Advertising
Costa (Wpp): presto un advisory board e un decalogo per le gare
Ancora notizie dal country manager della holding inglese. Per fronteggiare la crisi l’industria dell’advertising deve cambiare approccio sulla base del merito e del profitto. Per comprendere meglio le trasformazioni in atto l’idea di un board di personalità al di fuori del business. Il manager esclude, al momento, un suo possibile coinvolgimento in AssoComunicazione mentre annuncia l’imminente pubblicazione di un endeorsement Wpp per le gare.
Alla conferenza stampa di presentazione della nuova Ogily & Mather Advertising il country manager di Wpp Italia, Massimo Costa, ha partecipato in veste di spettatore. Inevitabile scambiare con lui qualche parola.Come anticipato nell’intervista rilasciata ad ADVexpress tv lo scorso giugno, le novità sono arrivate puntuali, come promesso, a settembre. Anzi, già a fine luglio, con l’annuncio ufficiale dell’arrivo in MIndShare di Roberto Binaghi. Costa tiene a sottolineare come il suo compito sia di identificare un progetto da condividere con gli azionisti, gli head quarters e poi con i diretti interessati. Non quello di interferire sulle singole operazioni. Con questa premessa affronta le tappe del suo percorso , iniziato già con la nuova JWT/Rmg che ha visto l’arrivo di Jane Reeve, di Enrico Dorizza e Sergio Rodriguez. “Un’operazione riuscita - afferma - con risultati ottimi nonostante la perdita di Vodafone, compensata dall’ingresso dei gelati Nestlé, Ariston Italia ed Europa e, ultimo della serie, Bialetti. Acquisizioni che per la prima volta hanno portato la JWT in profitto per la prima volta dopo cinque anni”.
Per quanto riguarda Ogilvy la sfida non è stata tanto quella di ridare una voce importante all’advertising ma quella di avere creato un gruppo compatto di quarantenni con un atteggiamento culturale nuovo che si farà conoscere dalla comunità della comunicazione e dai clienti. Anche in Grey, dove di è appena tenuto lo switch’ di direttori creativi ci sarà ancora del ‘fine tuning’ da fare. La 1861 United continua a viaggiare con livelli di eccellenza di profitto importanti con un business model unico fondato sui suoi leader Pino Rozzi e Roberto Battaglia. Per quanto riguarda la Young & Rubicam “è una macchina da guerra, afferma Costa, con 500 persone per un income di 70 milioni di euro con un profitto del 12%, “caso più unico che raro”. Per concludere Red Cell, protagonista di un anno di new business molto interessante.
In merito alle aree in cui saranno necessari degli interventi Costa cita quello delle ricerche in cui saranno necessarie sinergie e di efficienza per rendere più proattivo il business. Come pure, nell’area delle Relazioni Pubbliche dovremmo assistere a un cambio di management in vista di alcuni importanti pensionamenti. Notizia interessante la creazione di un advisory board costituito da elementi esterni dal mondo della comunicazione, come rappresentanti del mondo del giornalismo, dell’industria, dell’editoria e della finanza italiana.
Altro tema l’associazionismo. Nei giorni scorsi rumors di mercato parlavano addirittura di una sua possibile candidatura al vertice di AssoComunicazione. Costa smentisce e sostiene di non avere interesse a partecipare, almeno per il momento, stante l’associazione come è adesso. “Non ho mai partecipato attivamente all’associazione fino a oggi e non esistono i presupposti per cui lo faccia adesso”, taglia corto.
La situazione italiana è molto preoccupante, e la sua crisi risale indietro nel tempo. Le recenti vicissitudini economiche e finanziarie non fanno che aggravare il quadro dal quale non è ipotizzabile aspettarsi niente di buono anche per il 2012. In pratica, i mali strutturali del nostro paese sono quelli che Costa ha più volte denunciato: “mancanza di ricerca, sviluppo, l’assenza di donne e giovani nel nostro comparto, la mancanza di meritocrazia, la scelta di avere un posto fisso come se fossimo dei parastatali, tutte queste motivazioni devono essere rimosse per diventare competitivi”. I problemi del paese Italia, insomma, si ripercuotono sul microcosmo dell’advertising.
E allora? “Rendiamoci conto di chi siamo, ridiamo una credibilità al nostro mercato, facciamo il nostro lavoro, lasciamolo fare ai migliori e chi non è capace vada a casa”. Più meritocrazia, dunque? “Certamente. E’ una sana competizione, il mercato lo impone. Il fatto stesso che i clienti internazionali spostano gli investimenti dall’Italia per andare a farli in India o in Cina vuol dire che dobbiamo compensare questi investimenti con clienti italiani, che devono crescere, e varcare i confini nazionali. Di conseguenza, le agenzie si devono strutturare in maniera competitiva per aiutarli. Altrimenti avremo problemi noi agenzie come i clienti”.
Gare e remunerazione. Quale politica alla luce dello scenario di mercato attuale? “In questo senso, all’interno del Gruppo abbiamo fatto scelte molto chiare. Raccomando a tutte le strutture di garantire innanzitutto i profitti, visto che il mercato va verso una sostanziale contrazione. I profitti, si badi bene, non servono per pagare gli azionisti , come qualche stolto racconta, ma per pagare gli aumenti di stipendi e i bonus a chi se li merita, e per motivare le persone a fare meglio. Le gare, quindi vanno fatte con attenzione, perché spesso l’impegno in termini di tempo e risorse è superiore al profitto che ne ricaverebbe in caso di vittoria. A meno che le gare non siano remunerate, strutturate in maniera adeguata e in tempi adeguati raccomando di non farle. La mia, però, è una raccomandazione, non un obbligo. Ma a questo proposito come Wpp stiamo realizzando una sorta di endorsment che presenteremo alla stampa, un decalogo di linee guida che daranno indicazioni precise se partecipare o meno alle gare”.
Salvatore Sagone

