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Pulse Advertising presenta la ricerca “Made in Italy in the social media age”: l'eccellenza della moda italiana vola tra i consumatori globali grazie ai creator

Lo studio internazionale condotto con Eumetra rivela che l'attrattività dei prodotti manifatturieri nostrani conserva un forte valore economico nei mercati esteri, specialmente nel comparto dell'abbigliamento. Tuttavia, per intercettare gli acquirenti oltreconfine, le aziende del lusso devono superare la logica dei profili aziendali istituzionali.

A pochi giorni dall’inizio delle sfilate milanesi, Pulse Advertising - agenzia globale indipendente di influencer marketing e social media - pubblica i risultati di “MADE IN ITALY IN THE SOCIAL MEDIA AGE”, prima ricerca internazionale interamente dedicata al Made in Italy inteso come food, design, automotive e, in questo focus particolare, al fashion sui social media.

Lo studio, realizzato con l'istituto di ricerca Eumetra su 2.541 consumatori in cinque mercati — Cina, Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito — analizza come i social media e i creator stiano ridefinendo la percezione globale dell'eccellenza italiana e il suo valore percepito presso i consumatori internazionali.

IL MADE IN ITALY VALE ANCORA UN PREZZO PREMIUM. MA NON PER TUTTI, E NON OVUNQUE UGUALE

La disponibilità a pagare di più per un prodotto italiano esiste ed è misurabile: il 74% dei consumatori americani e britannici è disposto a farlo. Il settore abbigliamento e moda guida questa propensione in tutti i mercati — dal 42% della Germania fino al 51% del Regno Unito. Numeri che sembrano rassicuranti, finché non si legge il dato successivo.

"Solo il 18% dei consumatori britannici e il 14% dei tedeschi dichiara di seguire direttamente i profili ufficiali dei brand Made in Italy sui social. Anche nel mercato più coinvolto, la Cina, la quota non supera il 32%. Il patrimonio simbolico che si costruisce ogni stagione non si sta traducendo in presenza nel canale dove la stragrande maggioranza dei consumatori globali scopre, valuta e decide. Il 64% degli americani, il 58% di tedeschi e britannici, il 57% dei francesi dichiara che i social hanno cambiato il modo con cui guardano al Made in Italy. La sfida non è convincere i consumatori a seguire un profilo ufficiale: è essere presenti nel feed dove già si trovano, attraverso creator e contenuti che parlino la loro lingua. La moda produce immagini. Ma le immagini, da sole, non bastano più.", commenta Paola Nannelli (in foto), Global CEO di Pulse Advertising.

"Questa ricerca nasce da una domanda precisa: perché uno dei patrimoni culturali più riconosciuti al mondo fatica a tradursi in presenza digitale? I dati ci dicono che la domanda globale per il Made in Italy è reale e misurabile. La sfida è strutturale: i brand devono smettere di pensare ai social come vetrina e iniziare a presidiarli come il luogo dove oggi si forma il valore."

STYLE & ELEGANCE: IL CODICE CHE IL MONDO GIÀ CONOSCE

In tutti e cinque i mercati analizzati, “style & elegance” è il primo valore associato spontaneamente a un prodotto italiano — dal 29% di Francia e USA al 38% della Germania. Nessun altro Paese d’origine ottiene un consenso così ampio su un singolo attributo. Prima ancora che un brand parli, il consumatore ha gim un’idea precisa di cosa significa comprare italiano: eleganza, artigianalità, bellezza. Il codice funziona. Non sta diventando contenuto quotidiano nel feed dove si formano le decisioni d’acquisto.

I CREATOR NON SONO AMPLIFICATORI. SONO LA PROVA

In tutti i mercati analizzati, i consumatori attribuiscono agli influencer un ruolo preciso: garantire qualità e autenticità, prima ancora di raccontare storie o incarnare uno stile di vita. Tra il 48% e il 60% dei consumatori occidentali considera affidabile il consiglio di un creator. Il 72% degli americani e il 69% degli inglesi dichiara di essere stato influenzato da un creator nella decisione di acquisto di un prodotto italiano. Un brief creativo che tratta il creator come megafono di una campagna sta sprecando la funzione per cui il suo pubblico gli crede.

ARMANI E FERRARI OVUNQUE. IL MADE IN ITALY HA DUE AMBASCIATORI GLOBALI

Secondo gli intervistati, Armani e Ferrari sono gli unici due brand italiani presenti nel podio in tutti e cinque i mercati analizzati — da Londra a Shanghai, da Berlino a New York. Un risultato che non è un caso: entrambi hanno costruito nel tempo un'identità digitale coerente e riconoscibile, capace di attraversare culture e categorie merceologiche. Per il sistema moda, il messaggio è preciso: il riconoscimento globale si costruisce nel feed con la stessa continuità con cui si costruisce nel prodotto.

A confermarlo, in modo inaspettato, è anche Barilla: il brand di pasta entra nella top-3 cinese accanto ad Armani e Ferrari, dimostrando che il capitale simbolico dell'italianità non appartiene per diritto naturale al fashion. Va conquistato, contenuto per contenuto.

LA MODA IN TEMPO REALE: DAL VIVO A MILANO, SU SMARTPHONE NEL RESTO DEL MONDO

Mentre le sfilate milanesi producono i look che definiranno la stagione, i consumatori dei mercati chiave stanno già decidendo nel feed. Le aziende che presidiano quel momento stanno costruendo pricing power reale. Le altre stanno solo sfilando.