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Report Muck Rack ‘The State of PR’ 2026: le relazioni pubbliche scelgono l'intelligenza artificiale, ma i media classici restano centrali

L'ultimo studio globale rivela che la quasi totalità dei comunicatori adotta regolarmente i sistemi computazionali evoluti nel proprio flusso operativo. Nonostante la forte spinta verso la digitalizzazione, la ricerca evidenzia come l'attività di ufficio stampa tradizionale mantenga un ruolo predominante nelle strategie dei brand, superando nettamente il fenomeno dei profili social ad alto seguito.

Oltre l’80% dei professionisti delle pubbliche relazioni, in Italia come nel resto del mondo, utilizza già in maniera consistente e abituale l’Ai-intelligenza artificiale nello svolgimento del proprio lavoro (+10% rispetto all’anno precedente), con un 8% che è prossimo ad abbracciarla maggiormente mentre solo un 10% di ‘duri e puri’ dichiara di non utilizzarla organicamente. Questo secondo il recente report a cura di Muck Rack ‘The State of PR’ 2026, che ha coinvolto un panel di circa 1000 professionisti delle pubbliche relazioni a livello globale.

Lo studio esplora nuovi tool, organizzazione del lavoro e approccio delle agenzie di PR e comunicazione a livello globale nell’epoca in cui l’AI sta rivoluzionando l’intero sistema mondiale.   E se i dati descrivono una smodata propensione ed entusiasmo da parte dei ‘pierre’ per l’AI e automatizzazione di processi e flussi lavorativi (61%) “il dato secondo me più rilevante – ragiona Davide Ciliberti (in foto), founder di Purple & Noise PR alla lettura dei dati 2026 dello studio – è quello che riguarda che riguarda la stampa e la relativa attività di media relations che rimane prevalente (64%) nell’attività delle agenzie e nei desiderata dei clienti con ormai evidente disinteresse per influencer et similia (12%). Evidentemente – continua Ciliberti - dopo l’ubriacatura dei primi tempi laddove le aziende riversavano generosi budget e cachet nelle tasche di improvvisati opinion maker capaci di contare su un numero impressionante di followers, reali o acquisiti che fossero, ci si è resi conto – bontà loro – che tutti quegli allegri investimenti hanno poi nel medio termine reso proprio pochino…”  .

Si va verso la creators economy, ma una buona stampa è il migliore AI gen

Dal mio osservatorio di docente e rispetto alle nuove tendenze dell’AI – spiega Stella Romagnoli docente di comunicazione d’impresa presso l’Università La Sapienza e Luiss - attualmente si guarda di più ai creator, ovvero persone che pensano e costruiscono i contenuti, perché al momento gli algoritmi premiano, appunto, il contenuto piuttosto che il numero di follower; indicatore che invece era topico fino a poco tempo fa. Tant’è che oggi – spiega la prof. Romagnoli - si parla di creator economy, rispetto alla ‘passata’ inflencer economy, traghettandoci dunque verso un modello meno numerico-quantitativo e più contenutistico-qualitativo” .

E così, a scorrere le risultanze dello studio Muck Rack, si torna ‘alle origini’ in un contesto in cui la richiesta delle aziende ai professionisti delle PR è per una solida presenza sui media, nella loro tradizionale accezione, stampa e online, seppur con una naturale inclinazione verso la stampa online (91%) rispetto a quella cartacea, che comunque è sempre rilevante (69%).  

Stampa, on e offline, è tuttora imbattibile e premiata dagli algoritmi, ma crescono podcast e newsletter 

Sorprende poi come invece la TV – che comunque secondo tutti gli studi rimane il medium più seguito, anche se in modalità multi-device, ed influente in Italia, sia approcciata e da poco più dalla metà (60%) dei professionisti PR, mentre rilevante e crescente spazio si stanno ritagliando i podcast (57%) e le newsletter (42%), “segno che le aziende stanno finalmente capendo i benefici di essere loro stesse media, se non altro per una propria e ben profilata audience, non tanto in una logica di brand-journalism che è altra cosa, quanto più come attività di comunicazione complementare all’ufficio stampa” spiega il manager di Purple & Noise.

“La stampa, nelle versioni on e offline, è tuttora imbattibile perchè AI e Google premiano le fonti più autorevoli. Quindi – spiega Stella Romagnoli - essere pubblicati su un giornale, oltre all’audience pregiata del lettore è anche fondamentale per l’AI. E quindi – sentenzia la prof. Stella Romagnoli de La Sapienza - siamo punto a capo: un buon ‘vecchio’ ufficio stampa è quello che ti permetta oggi, la migliore AI gen”.