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Guerra in Medio Oriente: i primi effetti sull’industria degli eventi tra voli deviati, costi in aumento e decisioni rinviate

La vera incognita resta la durata del conflitto. Il settore teme soprattutto l’impatto economico legato all’aumento dei costi energetici e alla possibile riduzione dei budget per eventi e convention, in caso la crisi bellica dovesse perdurare nel tempo.

Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente torna a scuotere un settore da sempre sensibile alle crisi internazionali: quello degli eventi, dei congressi e dei viaggi incentive. Per ora il quadro è improntato alla prudenza. Agenzie, DMC e organizzatori stanno monitorando l’evoluzione della situazione e gestendo casi specifici, mentre cercano di capire quali potrebbero essere gli effetti se la crisi dovesse protrarsi nel tempo.

Nel breve periodo l’impatto è ancora limitato, ma l’incertezza sta già influenzando operazioni, rotte aeree e decisioni strategiche. Molte aziende stanno adottando un approccio di attesa, rimandando nuove conferme e valutando con attenzione le destinazioni.

Se il conflitto dovesse durare mesi, come dichiarato dallo stesso Iran, gli effetti sull’industria degli eventi potrebbero andare ben oltre la regione mediorientale. Il primo settore a risentirne è quello dell’aviazione, nodo centrale per la mobilità internazionale di delegati, gruppi incentive e partecipanti a congressi.

Con molti voli costretti a evitare spazi aerei considerati rischiosi, le compagnie aeree stanno deviando numerose rotte.

Questa situazione colpisce direttamente l’organizzazione di eventi internazionali, soprattutto quelli che prevedono partecipanti provenienti da Asia, Europa e Medio Oriente. In molti casi non è la destinazione a essere problematica, ma il percorso per raggiungerla.

Gli hub del Golfo (Dubai, Doha e Abu Dhabi) rappresentano infatti snodi fondamentali per i collegamenti tra Europa e Asia. Quando questi corridoi diventano instabili o limitati, interi itinerari possono diventare impraticabili.

La crisi ha già iniziato a riflettersi anche sui prezzi dei voli. Secondo il quotidiano britannico The Independent, alcune tratte hanno registrato aumenti fino a sette volte rispetto alla settimana precedente.

I dati di Google Flights mostrano, ad esempio, che un volo diretto da Seul a Londra operato da Korean Air l’11 marzo è arrivato a costare circa 4.000 dollari, contro i 564 dollari della settimana precedente.

Per il settore MICE, che spesso deve spostare grandi gruppi di partecipanti, questo tipo di oscillazioni può avere un impatto significativo sui budget e sulla pianificazione logistica.

Nonostante la tensione internazionale, nel breve periodo non si registrano cancellazioni di massa. Tuttavia alcune operazioni hanno già subito modifiche.

Consapevole di quanto i contesti geopolitici siano uno degli elementi cardine per l’andamento del turismo congressuale, Federcongressi&eventi, l’associazione dell’industria dei congressi e degli eventi, nei primi giorni del conflitto ha coinvolto i propri soci in una survey per sondare il sentiment in merito ai possibili effetti che la crisi geopolitica in atto potrebbe avere sulle loro attività.

Lo scenario emerso è sostanzialmente ottimista. La maggioranza dei rispondenti, infatti, non ha modificato la programmazione degli eventi anche se, chiaramente, sono aumentate le richieste di informazioni su sicurezza e logistica. 

Oltre l’80% dei rispondenti, inoltre, non sta registrando alcun cambiamento rilevante nella domanda di eventi e più della metà, il 51,9%, ritiene che, nel caso di eventi internazionali, nessun mercato di provenienza influenzerà la presenza dei partecipanti. Come prevedibile, il sondaggio segnala possibili rincari di trasporti, sedi e servizi a causa dell’aumento delle spese energetiche.

Stiamo vivendo una situazione internazionale sicuramente complessa e in continuo divenire e Federcongressi&eventi è sempre vicina ai propri soci monitorando in tempo reale i possibili impatti sul comparto così da poter attuare, qualora necessarie, le azioni più efficaci a supporto della nostra industria”, commenta la Presidente di Federcongressi&eventi Gabriella Gentile

La situazione evolve rapidamente e spesso costringe gli organizzatori a riorganizzare viaggi e itinerari nel giro di poche ore.

Inoltre, come spesso accade nelle fasi di instabilità geopolitica, alcune destinazioni considerate sicure stanno iniziando a beneficiare di spostamenti di eventi.

In particolare alcune DMC segnalano che una parte di eventi originariamente previsti in altre regioni è stata reindirizzata verso destinazioni europee percepite come più stabili. Tuttavia si tratta ancora di casi limitati, anche perché molti eventi vengono pianificati con mesi o anni di anticipo e non sempre è possibile cambiare location all’ultimo momento.

Se il conflitto dovesse prolungarsi, l’impatto potrebbe estendersi anche ai costi operativi degli eventi. Una delle principali preoccupazioni riguarda il prezzo dell’energia.

Per gli organizzatori di eventi questo significa potenziali aumenti in quasi tutte le voci di spesa: dall’illuminazione delle venue alla logistica, dai trasporti alla refrigerazione degli alimenti.

Anche il catering potrebbe risentire della crisi per una ragione meno evidente ma altrettanto strategica. Lo Stretto di Hormuz non è soltanto un passaggio fondamentale per il petrolio: circa un terzo dell’offerta mondiale di fertilizzanti transita attraverso questa rotta marittima. Eventuali interruzioni potrebbero far aumentare il costo dei fertilizzanti e, di conseguenza, quello degli alimenti.

La crisi riporta inoltre al centro una questione che il settore conosce bene sin dalla pandemia: l’interpretazione della forza maggiore nei contratti.

In teoria la normativa prevede questa figura per situazioni straordinarie che impediscono la prestazione di un servizio. In pratica, però, l’applicazione dipende dal contratto firmato, dal momento della cancellazione e dalla posizione dei singoli fornitori.

Per eventi programmati a breve termine la cancellazione può essere più semplice. Diverso il caso di convention o meeting previsti tra diversi mesi: in queste situazioni spesso non è possibile invocare la forza maggiore perché non è ancora chiaro come evolverà la situazione.

Questo crea spesso tensioni tra clienti, agenzie e fornitori, con gli organizzatori che finiscono per trovarsi nel ruolo di intermediari chiamati ad assorbire parte del rischio economico.

Più che un’ondata di cancellazioni, ciò che si percepisce nel settore è soprattutto una pausa nelle decisioni. Diversi operatori segnalano una diminuzione delle nuove richieste di eventi e convention, segnale che molte aziende preferiscono attendere prima di confermare nuovi progetti.

Nonostante l’incertezza, il settore degli eventi ha dimostrato negli ultimi anni una forte capacità di adattamento. Dopo la pandemia e altre crisi internazionali, turismo ed eventi hanno spesso recuperato rapidamente una volta stabilizzata la situazione.

La vera incognita resta la durata del conflitto.

 

MF