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Aperti i lavori del Marketing Forum 2007 con l'introduzione di Galimberti

Ad inaugurare il meeting annuale organizzato da Richmond Italia e dedicato ai direttori marketing e comunicazione italiani e alle agenzie di servizi, un intervento del professore ordinario di Filosofia della Storia all'università Ca' Foscari di Venezia, sul tema 'L'uomo nell'età della tecnologia'.

Si è aperto oggi, 30 maggio 2007, a Milano, il Marketing Forum 2007, meeting annuale organizzato da Richmond Italia e dedicato ai direttori marketing e comunicazione italiani e alle agenzie di servizi.

Ad inaugurare i lavori, un intervento di Umberto Galimberti (nella foto), professore ordinario di Filosofia della Storia all'università Ca' Foscari di Venezia, sul tema 'L'uomo nell'età della tecnologia'. "Prima di tutto, bisogna capire che cos'è la tecnica – ha esordito il professore -. Questa parola, infatti, non indica solo un insieme di strumenti, ma rappresenta l'essenza stessa dell'uomo. A differenza degli altri animali, infatti, l'uomo non dispone di istinti, e può vivere solo se compensa questa carenza istintuale con strumenti tecnici".

"Fin dai tempi dell'antica Grecia – continua Galimberti - , l'uomo si è interrogato sul rapporto tra tecnica e natura, intesa non come creazione divina, ma come ordine immutabile delle cose. Filosofi e drammaturghi concordavano sul fatto che nessuno strumento tecnologico potesse modificare la forza, la potenza e la regolarità del ritmo della natura. Allora, però, l'evoluzione tecnologica era decisamente modesta. Le cose cominciarono a cambiare nel 1600, quando, grazie a personalità come Cartesio, Galileo e Bacone nacque la scienza matematica, che mise in discussione il dominio assoluto della natura: sono gli uomini, infatti, attraverso ipotesi ed esperimenti, a stabilire quali sono le leggi della natura. Il vero 'salto' ci fu nel 1800. Fu Hegel che per primo formulò il concetto in base al quale la ricchezza delle Nazioni in futuro sarebbe stata determinata non dalle ricchezze disponibili sul territorio, ma dalla disponibilità di strumenti in grado di generare beni. La tecnica, quindi, diventava la condizione universale per realizzare qualsiasi scopo: non più un mezzo, dunque, ma un fine".

"Questo concetto, che ha origini lontane, oggi è più che mai valido: le opportunità messe a disposizione dalla tecnica, infatti, sono la condizione indispensabile perché un obiettivo diventi realizzabile e non rimanga soltanto un'utopia. L'evoluzione tecnologica ha avuto, e avrà, importanti conseguenze a livello politico e sociale. La politica oggi è basata sull'economia, che a sua volta è basata sulla tecnica. Quest'ultima, però, presuppone un certo tipo di competenze, di cui la maggior parte delle persone non è in possesso. Per prendere decisioni, quindi, si ha la necessità di ascoltare gli altri e per avere successo basta essere persuasivi: è il trionfo della retorica, che prevale sulla democrazia. A livello morale, invece, l'etica dell'intenzione, in cui un'azione viene giudicata in base all'intenzione con cui viene fatta, lascia il posto all'etica della responsabilità, in cui l'unica cosa che conta sono gli effetti generati dall'azione stessa".

"Una delle conseguenze più preoccupanti generate dall'età della tecnologia è il radicale cambio dei valori di riferimento. Oggi non esistono più categorie come 'bene' e 'male', 'proibito' o 'lecito': tutto si basa sulla logica dell'efficienza. Ciascuno di noi è inserito in un apparato tecnico (azienda, università, etc.) e si limita a svolgere una funzione, il cui scopo è spesso ignoto. L'importante è svolgere al meglio il compito che ci è stato assegnato, perché è in base a quello che veniamo giudicati, è in base a quello che costruiamo la nostra posizione all'interno della società".

"L'evoluzione tecnologica è un 'prodotto' della civiltà occidentale, che rappresenta il 17% della popolazione mondiale, ma consuma l'80% delle risorse. Senza tecnologia saremmo perduti, ma l'energia non è destinata a durare all'infinito. Penso che su questo dovremmo riflettere".

Francesca Noemi De Pasquale