica e alza la guidance annua a un range fra +4,5% e +5%. 2.385 nuove assunzioni nel semestre. Sadoun: «Una strategia opposta a quella di chi riduce i costi»
Ad aprire il commento ai conti è lo stesso Arthur Sadoun, chairman e CEO di Publicis Groupe, secondo cui il gruppo ha «consegnato ancora una volta un primo semestre molto forte, accelerando su tutti i fronti» nell'ultimo trimestre. Il Q2 2026 si è chiuso infatti con una crescita organica del fatturato netto pari al +4,8%, in accelerazione rispetto al +4,5% del Q1, per un valore di 3,77 miliardi di euro (3,6 miliardi nello stesso periodo 2025).

Nel semestre la crescita organica è del +4,7%, per 7,23 miliardi di euro di revenue. Sadoun rivendica inoltre un margine headline record al 17,5% nel semestre (+17 punti base anno su anno) e un allargamento del divario con la concorrenza di circa 610 punti base nel trimestre.
Guardando alla tipologia di servizi, le attività di marketing potenziate dall'AI, che pesano per l'87% delle revenue totali, hanno segnato una crescita organica del +6,5% nel trimestre. Nel dettaglio, Connected Media ha registrato una crescita a una cifra alta, mentre Intelligent Creativity è cresciuta a una cifra più bassa.
In controtendenza la practice Technology, che pesa per il 13% dei ricavi: è scesa a cifra medio-bassa a causa della ridotta visibilità macroeconomica che continua a rallentare i grandi progetti di trasformazione digitale dei clienti.
Sul fronte geografico, il Nord America è cresciuto del +5,4% organico nel trimestre, con gli Stati Uniti – prima geografia del gruppo, pari al 58% del net revenue – al +5,5%. L'Europa ha segnato un +5,0%, con Regno Unito a +2,8%, Francia a +4,0%, Germania a +3,1% e un'Europa centro-orientale trainante al +17,5%. L'Asia Pacifico è cresciuta del +2,6%, con la Cina al +7,5%. In calo Medio Oriente e Africa (-8,3%) «a causa del conflitto in corso nella regione», mentre l'America Latina con un +11,0% ha registrato la crescita più alta.
Alla luce di questi risultati e di un solido new business – sei le vittorie principali rivendicate nel semestre, tra cui Microsoft e American Airlines, per un contributo stimato di circa 200 punti base, pari a 300 milioni di euro su base annua – Publicis alza la guidance di crescita organica 2026 a un range del +4,5%/+5%, dal precedente +4%/+5%. Confermato l'obiettivo di un margine operativo in leggero miglioramento rispetto al 18,2% del 2025, con un free cash flow atteso a circa 2,2 miliardi di euro (2,1 miliardi la stima precedente).
Il gruppo ha inoltre investito nel semestre in tre acquisizioni – Adge.AI, 160over90 e LiveRamp – per rafforzare rispettivamente measurement, sport marketing e data collaboration.
Le dichiarazioni di Sadoun
Nelle dichiarazioni agli analisti e nelle interviste a diverse testate internazionali rilasciate dopo la pubblicazione dei risultati, Sadoun ha confermato l'assunzione di oltre 2.385 nuove persone nel primo semestre, definendo quella di Publicis una «strategia opposta» rispetto a quella di competitor come Omnicom, impegnata nell'integrazione di IPG, e WPP, alle prese con il piano Elevate28, entrambi accompagnati da ingenti tagli occupazionali.
Secondo il manager, la leva della crescita organica consente di continuare ad assumere anche in condizioni di pressione finanziaria; nei momenti negativi, ha spiegato, è invece l'attrition a svolgere naturalmente questa funzione. Ha citato come esempio il periodo Covid, quando il gruppo scelse di non licenziare, riallocando le persone grazie alla piattaforma Marcel e a un modello organizzativo privo di P&L a livello di singolo Paese.
Sadoun ha inoltre ricordato che, da quando il gruppo è leader nel new business (dal 2020), l'organico è passato da 70.000 a 114.000 persone, per circa 40.000 posti creati, citando gli investimenti in formazione attraverso il programma Publicis PLAI e un aumento degli stipendi del +7% nell'ultimo anno.
Rispetto alla CEO di WPP Cindy Rose, che a Cannes aveva dichiarato “morto” il modello time-and-materials a favore di una remunerazione outcome-based – strategia alla base della vittoria su Jaguar Land Rover – Sadoun si è mostrato più cauto. Ha riconosciuto che «Si tratta del modello verso cui tutti stiamo tendendo», ricordando che Publicis lo applica da un decennio su una parte del proprio fatturato, ma ha anche avvertito che «sarebbe irrealistico pensare di poterlo scalare a tutti i clienti», poiché tutto dipende dal modello organizzativo del cliente, dal ruolo che intende affidare all'agenzia e dalla reale capacità di collegare gli investimenti di marketing ai risultati di business. Una direzione giusta, ha concluso, ma non ancora “la soluzione definitiva”.
Non poteva infine mancare un pensiero sullo stato della industry e la sua evoluzione ulteriormente accelerata dallo sviluppo dell’IA. Sadoun ha ribadito che, pur avendo investito in intelligenza artificiale da un decennio, «Publicis non ha mai avuto l’intenzione di essere o diventare una AI company, né un'azienda tecnologica», restando piuttosto «un'azienda di servizi».
Rispetto ai timori, espressi un anno fa, che le piattaforme e l'AI potessero rendere superflue le agenzie, Sadoun ha rivendicato la crescita quasi a doppia cifra del business media come prova del ruolo ancora centrale di gruppi come Publicis nel connettere l'intero ecosistema.
TR

