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Iab Forum. Joseph (S4M) / Sherlock (AOL): 'Mobile e programmatic adv necessitano di trasparenza e professionalità'

Questo il concetto chiave emerso dal confronto 'I trend dell'adv: mobile e platform' andato in scena questa mattina, 1 dicembre, a IAB Forum. La mancanza di chiarezza rispetto ad alcuni aspetti frena gli investimenti pubblicitari mobile e in modalità programmatic, che potrebbero essere già più elevati di quanto lo sono oggi. A Frédéric Bellier (RadiumOne) il compito di tracciare il futuro del programmatic adv: "Il prossimo step, che probabilmente avverrà nel 2020, sarà costituito dall'estensione delle modalità di acquisto in programmatic anche ai media tradizionali, in primis la tv", ha anticipato il manager.
E' chiaro che i device mobili hanno ormai assunto un ruolo di primissimo piano nella vita di tutti noi. A fronte di un così largo impiego da parte degli utenti dei mezzi che consentono di connettersi in mobilità, in primis lo smartphone, gli investimenti in mobile advertising da parte delle aziende non sono ingenti come ci si potrebbe aspettare. Perché?

A questa domanda, posta da Marco Montemagno, fondatore di SuperSummit, hanno provato a rispondere Frederich Joseph (foto 1), Global COO & UK Ceo di S4M, e Lewis Sherlock (foto 2), Commercial Director EMEA di AOL.

"Questa è l'era del mobile eppure se si considerano il tempo speso dagli utenti sui device mobili e gli investimenti pubblicitari su questi device non si può non notare un gap - ha spiegato Joseph - . Si tratta di un gap dovuto principalmente alla mancanza di trasparenza: gli investitori non riescono ancora a stabilire con chiarezza l'efficacia delle loro campagne e come vengano effettivamente valorizzati i loro investimenti e questo li frena dal destinare una parte ingente dei loro budget alla comunicazione mobile".

"Un altro aspetto importante da tenere in considerazione è la brand safety, strettamente connesso alla pianificazione programmatic - ha aggiunto Sherlock - . Il fatto che le aziende non si sentano sicure rispetto ai siti su cui il loro annuncio verrà veicolato le inibisce infatti dal destinare maggiori risorse a questa tipologia di advertising. Per questo è fondamentale garantire alle aziende un network di publisher di qualità, se si vuole conquistare la loro fiducia".

Per non parlare poi della viewability, un altro tema molto dibattuto. Quando un annuncio online può considerarsi davvero visto dall'utente? Le posizioni sono diverse e anche in questo caso la mancanza di chiarezza non aiuta gli investimenti a decollare.

"E' senza dubbio vero che il programmatic permette di veicolare il messaggio al giusto target, nel posto giusto e al momento giusto, ma non in tutti i casi accade davvero così - ha messo in guardia Joseph - : non mancano esempi di campagne che hanno intercettato un target diverso da quello stabilito, magari con un mezzo sbagliato. Forse se, come sembra, mobile e programmatic rappresentano ormai il presente e il futuro dell'advertising online, gli operatori del settore dovrebbero fare appello alla propria professionalità, per far sì che tutti possano trarne il massimo beneficio".

D'altra parte, come ha messo in luce nell'intervento 'Programmatic Advertising' Frédéric Bellier, managing director SEMEA RadiumOne, il programmatic sta già evolvendo verso un nuovo modello: si è già passati da una prima fase di programmatic 1.0, che ha visto l'introduzione del media buying automatizzato all'insegna della confusione, a una fase successiva più 'regolamentata'.

"Il prossimo step, che probabilmente avverrà nel 2020, sarà costituito dall'estensione delle modalità di acquisto in programmatic anche ai media tradizionali, in primis la tv, ha anticipato Bellier - . Ci sarà un unico software, una tecnologia intelligente che sarà in grado di lavorare in modo autonomo, valorizzando al massimo i dati. Sicuramente i data scientist assumeranno un ruolo sempre più strategico, ma ci sarà bisogno anche di creativi in gamba".

Secondo Bellier la nuova era del programmatic advertising porterà con sé, oltre probabilmente a un nuovo termine per identificare lo stesso programmatic, anche una maggiore attenzione alla customer experience. Ancora di più, dunque, sarà necessario impegnarsi perché si possa fare pubblicità in modo chiaro e trasparente, sfruttando tutte le nuove opportunità a disposizione.

Serena Piazzi