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Eventi, la sostenibilità entra nella misurazione: “Non basta organizzarli, oggi bisogna rendicontarne l’impatto”

A quattro anni dalla ripartenza post-pandemia, Uomo e Ambiente rilancia il tema della sostenibilità applicata agli eventi corporate attraverso la certificazione UNI ISO 20121:2024, casi concreti e modelli di rendicontazione che trasformano gli eventi in strumenti misurabili di valore per imprese, territori e comunità.

A quattro anni esatti dal decreto che sancì la ripartenza postpandemica, gli eventi sono ormai tornati a pieno regime a occupare un posto centrale nella vita delle imprese, delle istituzioni e dei territori. Sono tornati a riempire sale, a generare relazioni, a creare occasioni di confronto e di crescita.

Secondo ICCA (International Congress and Convention Association) sono stati 635 i grandi eventi in Italia nel 2023. Secondo l’OICE (Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi) sono 300-400mila gli eventi business organizzati ogni anno. Un indotto che sempre secondo OICE vale tra i 10 e i 12 miliardi di euro l’anno.

Una vera e propria industria che, a differenza di altri comparti, non ha ancora fatto propria una cultura della misurazione. Gli eventi producono impatti reali, spesso significativi, eppure nella maggior parte dei casi nessuno li misura. “È un vuoto che oggi pesa più che mai, in un contesto in cui la responsabilità ambientale e sociale non può più essere rimandata. – commenta Mario Burrascano, co-founder di Uomo e Ambiente Società Benefit e B Corp - Esiste una norma, la UNI ISO 20121, che essendo volontaria è adottata da una minoranza di organizzazioni, soprattutto perché richiede un sistema di gestione completo, misurazioni puntuali e rendicontazioni trasparenti.

È in questo scenario che si inserisce l’impegno di divulgazione di Uomo e Ambiente, che da tre anni ormai ha deciso di misurare l’impatto di ogni suo evento aziendale: dalla progettazione alla realizzazione e fino alla rendicontazione finale secondo il proprio sistema di gestione certificato UNI ISO 20121:2024. Una scelta che va oltre la conformità: è un modo per dimostrare che la sostenibilità degli eventi può essere misurata e anche raccontata: “attraverso un canale di comunicazione diretto, gli ospiti dei nostri eventi sono sempre coinvolti in questo processo. – Spiega Andrea Mestri, Events & Communication Specialist di Uomo e Ambiente – Prima, ad esempio, li invitiamo a riflettere e ottimizzare l’impatto del trasporto per raggiungere l’evento. In apertura dei nostri eventi prevediamo sempre pochi minuti per condividere alla platea tutte le informazioni necessarie a misurare l’impatto di un evento e il contributo che ogni singolo partecipante può dare per ridurlo. Dopo ogni evento, raccogliamo e analizziamo i dati per misurarne l’impatto. Questo ci permette di fare scelte diverse per migliorare l’impatto degli eventi successivi.

Il tema è diventato urgente a livello globale. Ma solo una minoranza degli organizzatori misura in modo strutturato ciò che accade prima, durante e dopo un evento. E questo anche per i grandi eventi, che hanno ovviamente grande impatto. Nel frattempo, la normativa europea chiede alle imprese di rendicontare impatti, emissioni, catena di fornitura e criteri di doppia materialità. Gli eventi rientrano in tutte queste categorie. Quindi: misurare non è più un’opzione, è un dovere.

In Italia le certificazioni specifiche (UNI ISO 20121:2024) sono molto inferiori rispetto agli standard più diffusi e riguardano soprattutto grandi eventi o organizzatori professionali. Ancora più rara è l’applicazione della norma agli eventi corporate e la pubblicazione di rendicontazioni integrali. Uomo e Ambiente è stata tra le prime aziende a certificarsi in Italia e ha scelto di applicarlo in modo completo, rendendo misurabili e verificabili gli impatti dei propri eventi corporate.

La misurazione nel tempo dell’impatto dei propri eventi, sta consentendo a Uomo e Ambiente di avere casi concreti con cui dimostrare ad altre organizzazioni l’importanza di applicare i parametri di sostenibilità anche ai propri eventi. Eccone alcuni:

Mens Sana in Corporate Sana”, realizzato in provincia di Torino nel novembre 2024, ha portato al centro il tema del benessere nelle organizzazioni. Il catering affidato a una cooperativa sociale, la mobilità sostenibile, il riuso totale dei materiali e la compensazione della carbon footprint hanno trasformato un appuntamento dedicato alla Scienza della Felicità in un caso concreto di impatto sociale positivo.

Oltre l’obbligo normativo”, realizzato a Piombino Dese (Padova) nel maggio 2025, ha messo al centro la dimensione sociale: inclusione, benessere organizzativo, comunità. La location accessibile, la filiera corta, il recupero delle eccedenze e la misurazione degli spostamenti dei partecipanti hanno permesso di rendicontare in trasparenza KPI sociali e ambientali.

SuperManagement”, workshop svoltosi a Torino nel novembre 2025, ha invece esplorato la “G” di ESG, trasformando la governance in un impatto culturale misurabile. La gestione responsabile di Palazzo della Luce, la raccolta differenziata, la misurazione dei rifiuti, i dati su consumi e logistica e la produzione dei “Quaderni di lavoro” hanno permesso di estendere l’impatto oltre la giornata dell’evento.

Grazie al proprio sistema di gestione certificato, Uomo e Ambiente accompagna imprese e organizzazioni nella progettazione di eventi a impatto contenuto e misurabile, nella valutazione di doppia materialità, nella gestione sostenibile della catena di fornitura, nella misurazione delle emissioni e degli impatti sociali, fino alla rendicontazione finale secondo la UNI ISO 20121:2024. L’obiettivo è chiaro: trasformare gli eventi in infrastrutture sociali che generano valore per le persone, per i territori e per le organizzazioni.

Gli eventi non sono solo momenti di comunicazione: sono sistemi complessi che generano impatti reali. Misurarli significa assumersi la responsabilità di ciò che produciamo come imprese e come comunità. Con questi tre casi dimostriamo che è possibile organizzare eventi sostenibili, trasparenti e ad alto valore sociale”, concludono i co-founder Mario Burrascano e Nunzia Giunta.