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Cambio di paradigma. Rosato (Assorel): "Noi, molto oltre Sophia"

La presidente di Assorel interviene nel dibattito aperto dall'editoriale di Salvatore Sagone, presidente ADC Group, affermando che "il pensiero PR fa la differenza nella capacità di legare l’architettura dei dati ai comportamenti delle persone progettando storie user-driven". E ancora: "Nello sviluppo della ‘customer journey’ l’impatto reputazionale, la prevenzione della crisi, l’engagement sui contenuti rimangono territorio delle PR. E non sono permesse zone d’ombra, dentro le quali l’etica e la corretta gestione del dato possano confondersi con la manipolazione delle informazioni e la violazione della privacy dell’individuo, delle cui preferenze, certezza …algoritmica, non sapremo mai veramente tutto".

Filomena Rosato, presidente di Assorel e presidente FiloComunicazione, interviene nel dibattito aperto dall'editoriale di Salvatore Sagone, presidente ADC Group, intitolato ‘Verso un cambio di paradigma e di business model’  (leggi news), in merito al quale si è espresso anche Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di UPA (leggi news), con una riflessione che di seguito riportiamo.

Nel cambio di paradigma nel mondo della comunicazione imposto dall’età dell’accelerazione e del databvdriven, i tempi sono maturi per capire che le PR sono la polizza assicurativa contro il rischio di un crash.

La nostra professione si fonda sulla comprensione delle dinamiche di relazione, sul loro impatto nella vita dell’individuo, dell’impresa, delle organizzazioni complesse, del sistema Paese. Per creare opinione, rafforzarla, modificarla, integrarla, analizziamo dati, delineiamo scenari, individuiamo pubblici, attuiamo strategie, sviluppiamo conversazioni rilevanti, oggi sul crescente numero di touchpoint, per intessere relazioni di valore, durature e coerenti con i bisogni di comunicazione della marca.

Per incidere positivamente sui comportamenti delle persone, le relazioni pubbliche hanno dovuto comprendere per prime l’impatto delle tecnologie digitali nella continua interconnessione con la vita reale, in un’ ‘attrazione fatale’ che ha generato nuove strategie e nuovi linguaggi, nuovo lessico, narrazione e creatività.

Il necessario preambolo è per chiarire la grande capacità di visione delle PR, che è motore di innovazione per vocazione, essendo l’evoluzione dell’individuo e la relazione al centro della professione, e che il ‘data driven’ è la modernizzazione di un processo impresso nel loro dna. Custodi e interpreti delle molte anime dell’impresa, alle PR è toccata per prima l’urgenza di fornire soluzioni ai nuovi bisogni dei clienti, sopraffatti in un istantaneo Urlo di Munch, dalla non governabilità del crescente flusso di dati nella rete, dall’ accresciuta ‘infedeltà’ del consumatore, da un rapporto con i media diventato estremamente più complicato.

Il confronto dialettico costante con il mercato e con le specializzazioni emergenti, gli investimenti in formazione e tecnologia negli ultimi dieci anni hanno portato le PR ad adottare nuovi modelli organizzativi, ampliare il raggio di azione della propria consulenza, acquisire nuovi know how e nutrirsi di ‘contaminazione’.Se l’azienda ha bisogno oggi di User-Experience, la User-Experience ha bisogno di Comunicatori PR, come registi e punto di sintesi di un ‘data-driven- technological-storytelling’ in attesa di un neologismo che definisca ciò che oggi talenti diversi - PR, creativi, linguisti, data scientist, marketer - sono impegnati a fare in un processo di scambio molto complesso al servizio di un risultato unico negli obiettivi di un’azione o un piano di comunicazione.

In questa catena del valore, fatta di competenze distinte e complementari, il pensiero PR fa la differenza nella capacità di legare l’architettura dei dati ai comportamenti delle persone progettando storie user- driven. E’ la fase più cruciale nel processo di costruzione della ‘fiducia’, parola chiave ancora e sempre del successo aziendale al tempo degli algoritmi.

Nello sviluppo della ‘customer journey’ l’impatto reputazionale, la prevenzione della crisi, l’engagement sui contenuti rimangono territorio delle PR. E non sono permesse zone d’ombra, dentro le quali l’etica e la corretta gestione del dato possano confondersi con la manipolazione delle informazioni e la violazione della privacy dell’individuo, delle cui preferenze, certezza …algoritmica, non sapremo mai veramente tutto.

Noi siamo la generazione della transizione nell’universo comunicazione e i nativi digitali il nostro futuro. La ricerca di un nuovo paradigma di business deve partire dalla persona, dalla consapevolezza del proprio mestiere, dal riconoscimento del suo valore, non una ‘commodity’. Un dibattito sulla tecnologia per la tecnologia disegna uno scenario apocalittico popolato da microcosmi di solitudini in perenne rincorsa di tutto. Occorre ritrovare il piacere di lavorare per essere felici, sentirci tutti utili e ugualmente indispensabili nella capacità di saper fare sistema, cercare e produrre qualità, elemento fondamentale per il futuro di una
comunicazione virtuosa anche nella sua funzione sociale di contribuire a un mondo migliore.

Siamo pensiero, strategia, azione. Siamo Umanità che fa la differenza e vince, per capacità di giudizio e di scelta, sull’altare dell’automatizzazione dei processi, dei dati, degli algoritmi, dove l’occhio del Grande Fratello gioca a prevedere azioni, preferenze, comportamenti, in uno scenario da Minority Report preconizzato per tanti androidi Sophia.