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Coronavirus. Pointex si trasforma e brevetta le mascherine idrorepellenti e lavabili per i reparti Covid-19

Una storia simbolo, raccontata dal titolare Marco Ranaldo (in foto), di come la collaborazione tra moda e farmaceutico aiuterà le filiere toscane. Fino a fine febbraio avremmo parlato di un gruppo di tessile per arredamento mentre ora descriviamo un gruppo del settore medicale che produce 10.000 camici e scafandri per i reparti ospedalieri e oltre 40mila mascherine al giorno.

Marco Ranaldo (in foto), titolare dell’azienda del gruppo Alma-Pointex, racconta i passaggi che hanno portato alla nascita di una nuova divisione aziendale del gruppo tessile: 12 ore per avviare la produzione di mascherine, un mese per creare tute e scafandri lavabili per i reparti di rianimazione. Otto giorni fa l'arrivo del brevetto e della massima certificazione. Una storia simbolo di come la collaborazione tra moda e farmaceutico aiuterà le filiere toscane.

Ecco come una grande azienda da produttrice di tessuti e moquette per vari ambiti e mercati (tra i quali fiere, eventi, matrimoni, musei etc.) in soli 15 giorni è riuscita ad attivare un reparto di mascherine e indumenti medicali certificati in classe uno e con marchio CE.

Il gruppo Alma-Pointex, tra Prato e Firenze, conta più di 350 dipendenti. Fino a fine febbraio avremmo parlato di un gruppo di tessile per arredamento mentre ora descriviamo un gruppo del settore medicale che produce 10.000 camici e scafandri per i reparti ospedalieri e oltre 40mila mascherine al giorno. Grazie al lavoro di 20 sarte “dalle mani d’oro” e delle modelliste di un’altra azienda del gruppo, Logo srl, specializzata in capi di alta moda, il passaggio da tessuti e moquette ai prodotti medicali non è stato poi così arduo.

Una storia di implementazione della produzione, quella di Pointex, destinata a non concludersi con l’emergenza. Un percorso di contaminazione tra medicale e moda che coinvolge anche tutte le più grandi case (Gucci, Prada, Ferragamo, Armani per fare alcuni esempi) ma anche un indotto che è andato in scia ai più grandi industriali toscani.

Dispositivi di protezione che si indossano nelle corsie, si tolgono, si lavano (anche nelle lavanderie industriali degli ospedali) e si re-indossano. Novanta gradi e via. Tutto ovviamente rigorosamente certificato per il livello di utilizzo più alto in campo sanitario. “Non sono utilizzabili solo nelle sale operatorie, per il resto sì. Anche nei reparti Covid-19” garantisce Marco Ranaldo.

“Vogliamo continuare a fare quello che facevamo – aggiunge Marco Ranaldo – e senza dubbio, ad emergenza finita, quello tornerà ad essere il nostro core business. Ci saranno ancora le fiere e gli eventi di settore anche se forse, almeno per adesso, non saranno come li abbiamo visti finora ma contemporaneamente  ritengo che il nostro Paese debba riprendere le produzioni che avevamo abbandonato proprio come gli strumenti per il medicale e il materiale per realizzarlo. Questa storia ci ha insegnato che non possiamo dipendere da altri paesi. Siamo ancora lontani da capire quale sia la reale esigenza che si prospetterà, quello che abbiamo cercato di fare è stato solo quello di mettersi a servizio per risolvere un’emergenza. Da quel momento è cominciata la trasformazione da esperienza limitata nel tempo a progetto industriale. Poi l’intuizione del tessuto lavabile. Abbiamo utilizzato le nostre conoscenze per trasferirle al medicale e otto giorni fa sono arrivati la certificazione e il brevetto”.