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Il futuro della comunicazione, sociale e non solo, tra crowdsourcing e crossmedialità

Si è tenuta oggi, 18 novembre, all'università IULM di Milano, la settima Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale. Tra i vari appuntamenti, una tavola rotonda, moderata da Franco Moretti, Presidente Art Directors Club Europeo, sul tema della creatività, tecnologia e innovazione, durante la quale si è parlato di due elementi ricorrenti nell'ambito pubblicitario attuale: il crowdsourcing e la crossmedialità.
'Communication for Happiness', è stato questo l'argomento che Pubblicità Progresso, in occasione dei 40 anni dalla propria nascita, ha scelto per la settima edizione della Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale, evento dedicato a tutti coloro che progettano, realizzano, studiano o sono gli utenti finali delle campagne sociali, che si è tenuto oggi, 18 novembre, presso l'Aula Magna dell'università IULM di Milano. 

Molti gli incontri organizzati, tra cui una tavola rotonda sul tema 'Creatività, tecnologia, innovazione: esperienze a confronto', coordinata da Franco Moretti, Presidente Art Directors Club Europeo, che ha visto la partecipazione di Paolo Iabichino (nella foto), Direttore Creativo OgilvyOne e OgilvyAction, Alex Brunori, Direttore Creativo Esecutivo McCann Worldgroup Italia, Richard Davis, Client and Project Manager Clownfish, e Tin Hang Liu, Social Media Guru Cityfan e Seolab.

Uno degli argomenti al centro del dibattito è stato il crowdsourcing, che si realizza quando un'azienda chiede a una comunità indistinta di svolgere per suo conto un compito prima affidato ai propri dipendenti. Secondo Paolo Iabichino, sarebbe proprio questa l'unica possibilità futura a disposizione del mondo della comunicazione, a patto che "le persone non siano più viste semplicemente come target". Infatti "solo in questo caso il crowdsourcing potrà diventare il nuovo modello di mercato".

Della stessa opinione sono Tin Hang Liu, secondo cui il primo passo sarebbe quello di coinvolgere direttamente le persone e di creare dei video personalizzati in cui esse stesse diventino testimonial, e Richard Davis, che ha portato gli esempi di Aegis Media, che ha creato una sorta di social network in cui le diverse ONG possono creare un proprio profilo, e American Express, che ha risolto con successo un problema di retention relativo a una delle sue carte di credito dedicata alle piccole medie imprese, dando vita a una community e a una vera e propria piattaforma, attraverso cui le aziende possono incontrarsi.

Emblematico il caso dell'Islanda, dove recentemente si è deciso di stilare una nuova costituzione, coinvolgendo direttamente la popolazione nel processo decisionale, proprio attraverso la pratica del crowdsourcing. "L'Islanda ha solo 320.000 abitanti, una democrazia partecipata è molto più facile - ha sottolineato Richard Davis - . Ma, senza andare oltre confine, anche qui in Italia ci sono state esperienze interessanti".

Si è poi passati al tema della crossmedialità, caratteristica che ormai non riguarda più solo le campagne, ma si estende agli stessi brand. "È la 'personalità' del prodotto che deve parlare a persone diverse in modi altrettanto diversi - ha spiegato Alex Brunori -. È inoltre necessario conoscere in modo approfondito tutti gli strumenti e i canali a disposizione, così da saperli interpretare e utilizzare in modo appropriato a seconda delle persone a cui ci si rivolge".

Il discorso si è poi allargato alla comunicazione sociale, che, secondo Davis, comprenderebbe tutta la comunicazione, anche quella commerciale, perchè "sociale è qualcosa che interconnette le persone".

Infine, ricollegandosi al tema principale che dà il titolo alla conferenza, si è parlato di come, negli ultimi tempi, stiano cambiando gli equilibri e di come anche i brand e la comunicazione più commerciale stiano cercando di 'migliorare la qualità della vita'. A questo proposito, Paolo Iabichino ha concluso dicendo: "Nel momento della creazione di una campagna, le aziende non pensano più solo alle idee, ma anche agli ideali, e a quale sarà l'impatto del progetto sulla vita delle persone a cui è rivolto. In questo senso la pubblicità può tornare a essere un agente culturale".