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Coronavirus. Il Club degli Eventi dà voce al settore sulla stampa economica. Su Il Sole 24 Ore lo sfogo della live communication

Tra disdette e penali la tempesta perfetta per gli eventi aziendali. Così il quotidiano dell'editore di via Monterosa titola l'articolo a firma del giornalista Fabio Grattagliano, dedicato alle difficoltà che sta attraversando il settore della live communication in seguito alle ristrettive misure messe in atto dalle istituzioni per contenere il contagio da Coronavirus in Italia. Un danno economico senza precedenti per una industry da 900 milioni di euro all'anno.

A solo una settimana dall'attuazione delle ristrettive misure per limitare la diffusione del Coronavirus in Italia, è scattata un'emergenza economica che rischia di mettere in ginocchio molti settori tra cui quello degli eventi e dei congressi. 

Una situazione che i media hanno contribuito a generare con una "cattiva comunicazione che prima, senza informazioni controllate e autorevoli, ha urlato a una nuova peste e poi, forse troppo tardi, sta tornando a più miti consigli cercando di gettare acqua al fuoco che esso stesso ha appiccato", come ha scritto nel suo editoriale il presidente di ADC Group Salvatore Sagone (leggi news).

Il Club degli Eventi e della Live Communication, composto da oltre 40 tra i principali player del settore, è già sceso in prima linea per fare fronte comune e si riunirà mercoledì 4 marzo per creare un tavolo di lavoro permanente e stabilire le linee guida da seguire per proteggere un comparto tanto rilevante per l’economia italiana.

Ammortizzatori sociali, sgravi fiscali e sostegni economici è quanto si auspica venga riconosciuto alle aziende che operano in questo settore che, giustamente, può essere considerato la prima linea sulla quale impatta il tema coronavirus nel suo complesso, sanitario, sociale e mediatico.

Intanto il Club degli Eventi ha dato voce all'industry che rappresenta, interessando la stampa economica nazionale.

Riportiamo di seguito l'intero articolo scritto su Il Sole 24 Ore dal giornalista Fabio Grattagliano.

Disdette e annullamenti. Rinvii e riprogrammazioni. Lancio di nuovi prodotti e conferenze stampa, celebrazioni e team building, workshop e meeting aziendali. Il complesso e articolato palinsesto degli eventi e della live communication che anima e scandisce le attività d'impresa ha subito il più grande e improvviso stop che il settore abbia mai sperimentato. Con un impatto che non risparmia alcuna area in Italia, ma che ovviamente è ancora più tangibile e drammatico in una città come Milano che sugli eventi, non solo di grandi dimensioni, ha costruito una narrazione vincente.

«La nosta attività - racconta sconsolato Marco lannarelli, fondatore e presidente di Next Group, azienda che conta 180 persone tra Milano e Roma - si è trasformata all'improvviso. Sono stati sufficienti quattro giorni di comunicazione scriteriata sul coronavirus per costringerci a lavorare esclusivamente sulla riprogrammazione degli eventi nella migliore delle ipotesi e alla definizione di penali a fronte della cancellazione di eventi decisa dalle aziende in tutta Italia».

La sensazione degli operatori è che anche il tentativo in atto di cambiare rotta nei toni sia tardivo e che l'intero quadrimestre sia compromesso. La preoccupazione si giustifica considerando i numeri del comparto. Solo gli investimenti in eventi promossi da aziende per parlare al target business to business e consumer ammontano a circa 900 milioni di euro. Cifra che sfiora i 5 miliardi se si allarga il perimetro dai congressi medico scientifici agli eventi legati alla moda. Il fatturato delle società italiane che organizzazano eventi è di 3 miliardi a cui vanno sommati altri 2,4 miliardi delle attività collaterali delle società di catering per eventi e banqueting. Per non parlare del resto del comparto, dalle location ai fornitori di allestimenti e dell'indotto che genera sull'industria del turismo: il 40% delle notti acquistate in hotel è correlato ad eventi. Tutto fermo. Comprese le attività delle 50 mila persone che rendono possibile questa colorata giostra.

Proprio per questo, mercoledì il Club degli eventi e della live communication, associazione che riunisce 40 tra le più importanti agenzie in Italia, si riunirà per creare un tavolo di lavoro permanente e stabilire le linee guida da seguire per proteggere il comparto. Ammortizzatori sociali, sgravi fiscali e sostegni economici - inediti per il settore - è quanto si auspica venga riconosciuto alle aziende.

«Sono deluso e arrabbiato per come si sta comportando la nostra classe politica. Dobbiamo fermare questa follia collettiva - dice Franco Gattinoni, presidente dell'omonimo gruppo -. E per farlo noi imprenditori stiamo cercando un dialogo con le istituzioni per chiedere al governo di iniziare a ridimensionare i toni allarmistici utilizzati fino ad ora perché si possa tornare presto alla normalità. Oltre á ciò sarà comunque necessario dare seguito alle richieste di aiuto che stanno arrivando dalle varie associazioni di categoria in tema di ammortizzatori sociali e sgravi fiscali alle imprese colpite da questa crisi, e non solo nelle zone rosse. Perché le aziende stanno cancellando eventi e incentive non solo a Milano, ma anche in Italia e all'estero, un grave danno che avrà ripercussioni sui prossimi 12 mesi»

Sul quotidiano dell'editore di via Monterosa anche lo sfogo degli allestitori, come di seguito riportato:

Un blocco di tre mesi durante i quali sarà tutto - o quasi - fermo. E non solo in italia, ma anche all'estero. Per gli allestitori italiani (circa 350 imprese in Italia, con 6-7mila addetti che raddoppiano considerando l'indotto) lo slittamento e la cancellazione di quasi tutte le fiere programmate da qui ad aprile rischia di trasformarsi in un disastro.

«Certo, speriamo di recuperare in parte queste perdite da maggio in poi - dice il presidente dia Asal Massimiliano Vaj -. Ma non abbiamo certezze che la psicosi da coronavirus rientri, oltre all'emergenza sanitaria, e comunque poi si creerà un problema di concentrazione nei mesi estivi che sarà difficile gestire».

Il blocco crea una crisi finanziaria immediata, che rende difficile pagare stipendi, tasse e mutui.

«Per questo chiederemo al Mise il blocco immediato di questi pagamenti e la possibilità di accedere alla Cig per alcuni dipendenti». Anche perché la maggior parte di queste aziende è di piccole dimensioni e senza volano finanziario a breve termine non potrà rispettare tutti i pagamenti. «Ci serve una finestra temporale di almeno di tre mesi - aggiunge Vaj -. Non sappiamo a quanto sarà la perdita, forse del 20-30%, ma potremo calcolarlo solo a fine anno»