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Convegno Popai. Il retail, fra depressione e trasformazione

Quella attuale è una recessione prolungata, molto vicina alla depressione, che investe anche il settore del retail. Che, nonostante alcune oculate strategie e una perdita minore rispetto ad altri ambiti della comunicazione, si trova davanti alla necessità di rinnovarsi profondamente. E' quanto è emerso al convegno organizzato da Popai, intitolato, appunto, 'Depressi? Il retail oggi e il ciclo economico'.
 In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, si può parlare di depressione anche per il retail? Questo il tema al centro del convegno odierno organizzato da Popai, intitolato, appunto, 'Depressi? Il retail oggi e il ciclo economico'. A confrontarsi sul tema, Daniele Tirelli, presidente Popai (nella foto a sinistra), Luca Pellegrini, docente di marketing allo Iulm ed esperto di retail, Cristina Lazzati, vicedirettore area retail business media Gruppo 24 Ore, e Albino Russo, responsabile ufficio studi Ancc-Coop.

"La situazione è certo difficile - ha esordito Tirelli - ma non così funerea come per altri ambiti della comunicazione. Molte aziende, infatti, in tempo di crisi spostano i budget dall'adv classico all'area della comunicazione integrata. Quindi, nonostante il 2012 sia stato anche per il nostro settore molto brutto, si ha il sentore che il reatil stia assumendo sempre più importanza nelle strategie di comunicazione".

Un 2012 interessante
"I distributori italiani hanno fatto quest'anno cose molto interessanti - ha aggiunto Lazzati -.Questo perché la grande distribuzione finalmente ha preso coscienza del proprio ruolo sociale ed economico nel Paese. L'Italia, non dimentichiamolo, è un Paese molto creativo, che ha sempre però puntato sull'industria pesante, che genera però perdite. perché invece non sfrutttare la nostra capacità creativa?".
Esempi in questo senso vengono da alcune insegne della gdo, che durante quest'anno hanno messo a punto delle strategie interessanti in alcuni ambiti precisi. Innanzitutto quello del green, come, ad esempio, Unes che di questi temi ha fatto il proprio posizionamentro, o Iper, che ha lanciato la prima linea di vini biologici, fra i pochi certificati. C'è poi l'area delle promozioni, che vengono sempre più usate nella gdo come strumento di fidelizzazione del cliente. Un'altra tendenza innovativa è anche quella delle insegne di marca, come la Cremeria e Sapori e dintorni di Conad, o Fiorfiore di Coop. E poi c'è la creazione di nuovi spazi, come l'Iperdiscount di Auchan, il Carrefour 7/24 o il ristorante Con sapore di Conad. "Molte insegne hanno poi trasformato una categoria in un reparto vero e proprio(Esselunga con i casalinghi e Iper con il marchio Ca') - continua Lazzati -, mentre alcune category killer sono state portate in store: la profumeria, ad esempio, all'Esselunga, o l'area della cura della persona al Simply".

Un settore in evoluzione
L'aspetto però che è emerso con più forza dagli interventi è che il retail sta oggi vivendo una stagione di profonda trasformazione. "La perdita crescente del ruolo degli ipermercati, che per decenni sono stati dominanti, sta causando una ridefinizione degli spazi di questo settore - ha spiegato Pellegrini -. Il problema, però, è che a oggi queste realtà non vogliono scorporarsi, e quindi si rimane in una situazione di profonda immobilità". I prossimi, quindi, saranno anni di grandi cambiamenti, in cui muteranno profondamente dinamiche e attori.

Il retail e la crisi dei consumi
Nonostante la reazione del settore sottolineata da Lazzati, non c'è comunque da stare allegri, almeno per tutto il 2013: quella che stiamo vivendo sarà infatti una recessione prolungata, molto vicina a una depressione, come è emerso dall'indagine presentata da Albino Russo, responsabile ufficio studi Ancc-Coop, sul rapporto fra le famiglie e i consumi nel 2012. "In quest'anno si sono concentrati tre effetti negativi - ha spiegato Russo -: l'incremento dell'inflazione, l'incremento delle tasse, e la rinnovata flessione del mercato del lavoro. Il carico fiscale delle famiglie italiane è aumentato di circa 3000 euro all'anno, e si prevede che nel 2013 sarà superiore a 4000 euro". La disoccupazione ha raggiunto la soglia del 15%, e il dramma dei giovani che non trovano lavoro è sempre più diffuso. E poi il potere d'acquisto è tornato ai livelli degli anni '80.
Tutto ciò ha ovviamente avuto un forte impatto sui consumi. "E' cresciuto il consumo di servizi (52%) rispetto ai prodotti (48%) - continua -. Sono crollate le compravendite di case e gli acquisti delle auto, mentre flettono anche i consumi delle tlc: il tecnologico - fatta eccezione per i tablet e gli smartphone - non tira più come una volta. E poi sono calati i viaggi, a cui fino a poco tempo fa gli italiani comunque non volevano rinunciare, risparmiando su altro". A tutto ciò si aggiunge una sempre maggiore attenzione a evitare gli sprechi nei consumi. "Solo nell'alimentare gli italiani rimangono quelli che spendono di più, nonostante anche questo settore sia calato dello 0.5%. Gli italiani restano molto attenti alla qualità di ciò che mangiano".

L'Italia, insieme alla Spagna, rimane dunque uno dei mercati più difficili d'Europa anche nel retail: è soprattutto la mancanza di redditività della distribuzione a causare un'impasse, che solo una grande trasformazione ed evoluzione del settore potrà superare.

Ilaria Myr