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Delaney-Johnson (Leagas Delaney): gare, dal mercato inglese un buon modello da seguire
Giunti a Milano per presentare la nuova governance della sede italiana dell'agenzia, con la nomina a vice presidenti dei direttori creativi esecutivi Stefano Campora e Stefano Rosselli, il chairman Tim Delaney e il Ceo Margaret Johnson, ai microfoni di ADVexpress tv hanno spiegato il posizionamento del network, evidenziando le differenze rispetto agli altri gruppi del mercato, e inquadrato in uno scenario internazionale la questione delle gare, sottolineando come in Inghilterra siano regolate da Consultants, sebbene non vengano previsti rimborsi spese.
La nomina a vice presidenti dell'agenzia dei direttori creativi esecutivi di Leagas Delaney Italia Stefano Campora e Stefano Rosselli intende rafforzare la sede italiana del network, sulla quale sarà più operativo anche lo stesso Tim Delaney (Chairman), e risponde all'esigenza di essere più competitivi, soprattutto in un mercato difficile, e più attivi per cogliere le opportunità di business sul mercato italiano. Come spiegano ai microfoni di ADVexpress tv il chairman del Gruppo Tim Delaney e il Ceo Margaret Johnson "Il Guppo si definisce un family network di professionisti, in cui tutti i manager nelle varie sedi internazionali (Londra, Praga, Shangai) sono anche shareholders e questo determina un maggior coinvolgimento diretto sui clienti e sui risultati di business, con un minor turnover dei professionisti e dei clienti stessi. Diversamente dai grandi network., Leagas Delaney si propone sul mercato come una struttura snella e flessibile, con l'obiettivo di risolvere velocemente le richieste dei clienti. Questo il fulcro del posizionamento del network, la capacità di fornire idee per risolvere problemi di business, che ha portato a collaborazioni di lungo corso con molti clienti: l'agenzia lavora a livello intenazionale con Patek Philippe, da 16 anni, con Goodyear da 15 anni, con Skoda, da 10 anni e con Timberland, che è rientrata in Leagas Delaney negli ultimi 5 anni. Dimostrando come la sinergia tra agenzia e cliente, portata avanti nel tempo, abbia benefici anche sulla costruzione e sul consolidamento delle marche stesse.
La conferenza stampa a Milano è stata l'occasione per conoscere il punto di vista internazionale di Tim Delaney su due importanti questioni al centro dell'attenzione degli operatori del settore nel nostro Paese, quella delle gare e della remunerazione, ampliando il discorso a uno scenario internazionale. Sulle gare, Delaney sottolinea come, diversamente dall'Italia, sul mercato inglese vengano regolate da Consultants che individuano una rosa di strutture a cui chiedere credentials, per poi selezionarne un numero ristretto, circa 3, da mettere in gara. Evitando che le aziende coinvolgano un numero eccessivo di strutture. Normalmente, in Inghilterra, spiega Delaney, nessuno remunera le gare, ad eccezione del mercato tedesco. In Italia, l'agenzia segue una 'regola' in tema di gare, partecipare solo a quelle che ritiene possa vincere, evitando quelle con regole poco chiare o troppo affollate.
Riguardo alla remunerazione d'agenzia, Margaret Johnson dichiara di richiedere quanto possibile ai clienti una retribuzione adeguata al lavoro dell'agenzia. La modalità di remunerazione più diffusa è ad hour fee, anche se alcuni clienti forniscono bonus sulla base dei risultati.
Infine, parlando delle principali differenze tra l'agenzia e le altre strutture creative italiane, Margaret Johnson segnala l'importanza attribuita allo strategic planning, elemento fondamentale per le agenzie sul mercato inglese, mentre sembra essere una componente meno strategica su quello italiano.

