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The Bunch chiude l’anno a + 35% e si regala un nuovo posizionamento

Il processo si articola attraverso 3D: Dialogue, Dedication, Disruption. È il metodo che l’agenzia applica con tutti i clienti, dai più grandi e consolidati a quelli che approccia in gara, che si tratti di ATL, digital o social.

The Bunch, l’agenzia fondata da Francesco De Guido, Michelangelo Cianciosi e Oliver Palmer, presenta il suo nuovo posizionamento, Immersive Agency.

Nessun riferimento tecnologico, se non ironico: solo la consapevolezza che il segreto per un rapporto proficuo con i clienti sta nella frequentazione e nello scambio continuo tra chi da una parte ha delle necessità e chi dall’altra risponde con le idee, contro la logica del mero fornitore di servizi.

Una vera e propria experience, dedicata a chi non si rivolge a un’agenzia solo per avere conferme delle proprie certezze ma è pronto a metterle in discussione per il bene dell’azienda.

Questo processo si articola attraverso 3D: innanzitutto Dialogue, fondamentale, che permette a cliente e agenzia di capire insieme quali sono i bisogni reali di un brand e quali le strade strategiche e creative da percorrere per rispondere nel migliore dei modi. Perché solo da premesse condivise e solide può nascere una creatività davvero efficace. Un principio talmente importante da aver dato forma alla sede stessa di The Bunch, pensata più come luogo d’incontro che come un ufficio vero e proprio; poi la Dedication, con i soci e le prime linee dell’agenzia presenti in ogni fase di elaborazione dei progetti, grandi e piccoli che siano, per sfuggire alla trappola (mortale soprattutto per la qualità del lavoro) per cui spesso, acquisito un cliente, si demanda poi il day by day solo ed esclusivamente a stagisti; il risultato dell’applicazione delle prime due D porta alla terza, Disruption: la creatività diventa la sintesi di un modo di fare agenzia (e di fare cliente) che dalle esigenze iniziali porta a soluzioni innovative, fuori dagli schemi, magari anche molto diverse da quelle che potevano sembrare le premesse.

È un metodo che l’agenzia applica con tutti i clienti, dai più grandi e consolidati a quelli che approccia in gara, che si tratti di ATL, digital o social; è la sua cifra, la “bunchiness”, ed è talmente rodata che ha permesso nel corso di due anni e mezzo di conquistare anche la fiducia di molti brand che hanno proceduto all’assegnazione diretta del budget, come sta accadendo ora con due nuovi clienti in ingresso.

Non ci interessano i progetti chiusi” ribadiscono i tre soci (nella foto) “quelli in cui non possiamo dare il nostro contributo. Non abbiamo bisogno di far numero: è la libertà che regala il fatto di essere un’agenzia indipendente. Siamo invece pronti ad accogliere a braccia aperte chiunque voglia sedersi con noi per raccontarci dove vuole andare e per accompagnarlo nel viaggio”.