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Ricerca Astra/Club degli Eventi sull’impatto del Covid19, fase 4. Le aziende vogliono tornare agli eventi fisici, indispensabili per il dialogo col target. Ma chiedono regole più chiare.

È quanto emerge dalla quarta release dell'indagine su ‘L’Industry degli Eventi e della Live Communication di fronte alla crisi Covid19’ presentata ai membri del Club degli Eventi da Cosimo Finzi di AstraRicerche durante un evento ‘live’ volto a dare un segnale di positività e fiducia al comparto e ai suoi protagonisti. La ricerca ha evidenziato anche che gli eventi online crescono lievemente e non sembrano poter sostituire in toto gli eventi 'live'. La perdita di fatturato dei player del settore fa perdurare l'incertezza. La ripresa? Non prima di marzo 2021.

A dimostrazione che gli eventi possono ripartire in tutta sicurezza e per dare un segnale di positività ai propri membri e al settore, il Club degli Eventi ha scelto la splendida cornice di Palazzo Serbelloni a Milano per il suo primo incontro 'live' post lockdown. L'appuntamento di lunedì 28 settembre, che ha visto la partecipazione delle strutture affiliate, in presenza e da remoto, è stata l'occasione per conoscere i dati della quarta fase dell'indagine su ‘L’Industry degli Eventi e della Live Communication di fronte alla crisi Covid19’, la prima che include un periodo in cui le restrizioni agli eventi sono state allentate. Dopo una prima indagine, che ha compreso il periodo fra il 17 e il 25 marzo (vedi news), se ne era aggiunta una seconda, condotta fra l’8 e il 14 aprile (leggi news) e poi una terza, svolta tra il 29 maggio e il 9 giugno 2020 (leggi news). A questa quarta edizione, svolta nel periodo fra il 18 e il 25 settembre, hanno partecipato 427 fra agenzie e aziende.

Le aziende prediligono il ‘live’

"La maggior parte delle aziende sente la mancanza degli eventi fisici (69% molto e 81% abbastanza) e l’80% complessivo è d’accordo che la mancanza di eventi indebolisce il rapporto con il suo target e la sua comunicazione”. Così Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche, illustra uno degli aspetti centrali emersi dall'indagine. Il 70% degli intervistati dichiara che quando sarà possibile tornerà agli eventi fisici con intensità, e solo il 23% pensa che gli eventi digitali puri sono in grado di raggiungere gli stessi obiettivi.

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Inoltre, solo la metà delle aziende coinvolte è d’accordo sul fatto che gli eventi digitali aiutino a risparmiare. “Da un lato da parte delle aziende c’è molta voglia di tornare a fare eventi - spiega Finzi -, ma dall’altra c’è il rischio che tornino a farli anche sul medio-lungo periodo in misura meno forte. Non sembra esserci l’aggressione agli eventi fisici da parte di quelli online, eccetto che per una metà di agenzie che in quelli digitali vede sostanzialmente una forma di risparmio”.

Il 55% degli eventi è cancellato, prevale l’incertezza

Un dato importante è quello relativo al numero degli eventi cancellati o rinviati: su una media di circa 104 eventi realizzati dalle agenzie in un anno, quelli cancellati definitivamente sono 57, pari al 55%. Un dato molto peggiore rispetto all’ultima rilevazione di giugno, quando era il 40%. “Inoltre, fra gli eventi rinviati (24) e altri a rischio di cancellazione (16) si raggiunge quota 97 eventi su una media annuale di 104 - commenta Finzi -, a riprova che uno dei dati che emerge prepotentemente da questa rilevazione è quello della perdurante incertezza. Non solo le cose sono andate malissimo per la chiusura totale, ma non si sa neanche se in questi tre mesi fino alla fine dell’anno ci sarà, come invece si prevede per il resto dell’economia italiana nel settore terziario e industria, un miglioramento”.

Ancora da migliorare la chiarezza di norme e protocolli

Una domanda totalmente nuova di questa edizione dell’indagine riguarda la chiarezza delle norme e dei protocolli attuali. Su questo le risposte si spaccano in due: le domande più forti valgono poco (molto il 8,9% e per niente il 6,6%), mentre il 43,3% dichiara ‘abbastanza’. Se si sommano fra loro i dati positivi e quelli più negativi è chiaro come le opinioni siano divise in due.

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“Da notare è che le aziende clienti sono meno positive di agenzie e fornitori (‘molto abbastanza/chiaro’ è sostenuto dal 46% contro il 53% dell’offerta) - continua Finzi - e al crescere delle dimensioni delle agenzie sembra che queste norme siano più chiare”.

La ripresa non prima di marzo 2021

Uno dei temi fondamentali è quando si pensa che si potrà tornare a fare gli eventi. Mentre a giugno chi sosteneva che si sarebbe ripartiti da marzo 2021 era solo il 28% - a giugno c’era ancora un’ampia speranza che si potesse ripartire fra la fine di quest’anno e l’inizio del 2021 - ora questa percentuale è scoppiata diventando il 68,4%. Ora solo per il 2% si ripartirà fra novembre e dicembre (era il 9% a giugno), e solo perl’8,2% (contro il 28,5% di giugno) da gennaio-febbraio, mentre molto cresciuta la parte che dice neanche all’inizio del nuovo anno.

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“L’altro fenomeno interessante è il raddoppio di chi dice ‘non so’, pari al 21,6%. A testimoniare ancora una volta una profonda in certezza e la mancanza di elementi chiari sui quali basare le strategie aziendali”, commenta Finzi.

L’82,7% perde almeno la metà del fatturato

La domanda sulla perdita del fatturato non mostra grandissime differenze rispetto all’ultima rilevazione: mentre nella precedente rilevazione la quota in media di perdita era del al 70-71, ora è leggermente migliore, intorno al 68%. Ciò è dovuto probabilmente in parte all’allentamento delle restrizioni agli eventi e al fatto che le agenzie si sono almeno in piccola parte ripensate grazie al digital e a forme alternative. La botta è comunque catastrofica: il 38,7% delle agenzie dice di perdere almeno l’85% del fatturato, a cui si somma il 34,8% che dice fra il 65 e l’80%. Solo meno del 4% perde meno del 20% del fatturato, probabilmente grazie al digital. Quindi l’82,7%, in modo trasversale fra le agenzie di qualsiasi dimensione, perde in maniera molto significativa.

Non è cambiato molto rispetto al passato: nell’indagine di giugno l’83,4% dichiarava di perdere almeno metà del fatturato, o anche peggio. “Interessante è che la quota di coloro che perdono pochissimo o anzi migliorano è intorno all’1-2% - spiega Finzi - a dimostrazione che ci sono quelli che si sono attrezzati per fare qualcosa di diverso”.

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Licenziamenti in crescita

Il tema del lavoro è drammatico. Solo il 37% pensa di non ridurre i dipendenti, il 26% i collaboratori continuativi e il 29% i saltuari, mentre quelli che dichiarano di limitare almeno del 45% sono il 33%, e per collaboratori e partite Iva è il 40% delle agenzie a dire che eliminano quasi per la metà, per la metà o molto più della metà.

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Di media le agenzie dichiarano di perdere il 27,4% dei dipendenti, il 37% dei collaboratori continuativi e semi continuativi e il 38,4% di quelli saltuari.

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È un massacro che non vede una via di uscita perché quello che si dice ‘l’economia può ripartire ma gli eventi ripartono più tardi” è qui pienamente confermato.

Non decollano gli eventi digitali

Quello che non sembra essere in crescita è la parte degli eventi online. È vero che è scesa la percentuale delle agenzie che dice di non svolgere eventi online (dal 40% a giugno al 30%), ma è cresciuta anche molto poco la parte di agenzie che dicono ‘cresce e ne abbiamo vantaggio’ (14,4% contro il 10% delle precedenti rilevazioni) 

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“Interessante è che i più piccoli, come spesso succede nell’economia italiana, sono stati meno in grado di andare nella direzione dell’innovazione - spiega Finzi -: ancora nel 37% non fanno eventi online e se li fanno spesso non è rilevante per business”.

Poca o nulla l’attenzione del governo alla Live communication industry

Una delle domande nuove di questa edizione è se gli intervistati ritengono che il governo, anche grazie alla mobilitazione delle associazioni di settore, prime fra tutte ItaliaLive, abbiano dedicato la giusta attenzione alla live communication industry. La risposta è molto chiara: per l’81,3% il governo ha dato ‘poco’ o ‘per niente’ attenzione (43 e 46%) e chi dice abbastanza è solo il 4,2%. La critica è meno forte presso le aziende clienti (33 e 36%), ma rimane comunque anche presso di loro maggioritaria rispetto alle agenzie.

 

Ilaria Myr