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Report del Dipartimento di Economia aziendale dell’Università degli Studi Roma Tre: solo il 36% delle Società Benefit presenta il report d’impatto

Obiettivo della ricerca è quello di mettere in luce le aree di miglioramento legate alla relazione d’impatto, anche grazie a un confronto con tre Società Benefit e B Corp – Operari SB, Mediatyche SB, Bottega Filosofica SB, imprese associate ad Assobenefit.

Sono stati presentati i risultati di un’indagine dettagliata sulle relazioni di  impatto pubblicate fino al 2021 e che coinvolge le Società Benefit. A condurla gli studenti del corso  “Corporate governance e scenari di settore delle imprese” del Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università degli Studi Rome Tre, sotto la guida del Professor Mauro Paoloni, della Professoressa  Giorgia Mattei e dall’Assegnista di Ricerca Valentina Santolamazza. 

Obiettivo della ricerca è quello di mettere in luce le aree di miglioramento legate alla relazione  d’impatto, anche grazie a un confronto con tre Società Benefit e B Corp – Operari SB, Mediatyche SBBottega Filosofica SB, imprese associate ad Assobenefit

Per fare ciò, sono state considerate le 521 aziende presenti nell’elenco delle Società Benefit (internet https://www.societabenefit.net/elenco-delle-societa-benefit/) alla data dell’11 novembre 2022, curato da  B-Lab Italia e Assobenefit. Di queste, il 20,34% sono state escluse poiché sono società risultate  inesistenti, in liquidazione, prive di un sito internet o, più semplicemente, perché società divenute  Benefit nel 2022, e pertanto non hanno provveduto all’adempimento relativo alla relazione di impatto. 

Delle società rimanenti, tra i dati che saltano all’occhio, la mancata pubblicazione della relazione d’impatto da parte della maggior parte del campione: difatti, su 415 SB analizzate, solo il 36,87% (pari  a 153 società) risulta averla pubblicata nel 2021, mentre il 63,13% (pari a 262 società) risulta non aver presentato alcun documentoi.  

Per quanto riguarda l’area scelta per la pubblicazione all’interno del sito web, il 45% (69 imprese su  153) ha caricato il documento in una sezione specifica dedicata alla comunicazione con gli stakeholder  esterni – es. sezione "Governance" o "Sostenibilità". Il restante 55% ha invece preferito creare una  sezione dedicata all'essere Benefit e includere lì la relazione di impatto. 

L’analisi è stata svolta anche con riferimento alle metodologie utilizzate per la stesura del report. In  particolare, lo studio ha messo in luce che, rispetto alle imprese analizzate: 

• Il 70,59% utilizza il BIA (B Impact Assessment), in alcuni casi in combinazione con altre  metodologie; 

• Il 3,92% utilizza il SABI (Strumento di Autovalutazione della Buona Impresa); • Il 13,07% utilizza il GRI standards (Global Reporting Initiative Standards); • L’1,31% utilizza la Matrice del Bene Comune; 

• L’11,11% utilizzano altri approcci, alcuni dei quali risultano carenti sia in termini di aree di analisi  rendicontate, sia nella quantificazione degli obiettivi e delle performance realizzate. 

La Professoressa Giorgia Mattei commenta così i risultati generali della ricerca: “Certamente la  mancata indicazione della sezione in cui pubblicare la relazione di impatto non è di ausilio agli  stakeholder nel trovare le informazioni e, dunque, l’accountability è limitata. Inoltre, un così variegato  range di approcci possibili da utilizzare nella redazione della relazione, non agevola la comprensione  delle azioni delle singole aziende e non aiuta la comparabilità spaziale del documento. Dai risultati  sopraesposti, è possibile notare come per alcune realtà, la redazione della relazione di impatto  costituisca ancora un mero adempimento – tra l’altro non sempre atteso – piuttosto che un momento  di confronto con gli stakeholder. In questo senso, le associazioni di categoria, unitamente all’accademia  e alle virtuose realtà che compongono il mondo delle Società Benefit, devono farsi promotrici di questo  cambiamento di visione, al fine di permettere alla totalità delle Società Benefit di assolvere un ruolo di  trait d’union tra il fare impresa e le nuove esigenze di sostenibilità.” 

Durante la tavola rotonda, quanto emerso dallo studio, è stato analizzato da diverse prospettive:  l’attenzione è stata posta sui contenuti, la comunicazione e la motivazione alla base dell’essere  Benefit. Questo ha consentito di ottenere una visione più completa e approfondita della direzione da  seguire e degli aspetti su cui focalizzarsi per un percorso verso la sostenibilità. 

Alessandra Barlini, amministratrice di operari Società Benefit e B Corp, si sofferma invece sui risultati emersi dall’analisi dei contenuti delle relazioni d’impatto e commenta: “Penso sia necessario andare  oltre il racconto delle azioni e delle attività svolte nell’anno, la relazione d’impatto è infatti un racconto  di obiettivi, delle azioni poste in essere per raggiungerli e dei risultati conseguiti o dei motivi del mancato  raggiungimento. Ciò, a sua volta, attiva per l’anno successivo un circolo virtuoso di nuovi obiettivi – azioni- risultati: non c’è impatto senza obiettivi e misurazione; altrimenti ci sono solo belle azioni dove  ti fotografi dalla parte giusta del viso e con la luce migliore”. 

Sul fronte comunicazione, è stato chiesto a Elena Rabaglio, Co-Founder di Mediatyche SB di  raccontarne l’importanza: “Quando si parla di sostenibilità, la comunicazione diventa cruciale perché contribuisce a diffondere la cultura dell’azienda sia all’interno che all’esterno, aumentando o meno il  coinvolgimento degli stakeholder. Inoltre una scelta comunicativa piuttosto che un’altra ha un impatto  sulla reputazione aziendale e, quindi, sul vantaggio competitivo del brand stesso. Penso che la figura del  comunicatore debba essere contemplata sempre all’interno di un Comitato Sostenibilità. Non è un caso  che il 44% delle imprese intervistate all’interno del nostro Osservatorio Comunicazione & Sostenibilità 2021 non sia soddisfatto di come è gestita la comunicazione delle proprie performance economiche, ambientali e sociali”. 

Myriam Ines Giangiacomo, founder e CEO di Bottega Filosofica, società benefit e B Corp che si occupa  di innovazione organizzativa e sociale e di trasformazione culturale, invita invece a “guardare alla  Relazione di Impatto come l’occasione migliore per una società benefit di mostrare la propria ‘anima’ e  di costruire, intorno a una visione, coesione con di tutti gli attori del suo ecosistema, stakeholder interni ed esterni. Coerenza nell’attuazione dei propri obiettivi di beneficio comune e trasparenza nel narrarsi  danno, così,sostanza alla scelta di essere una ‘buona impresa’. Un’impresa che si pone e riconosce come  attrice sociale primaria capace di tenere in equilibrio dinamico gli interessi di tutti e di generare valore  di lungo periodo per l’intero sistema e non solo per sé”. 

A conclusione l’intervento di Massimiliano Pontillo, Responsabile Relazioni Istituzionali di Assobenefit: La legge istitutiva delle Società Benefit in Italia ha voluto innovare il concetto stesso di  impresa, impegnando statutariamente la governance a perseguire non solo il 'tradizionale' obiettivo  del profitto ma anche quello del beneficio comune; in una gestione più allargata e responsabile che,  oltre a misurare il valore economico prodotto, valuti l’impatto virtuoso operato sul territorio, gli  stakeholder e l’ambiente. Con questo assetto, l'obbligatoria relazione di impatto annuale diventa uno  strumento per rendicontare ma anche per comunicare in maniera trasparente la propria identità ed  essenza, non puntando solo e tanto a mostrare le performance ottenute, quanto piuttosto a dare  espressione al modo in cui autenticamente è concepita e perseguita la sostenibilità. In questo scenario  le SB possono trovare in Assobenefit uno spazio di rappresentanza, indirizzo, incontro, condivisione,  ricerca, ma anche di crescita di un business migliore per il Pianeta”. 

Suggerimenti e best practice per migliorare l’utilizzo della relazione per  soggetti esterni: 

Maggiore accessibilità. La relazione dovrebbe essere resa pubblica e facilmente accessibile a chiunque sia interessato ad avere informazioni su una Società Benefit. A tal fine, è opportuno che le società si dotino di siti internet e che le relazioni sia liberamente accessibili, senza che vengano richieste  informazioni personali.  

Maggiore trasparenza. Affinché le relazioni siano facilmente consultabili, è opportuno pubblicarle in  sezioni del proprio sito internet che siano di facile e rapida intuizione. In particolare, si è diffusa la  pratica assai positiva di realizzare un’apposita sezione dedicata alla Società Benefit, in cui vengono  raccolte tutte le informazioni e i documenti relativi a tale ambito.  

Maggiore chiarezza. Dall’analisi svolta, è emerso che le relazioni sono, in taluni casi, un mero elenco di  attività svolte durante l’anno. È, pertanto, opportuno segnalare per ogni area gli obiettivi prefissati  nell’anno precedente, per permettere una comparazione tra obiettivi prefissati e attività svolte. Inoltre,  si suggerisce di valutare (quantificando) l’impatto realizzato durante l’anno, senza limitarsi a fornire  informazioni meramente descrittive. 

Maggiore comparabilità interna. Si è notato che non è diffusa la pratica di pubblicare e rendere  disponibili con costanza tutte le relazioni di impatto dell’impresa. A parere di chi scrive, la possibilità di  consultare lo storico delle relazioni di impatto è di fondamentale importanza per permettere di  osservare il percorso della Società Benefit oggetto di analisi.  

Maggiore comparabilità esterna. L’utilizzo di uno standard di valutazione autorevole e condiviso  renderebbe senz’altro più agevole il confronto tra diverse società.  

Proporzionalità. Come per quanta riguarda l’adozione di principi contabili nazionali e internazionali,  anche gli standard di valutazione possono prevedere delle deroghe nei confronti delle società minori  (micro e piccole imprese), affinché anche queste possano utilizzare standard di valutazione comparabili  che, tuttavia, non gravino eccessivamente in termini di costi di adozione e skills da possedere.