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Saatchi&Saatchi con la Cei contro gli stereotipi
L'agenzia ha realizzato il lungometraggio dal titolo 'Questo non è un film', volto ad abbattere i luoghi comuni e a far conoscere l’opera non raccontata che migliaia di sacerdoti svolgono ogni giorno al fianco delle fasce sociali più deboli. Il film. promosso con trailer, formati online che rinviano al sito questononeunfilm.it, descrive le vite e le opere di 4 sacerdoti di Napoli contro la mafia e il razzismo e al fianco dei poveri e dei dimenticati.
Negli ultimi tempi la Chiesa è stata spesso al centro di attacchi mediatici, che hanno prodotto degli effetti non positivi sulla percezione della figura dei sacerdoti, rinforzando anche alcuni stereotipi che ancora circondano la loro figura, dichiara una nota stampa invitata da Saatchi&Saatchi.La Conferenza Episcopale Italiana ha scelto di rispondere con coraggio, contrastando questa percezione con lo strumento più forte da opporre ai preconcetti: la verità.
Con questo obiettivo, Saatchi & Saatchi ha sviluppato un progetto di comunicazione digitale strutturato in due fasi, volto ad abbattere i luoghi comuni e a far conoscere l’opera non raccontata che migliaia di sacerdoti svolgono ogni giorno al fianco delle fasce sociali più deboli.
Per il progetto di comunicazione, dal titolo 'Questo non è un film', l’agenzia ha scelto una delle location diventata tristemente simbolo di degrado, Napoli, per raccontare le storie di 4 sacerdoti e l’energia positiva di tanti napoletani che si impegnano ogni giorno a fianco delle persone più svantaggiate. Storie mai raccontate dai media, simbolo di quelle migliaia di sacerdoti e di volontari di cui non si parla mai, ma che fanno la differenza fra la vita e la morte per tanti altri. Con 'Questo non è un film' Saatchi & Saatchi ha scelto il linguaggio del lungometraggio per
portare le loro storie alla luce, 32 minuti di racconto delle vite e delle opere di 4 sacerdoti di Napoli contro la mafia e il razzismo e al fianco dei poveri e dei dimenticati. Ma si tratta di un film molto particolare.
Come ogni nuovo film in uscita, il lungometraggio è stato presentato con locandine, trailer e formati tabellari on line, per convogliare gli utenti verso il sito teaser questononeunfilm.it ed è stato promosso presso i circuiti cinematografici tradizionali. Le storie dei sacerdoti sono state comunicate in questa prima fase come 4 film diversi, dei generi più classici del cinema, western, guerra, amore e fantasy, senza fare alcun riferimento esplicito ai reali temi della storia. L’obiettivo era quello di attirare il pubblico più giovane e più resistente ai temi della Chiesa, per questo è stato scelto un look and feel molto aggressivo e urban, con il rap dei napoletani Co’ Sang come colonna sonora del trailer. Il sito ha riscontrato subito l’interesse degli utenti, con circa 50.000 views del trailer in soli 10 giorni.
Il film è andato in onda in esclusiva web il 12 dicembre su www.questononeunfilm.it e gli utenti che sono tornati sul sito per vederlo si sono trovati davanti ad una sorpresa: il titolo era cambiato. “Questo non è un film. Questa è la verità” è il nuovo titolo che completa la seconda fase dell’operazione, dove le storie dei sacerdoti hanno finalmente preso vita nel racconto integrale di quello che appunto non è un film, ma è tutta la verità sulla coraggiosa opera che svolgono a Napoli. Niente attori e nessuna comparsa, solo le loro storie e il desiderio di raccontarle.
L’idea del progetto di comunicazione è di Antonio Di Battista (copywriter) e Manuel Musilli (art director) con la direzione creativa di Stefano Maria Palombi e la direzione creativa esecutiva di Agostino Toscana.
Il film è stato scritto e diretto da Stefano Maria Palombi, con la direzione della fotografia di Gianluca Laudadio.
Il web design di questononeunfilm.it è di Ilaria Agresta. Responsabile della produzione web Silvio Coco, mentre il web developer è Dario Cataldi.
La casa di produzione è la LUX Vide.
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