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Plesh diventa un gruppo aziendale e punta a essere il partner perfetto per le agenzie e i buyer di eventi

Un ibrido tra una casa di produzione, una content factory, uno studio specilizzato in UX cross-media e una software house. Questo il rivoluzionario assetto della sigla che ha fatto della tecnologia il proprio cavallo di battaglia.

L’opportunità di integrare fisico e digitale, reale e virtuale, non è mai stata così attuale come in questo periodo storico, aprendo un vero e proprio mercato all’interno della industry della Live Communication.

Plesh nasce e si sviluppa poco prima della crisi sanitaria con l’idea di portare innovazione e disruption tecnologica al mercato della Live Communication. Con l’arrivo della pandemia l’evoluzione è stata quindi naturale, perché la società è nata proprio con l’idea di sfruttare ed esplorare il potenziale dell’integrazione tra fisico e digitale, già in tempi non sospetti.

Plesh è una realtà fondata nel 2019 da un team di Gen Z e Millennials, che ne aveva colto il potenziale già in tempi non sospetti, facendone la propria mission aziendale, grazie all’unione delle competenze di ingegneri informatici, del cinema e delle telecomunicazioni, web developers, UX designers, video-artisti e online marketers.

Specializzata nello sviluppo e nell’integrazione di tecnologie interattive per eventi ibridi, fisici e digitali, Plesh offre al mercato soluzioni custom, per conferenze e convention interattive, show e spettacoli, con una peculiarità: quella di voler trasformare lo spettatore in partecipante attivo, sfruttando il potenziale dei mezzi e delle piattaforme digitali in maniera nativa, per dare vita a dinamiche di interazione impensabili in ambienti tradizionali, sia per tipologia sia per scalabilità.

La sigla ha prodotto grandi eventi proprietari come Visionary Days: la maratona di brainstorming tra 2.500 under 35 connessa tra web e cinque città simultanee, grazie a un software proprietario con IA. E ha trasformato le convention e gli show dei propri clienti in eventi interattivi e connessi. Ha sviluppato e integrato soluzioni custom per produrre eventi simultanei e connessi in più location e per dar vita a dinamiche collaborative e interattive di ‘live exchange’ con una logica ‘partecipante-centrica’ e non ‘palco-centrica’.

Al successo della versione ‘full digital’ del Bea Italia e del BeaWorld quest’anno ha contribuito anche Plesh, che si è occupata delle tecnologie interattive e dell’integrazione Phygital delle due kermesse. Abbiamo chiesto a Maurizio Murciato, partner Plesh di raccontarci e i servizi offerti in tale occasione e l’approccio della società alla tecnologia.

Per il Bea Italia e il Bea World avete curato le giurie e le relative cerimonie, la prima con approccio ‘Phygital’ e la seconda ‘Full Digital’. Può darci qualche dettaglio?

Durante le giornate dedicate alle giurie abbiamo connesso in sessioni parallele e contemporanee tutti i giurati e tutte le agenzie in gara, senza che nessuno si muovesse da casa propria o dal proprio uf- ficio. Lo abbiamo fatto sviluppando ‘location digitali’ custom made e curando l’intera regia in presa diretta. Per la cerimonia Bea World abbiamo alzato il tiro, con una regia connessa da otto luoghi diversi in Europa, senza bisogno di un service tecnico, comodamente seduti nei nostri studi di produzione in remoto. Per la cerimonia Bea Italia abbiamo, infine, gestito più palchi e più location digitali per permettere a giurati, agenzie e spettatori di collegarsi e poter interagire tra di loro, sia online, sia con lo studio televisivo, integrando ambienti fisici e digitali in simultanea, con linguaggi e piattaforme diverse.

Quanto è fondamentale oggi l’utilizzo delle nuove tecnologie applicate ai progetti di live communication?

L’utilizzo di nuove tecnologie oggi è vitale. L’epoca Covid sarà ricordata come un enorme laboratorio di sperimentazione e prototipazione rapida non solo di nuove tecnologie, ma di nuovi linguaggi. Quando usciremo dalla crisi sanitaria, il nostro mercato sarà trasformato definitivamente con nuovi modelli di business e nuove modalità di fruizione contestuali per lo stesso evento, in presenza e in remoto. Il semplice ‘broadcast’ in streaming sembrerà preistoria e le ‘piattaforme proprietarie’ avranno vita breve, senza rappresentare né un vantaggio competitivo, né un asset di lungo periodo. La chiave di volta starà nel saper sviluppare, interoperare e customizzare soluzioni, piattaforme e linguaggi diversi, padroneggiando nuove competenze in maniera trasversale e integrata. 

Cosa c’è nel futuro di Plesh?

Nel 2021 Plesh diventa un gruppo aziendale, per portare al suo interno nuove competenze e nuovi rami d’azienda e completare quella che è la nostra visione, ovvero costruire il partner perfetto per le agenzie e i buyer di eventi: un ibrido perfetto tra una casa di produzione, una content factory, uno studio specializzato in UX cross-media e una software house.

Francesca Fiorentino