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Vivendi, scontro su Premium: "la ricerca di una soluzione amichevole non è più una priorità". Mediaset:"la vicenda sarà risolta in tribunale"

Si inaspriscono i toni dello scontro tra il Gruppo francese guidato da Bollorè e quello di Cologno di cui è Vicepresidente e AD Piersilvio Berlusconi. Il primo in una nota dichiara che "si riserva il diritto di intraprendere tutte le azioni necessarie per difendere i suoi interessi e quelli dei suoi azionisti", ribadendo che il business plan di Mediaset Premium, che prevede il pareggio nel 2018, si basa su "assunti irrealistici". Dall'altro Mediaset sostiene che "la vicenda sarà risolta in tribunale, dove emergeranno chiaramente i ruoli che oggi si vogliono confondere".

"Nelle attuali circostanze, Vivendi al momento non è più intenzionata a dare priorità alla ricerca di una soluzione amichevole e si riserva il diritto di intraprendere tutte le azioni necessarie per difendere i suoi interessi e quelli dei suoi azionisti».
E' quanto dichiara in un comunicato il gruppo francese guidato da Vincent Bolloré sulla vicenda Mediaset e Mediaset Premium.


Vivendi ribadisce che il business plan di Mediaset Premium, che prevede il pareggio nel 2018, si basa su «assunti irrealistici» e quindi «non può essere ritenuta responsabile dell'attuale situazione».

La nota prosegue inoltre affermando che la sola risposta  "all'approccio costruttivo di Vivendi da parte di Mediaset e Fininvest  è stata quella di diffondere dichiarazioni pubbliche aggressive e di iniziare una serie di azioni legali".

Tra queste, la nuova istanza presentata il 12 ottobre che mira ad «intimidire Vivendi» e chiede il sequestro del 3,5% del capitale di Vivendi.

Mediaset ha risposto al comunicato del Gruppo francese con una nota nella quale si legge:

"Dal 25 luglio 2016, data della lettera ufficiale Vivendi di dietrofront sul contratto definitivo e vincolante firmato, non ci sono stati più contatti tra le due società. Non risponde quindi al vero che 'negli ultimi mesi sono stati incessanti i tentativi di cercare soluzioni alternative' tra le parti. Non solo non c’è stato alcun “approccio costruttivo” ma è cessato da parte di Vivendi qualsiasi approccio".

"I reiterati riferimenti contenuti anche in quest’ultimo comunicato pubblico a “business plan irrealistici” - che ricordiamo nulla hanno a che fare con l’analisi dei risultati di Premium ovviamente avvenuta prima della firma - costituiscono ingerenze inappropriate sulle attività di un rilevante asset industriale di una società quotata. E provocano ulteriori danni non solo di reputazione turbando il corso del relativo titolo".

" Per tutti questi motivi - dichiara Mediaset - prendiamo atto del fatto che la vicenda sarà risolta in tribunale. Dove emergeranno chiaramente i ruoli che oggi si vogliono confondere. In tale ottica, è evidente che la richiesta di sequestro di azioni Vivendi, lungi dall’essere un’iniziativa intimidatoria, è finalizzata a tutelare gli interessi di Mediaset e dei suoi azionisti".

La prima udienza nelle è fissata per il prossimo 8 novembre.

Ricordiamo che l'8 aprile scorso Mediaset e Vivendi hanno concluso un accordo per la cessione della pay-tv Premium al gruppo francese, con incluso uno scambio azionario del 3,5%.  Il 26 luglio  Vivendi ha reso noto che considerando "irrealistico" il business plan di Premium, manteneva l'impegno allo scambio azionario, ma con l'intenzione di salire al 15% del capitale di Mediaset in tre anni tramite un bond convertibile e che invece di acquistare il 100% della pay tv, intendeva fermarsi al 20%. 


Dura la reazione di Mediaset e Fininvest, che in conseguenza a queste dichiarazioni, hanno che avviato azioni legali contro Vivendi con la richiesta di danni multi-milionari. Fino alla richiesta dello scorso 12 settembre del sequestro del 3,5% del capitale di Vivendi (leggi news).