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Mizionewsletter. Super Bowl LX. 333.333 dollari al secondo. Fino a 10 milioni di dollari per 30", 130 milioni di spettatori e la sfida tra chi ha qualcosa da dire e chi ha solo i soldi per dirlo

Nella newsletter di Mizio Ratti, Creative Director/Owner di Enfants Terribles, una riflessione sull'ultima edizione del Super Bowl, l'evento per il quale l’investimento totale per una singola presenza di un'azienda può arrivare a 25 milioni di dollari, e una selezione dei migliori spot andanti in onda.

Nella notte tra domenica 8 febbraio e lunedì 9 febbraio è andata in scena la 60esima edizione del Super Bowl, l'evento mediatico e sportivo per eccellenza in America, che ha visto  in campo i Seattle Seahawks contro i New England Patriots,  con i primi a vincere 29 a 13.

Pubblichiamo la newletter di Mizio Ratti, Creative Director/Owner di Enfants Terribles, che analizza i numeri dell'evento in termini di valore pubblicitario e gli spot più interessanti andati in onda durante lo show nel quale "la pubblicità ha smesso di essere quella cosa fastidiosa che interrompe i contenuti ed è diventata essa stessa contenuto".

Partiamo dai numeri: uno spot da 30 secondi al Super Bowl LX è costato in media 8 milioni di dollari, ma alcuni slot premium hanno toccato i 10 milioni. Per capirci, con il costo di un singolo spot potresti comprare una villa a Beverly Hills, o finanziare una campagna pubblicitaria in Italia per un anno intero. E non basta: ai costi del media va aggiunta la produzione (altri milioni), le celebrity (altri milioni) e la promozione pre-game (altri milioni ancora). L’investimento totale per una singola presenza al Super Bowl può arrivare a 25 milioni di dollari.

È l’unico evento in cui oltre 100 milioni di persone guardano la stessa cosa nello stesso momento. In un’era di attenzione frammentata, algoritmi personalizzati e bolle informative, il Super Bowl è l’ultimo grande falò attorno al quale si riunisce l’intera tribù mondiale. Secondo Ipsos, il 78% degli spettatori guarda attivamente gli spot pubblicitari durante il Super Bowl, e quasi un quarto li guarda con attenzione maniacale.

 

Spoof e Fake.

Pepsi ha fatto qualcosa di audace con il suo commercial The Choice. Diretto da Taika Waititi, lo spot mostra l’orso polare di Coca-Cola che partecipa a un blind test e sceglie Pepsi Zero Sugar.

Qualcuno ha risposto per Coca-Cola in maniera ufficiosa con questo video . Impossibile dire se dietro ci sia il brand di Atlanta o il fake di qualche creativo.

Anche nel mondo tech è scoppiata la guerra. Anthropic, l’azienda dietro Claude, ha lanciato una campagna che prende in giro OpenAI per la sua decisione di introdurre la pubblicità dentro ChatGPT. Qui sotto uno dei quattro soggetti, nel mio canale YouTube, nella playlist Super Bowl LX puoi vedere gli altri tre. Da non perdere.

 

 

Bonitos è un brand che non esiste ma che ha sfruttato il Super Bowl per lanciare un messaggio con un film realizzato interamente in AI.

 

A proposito di AI, Artlist sfida i grandi budget del Super Bowl. Dichiara di aver prodotto il commercial in cinque giorni, con poche migliaia di dollari. Per Artlist il valore produttivo non è più un privilegio dei grandi brand, tutto ciò che serve è solo una buona idea.

 

E' possibile vedere tutti i film del Super Bowl (sono più di 70) nel canale YouTube di Mizio Ratti. 

GUARDA TUTTI GLI SPOT DEL SUPER BOWL LX

Ecco una selezione dei migliori

Best of Super Bowl LX. Mizio’s two cents.

OpenAI / Codex. You Can Just Build Things.

Open AI torna al Super Bowl per il secondo anno consecutivo con uno spot da 60 secondi per Codex. Altman aveva anticipato che lo spot parlava di builders e di come chiunque ora possa creare qualsiasi cosa. La battaglia per il posizionamento nell’AI non si combatte più solo nei laboratori, ma anche negli spot da 10 milioni di dollari.

 

Google. New Home.

Una mamma usa Gemini per aiutare il figlio a immaginare la nuova casa ancora vuota: dipingere i muri, posizionare i giocattoli, trasformare stanze vuote in qualcosa di familiare. Sulle note di Feels Like Home di Randy Newman.

 

Budweiser. American Icons.

Un puledro Clydesdale e un aquilotto che crescono insieme sulle note di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd. Quando l’aquila spicca il volo dalla groppa del cavallo sembra un Pegaso. Budweiser gioca sempre le stesse carte: nostalgia, America, Clydesdales. È un po’ il Van Morrison della pubblicità, canta la stessa canzone da 40 anni.

 

Bud Light. Keg.

Post Malone, Peyton Manning e Shane Gillis a un matrimonio. Il fusto di Bud Light rotola giù dalla collina. Tutta la festa lo insegue in slow motion sulle note di I Will Always Love You di Whitney Houston.

 

Michelob Ultra. The Ultra Instructor.

Kurt Russell nel suo primo spot al Super Bowl, con Lewis Pullman e le olimpioniche Chloe Kim e T.J. Oshie. Diretto da Joseph Kosinski.

 

Instacart. Bananas.

Ben Stiller e Benson Boone sono un duo disco-pop europeo che litiga sulla maturazione delle banane in un commercial girato con telecamere vintage per un’estetica retro. Spike Jonze che dirige Ben Stiller in uno spot sulle banane per il Super Bowl? Il mondo è un posto meraviglioso.

 

Uber Eats. Hungry for the Truth.

Uber Eats alza il tiro con un cast da capogiro. L’agenzia è sempre Mother, che quest’anno sembra avere il monopolio della creatività al Super Bowl.

 

Pringles. Pringleleo.

Sabrina Carpenter costruisce un uomo fatto di Pringles perché non ne trova uno vero all’altezza. Cena romantica, giro in decappottabile, il tutto con un fidanzato di patatine. È il tipo di spot che genera milioni di meme e fa il suo sporco lavoro: far parlare di sé.

 

Dunkin’. No One Can See This.

Quarto anno consecutivo di Ben Affleck come testimonial Dunkin’ al Super Bowl. Stavolta recluta Jennifer Aniston e Matt LeBlanc da Friends insiema a tutta una serie di miti degli anni ‘90.

 

Liquid Death. Sparkling Energy.

Il brand di acqua più pazzo del mondo torna al Super Bowl per il secondo anno consecutivo. Creato dal team creativo interno e dal braccio produttivo Death Machine, lo spot utilizza il solito registro irriverente.

 

Salesforce x MrBeast.

Tutto è nato da un tweet di MrBeast : “Ho un’idea pazzesca per uno spot del Super Bowl da anni, qualcuno mi lasci fare”. Il CEO di Salesforce Marc Benioff ha risposto pubblicamente e l’affare è stato chiuso. Il più grande creator di YouTube ha avuto carta bianca, con due sole condizioni: che l’idea fosse legale e includesse prodotti Salesforce. “Se guardate questo spot, potreste diventare milionari”, ha anticipato MrBeast.

 

T-Mobile. Tell Me Why (T-Mobile’s Version).

Tredicesimo Super Bowl consecutivo per T-Mobile, e stavolta arruolano i Backstreet Boys. Spot da 60 secondi nel secondo quarto: la boy band irrompe a sorpresa nel negozio T-Mobile di Times Square e trasforma I Want It That Way in un inno ai vantaggi della rete.

 

Xfinity. Jurassic Park… Works.

Spot diretto da Taika Waititi con agenzia Goodby Silverstein & Partners.

Sam Neill, Laura Dern e Jeff Goldblum riprendono i loro ruoli iconici del 1993, ringiovaniti digitalmente, in una realtà alternativa in cui il wi-fi Xfinity tiene in piedi i sistemi del parco e i dinosauri restano nelle gabbie.

 

Manscaped. Hair Ballad.

Debutto al Super Bowl per il brand di grooming maschile con uno spot da 30 secondi in onda appena prima del kickoff. Creato dall’agenzia Quality Meats e diretto dai Perlorian Brothers per MJZ, il film trasforma i peli rasati in un coro di creature antropomorfe che cantano una power ballad melodrammatica dedicata ai corpi che hanno appena lasciato.

 

He Gets Us. Loaded Words.

Quarto anno consecutivo al Super Bowl per la campagna religiosa più costosa della storia. Spot da 60 secondi nel secondo tempo, realizzato dall’agenzia LERMA. Dato il tema, trovo interessante il trattamento.

 

Dove. The Game is Ours.

Colonna sonora fatta dai suoni reali dei corpi in movimento, nessuna celebrity, nessuna musica pop. Il dato d'apertura: una ragazza su due abbandona lo sport per body shaming. Agenzia, come sempre, Ogilvy.

 

Levi’s. Backstory.

Dopo 23 anni di assenza, Levi’s torna al Super Bowl e lo fa proprio al Levi’s Stadium di San Francisco. Che abbia l’intenzione di riprendere a fare spot indimenticabili come vent’anni fa? Nel frattempo, questo commercial si intitola Backstory, e più back story di così non si può! In sottofondo la voce di James Brown.

 

Coinbase. Everybody.

Dopo Ad Meter, il commercial del 2022 con il QRcode e la grafica tipo Atari, Coinbase prova a stupire con un’altra grafica anni ‘80, questa volta ispirata al karaoke.

 

Liquid I.V. Take a look.

Debutto al Super Bowl per Liquid I.V. Agenzia Anomaly, regia di Martin De Thurah. Water e orinatoi che cantano Against All Odds di Phil Collins per convincerti a controllare il colore della pipì e reidratarti.