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Bollorè iscritto nel registro degli indagati per corruzione. Il Gruppo: "Nessuna irregolarità"

Secondo quanto riporta Le Monde l'inchiesta in corso che vede coinvolto il finanziere riguarderebbe tangenti pagate dal suo gruppo in Guinea e Togo nel 2010. Il manager avrebbe favorito l'ascesa di alcuni leader politici per ottenere delle concessioni portuali. Il gruppo “smentisce formalmente” di aver commesso “irregolarità” in Africa attraverso la sua filiale africana SDV Afrique, precisando che le prestazioni oggetto dell’inchiesta della giustizia francese sono state “realizzate in completa trasparenza”.

Vincent Bollorè, che tramite Vivendi è primo azionista di Tim, dopo essere stato messo in custodia in una sede della polizia giudiziaria di Nanterre lo scorso martedì, è ora iscritto nel registro degli indagati.
A riportare per primo la notizia è stato il quotidiano Le Monde parlando di “corruzione di funzionari pubblici stranieri” in riferimento al finanziere bretone, che con il suo gruppo è anche il secondo socio di Mediobanca e ha in corso un contenzioso con  Mediaset dopo il dietrofront sull’acquisto della pay tv Premium. 

Bollorè è stato interrogato per rispondere all’accusa di aver comprato funzionari stranieri per ottenere le concessioni di due porti in Togo e in Guinea. La notizia ha generato un calo dei  titoli delle società a lui collegate sia alla Borsa di Parigi che a Piazza Affari. 

La vicenda riguarda le concessioni di ottenimento della gestione dei terminal di navi container. I giudici si chiedono se il gruppo Bolloré non abbia usato Havas, la sua filiale pubblicitaria, per ottenere nel 2010 la gestione dei porti di Conakry, in Guinea e Lomé, in Togo. L’ipotesi è che Havas abbia fornito consulenze e consigli per sostenere l’arrivo al potere di alcuni dirigenti africani in cambio delle concessioni sui porti. Già nel 2016, la sede del gruppo Bolloré Africa Logistics era stata oggetto di una perquisizione nell’ambito dell’inchiesta aperta nel luglio 2012.

La notizia ha generato un calo dei  titoli delle società a lui collegate sia alla Borsa di Parigi che a Piazza Affari. 

Il manager, ricordiamo, la scorsa settimana ha lasciato la presidenza del consiglio di sorveglianza di Vivendi (che detiene il 23,9% di Mediaset) al figlio Yannick, che guida anche Havas. 

Il gruppo Bolloré in una nota “smentisce formalmente” di aver commesso “irregolarità” in Africa attraverso la sua filiale africana SDV Afrique, precisando che le prestazioni oggetto dell’inchiesta della giustizia francese sono state “realizzate in completa trasparenza” e che l’audizione di Vincent Bolloré “permetterà di chiarire in modo utile alla giustizia queste questioni già oggetto di una expertise indipendente che ha concluso la perfetta regolarità delle operazioni”.

Nell'inchiesta risultano coinvolti, ma non indagati come Bollorè, anche il chief executive del Gruppo Bollorè  Gilles Alix, e Jean-Phillipe Dorent, capo del polo internazionale di Havas basato a Parigi.

“Le prestazioni relative a queste fatture sono state realizzate in completa trasparenza”, scrive la società, ricordando che “da oltre mezzo secolo Havas fornisce la sua expertise in comunicazione a campagne politiche nel mondo interno” e che la parte Trasporto del Gruppo “ha investito in Africa molto tempo prima della presa di controllo di Havas per delle concessioni portuarie”. Così come le concessioni ottenute in Togo nel 2001 sono precedenti all’ingresso del gruppo in Havas, quelle ottenute in Guinea nel 2011 si sono verificate “in seguito al cedimento del numero uno in lizza” (mentre il gruppo francese era arrivato in seconda posizione nella gara d’appalto), “cedimento osservato prima dell’elezione del presidente”.

“Il legame che alcuni tentano di fare tra l’ottenimento delle concessioni (portuarie,ndr) e le operazioni di comunicazione (di Havas,ndr.) è privo di ogni fondamento e – conclude la nota – rivela una pesante ignoranza del settore industriale”.

Havas Group ha ribadito che collaborerà con le autorità giudiziarie in merito alla vicenda.