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Indicod-Ecr promuove la 'Concorrenza come motore della crescita'

Per essere competitivi occorrono efficienza, innovazione e produttività. La necessità è quella di aumentare le competenze e il potere dell'Antitrust e avviare una 'battaglia culturale' che estenda nella società la consapevolezza degli effetti positivi della concorrenza.

Oggi, 30 gennaio 2008, al Teatro Strehler di Milano, Indicod-Ecr, associazione di categoria che raggruppa aziende industriali e distributive operanti nel settore dei beni di largo consumo, ha presentato la ricerca condotta dalla società Prometeia 'Concorrenza in Italia: benefici per famiglie e imprese', che ha ispirato il dibattito sulla 'Concorrenza come motore della crescita'. All'incontro hanno partecipato imprenditori ed esperti del settore della grande distribuzione, che si sono confrontati sul tema della concorrenza in Italia.

Lo studio compiuto sotto la supervisione di Paolo Onofri, professore di politica economica all'Università di Bologna e segretario generale Prometeia, ha costruito un modello predittivo degli effetti macroeconomici della concorrenza nei 4 settori critici evidenziati dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato : energia elettrica, telecomunicazioni, servizi finanziari e distribuzione commerciale. Partendo da una situazione di stasi, senza vischiosità e variabili esterne, il risultato a cui si è giunti ha messo in chiara luce i vantaggi che si avrebbero da un aumento della concorrenza, in termini di redistribuzione delle risorse, aumento del Pil e riduzione dell'inflazione. Per essere competitivi, dunque, occorrono efficienza, innovazione e produttività.

Dario Rinero (nella foto), presidente Indicod-Ecr e presidente e ad Coca Cola Hbc Italia , ha inaugurato l'incontro ponendo l'accento sulla situazione di ristagno italiana, che ha avuto una cresciuta minore rispetto ai paesi dell'area Ue e alla situazione mondiale più in generale. "La situazione della distribuzione italiana - ha detto Bruno Aceto, direttore generale Indicod-Ecr - è ancora insufficiente, ma ciò vuol dire che abbiamo ampi margini di miglioramento e stiamo lavorando proprio in questo senso. Il sentiero da seguire è quello non solo di una diminuzione dei costi, ma anche un miglioramento delle relazioni all'interno della filiera e una maggiore condivisione".

L'intervento di Francesco Giavazzi, professore di economia politica all'Università Bocconi di Milano , ha tentato di ricostruire le motivazioni del blocco dei consumi: da una parte, infatti, il mercato è fermo a causa di una spesa pubblica molto elevata, ma, allo stesso tempo, estremamente inefficiente. Dall'altra parte, i salari sono talmente bassi che, oltre a diminuire la produttività, immobilizzano lo stesso sistema dei consumi.

"Direi che la situazione espressa anche dai risultati della ricerca sono concordanti - ha detto Antonio Catricalà, presidente dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato -; i salari sono bassi, mentre i prezzi sono troppo alti. Un altro problema riguarda il 'mal riuscito federalismo' italiano: la spinta al decentramento del potere alle Regioni, infatti, ha avuto come effetto una progressiva restrizione della concorrenza, tanto che la Corte Costituzionale si è trovata a dover intervenire per ristabilire il giusto ordine all'interno del mercato".

"Per quanto riguarda il settore dell'advertising – ha detto Catricalà a advexpress – siamo sempre più convinti della necessità dello strumento pubblicitario come fattore positivo per la concorrenza. Per questo ci stiamo battendo in modo che anche il chiuso settore delle libere professioni cominci a utilizzare la pubblicità, per mettere in moto un meccanismo virtuoso che stimoli la concorrenza e abbatta la chiusura delle corporazioni, nonostante la loro resistenza".

Per aumentare la concorrenza e aspirare a reali vantaggi per i consumatori e per l'intera nazione, sarà necessario aumentare la trasparenza in tutti i campi, dalla politica, alla scuola. "Tuttavia, non si tratta – ha detto Enrico Cisnetto, giornalista e coordinatore della tavola rotonda – di aumentare la mole di informazioni, perché la quantità è inversamente proporzionale alla trasparenza".

La necessità è quella di dare, secondo gli ospiti intervenuti al dibattito, un maggiore potere all'Antitrust e avviare una vera e propria 'battaglia culturale' , che estenda nella società la consapevolezza degli effetti positivi della concorrenza. Infine, bisogna guardare gli esempi che vengono forniti dall'estero e collaborare tra i diversi schieramenti politici a favore dei consumatori. "La mancanza di una rappresentanza statale a quest'evento – ha concluso Dario Rinero – è metafora della latitanza della politica dal tentativo di migliorare le condizioni attuali".