Evento culturale

Bea World Festival 2018. La globalizzazione? Una 'benedizione', a patto che si rispettino e si valorizzino le differenze culturali

Questo il concetto chiave emerso dalla tavola rotonda 'Globalization. A blessing or curse?' andata in scena nella mattinata del 23 novembre. Protagonisti Sabbas Joseph (Witzcraft), Jeannine Koch (re:publica), Claudia van't Hullenar (Sustained Impact), Maayke Koenemann (ING Bank)e Charles Bahr (tubeconnected media UG).

(Dalla nostra inviata a Coimbra Serena Piazzi). Il tema della globalizzazione non poteva non essere protagonista alla kermesse di riferimento per la event industry mondiale. Nella mattinata del 23 novembre al Bea World Festival è andata in scena la tavola rotonda 'Globalization. A blessing or curse?', che ha visto confrontarsi sul palco Sabbas Joseph (Witzcraft), Jeannine Koch (re:publica), Claudia van't Hullenar (Sustained Impact), Maayke Koenemann (ING Bank) e Charles Bahr (tubeconnected media UG). 

"Il Bea World Festival, a cui partecipano delegati da ogni parte del mondo, è già una dimostrazione di come la globalizzazione consenta di dare vita a eventi più interessanti - ha affermato Sabbas Joseph, co-founder and director Witzcraft. "Sicuramente la digitalizzazione è un fattore abilitante della globalizzazione, che tra i suoi meriti dal mio punto di vista ha anche quello di aver permesso a molti brand di debuttare in India”, ha aggiunto il manager.

Re:public ha un dna internazionale che si esprime anche nella collaborazione tra professionisti di differenti nazionalità. "Naturalmente la globalizzazione porta con sé anche alcune difficoltà – ha sottolineato Jeannine Koch, director re:publica –. Ad esempio in termini di regolamentazione della privacy, ma non solo. Bisogna tenere conto dei differenti 'mindset' che caratterizzano persone appartenenti a diverse culture, inoltre può essere più complicato instaurare un rapporto di fiducia con chi è diverso da noi". 

Al discorso della globalizzazione è strettamente legato quello sulla sostenibilità, come ha sottolineato Claudia van't Hullenar, founder Sustained Impact. "Un mondo più globalizzato può diventare anche un mondo più sostenibile, se tutti insieme ci prendiamo carico di questo tema. Bisogna tenere conto però del fatto che la sostenibilità, anche quando è riferita agli eventi, non ha solo a che vedere con il 'green', come spesso viene intesa nella percezione comune, ma deve coinvolgere in toto l'approccio che si ha nei confronti dell'evento".

"La sostenibilità è un aspetto di cui oggi non si può non tenere conto se si lavora nella event industry - ha affermato Maayke Koenemann, strategic relationship marketer ING Group - . Per realizzare un evento davvero sostenibile, tuttavia, è importante coinvolgere su questo argomento sia i fornitori che i partecipanti, oltre naturalmente alle agenzie". 

"Grazie alle soluzioni disponibili oggi abbiamo davvero l'opportunità di fare la differenza -  ha aggiunto Sabbas Joseph - . Passo dopo passo dobbiamo lavorare insieme con resaponsabilità per raggiungere l'obiettivo di creare eventi davvero sostenibili sotto ogni punto di vista". 

I giovani, più sensibili a queste dinamiche, possono essere d'aiuto in tal senso. "In effetti le giovani generazioni possono darci degli spunti interessanti - ha detto Claudia van't Hullenar -, a patto che ci permettano di entrare in contatto diretto con loro e con il loro pensiero".

In realtà secondo Charles Bahr, founder tubeconnected media UG, che appartiene alla Generazione Z, non si tratta tanto di avere maggiore sensibilità, quanto di avere i mezzi giusti a disposizione per cambiare le cose. "I ragazzi sanno usare le nuove tecnologie in modo più efficace rispetto agli adulti e questo consente loro di portare avanti con maggiore vigore le loro battaglie, tra cui quella a favore di un mondo più sostenibile".

Strumento principe naturalmente sono i social media che, come ha affermato Bahr, "rappresentano un'opportunità unica di comunicare in modo più facile e veloce a una platea ampissima di persone". 

Grazie ai social ciò che è locale può diventare globale, con tutti i pro e i contro che questo comporta. Ma dunque la globalizzazione si può considerare un cambiamento positivo? 

A parere di tutti i relatori, assolutamente sì. "E' una benedizione perché l'unione fa la forza e solo se lavoriamo insieme possiamo raggiungere grandi risultati", ha spiegato Maayke Koenemann.

"La globalizzazione è un'occasione per entrare in contatto con culture diverse dalla nostra e anche per viaggiare. Il presupposto necessario per far sì che si trasformi in una condizione favorevole? E' la curiosità", ha sottolineato Jeannine Koch