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John Maeda: 'in simplicity we trust'

Intervenuto come primo ospite di Meet the Media Guru, il famoso designer e condirettore del M.I.T. ha presentato le 10 regole della semplicità, linee guida del nuovo trend. Per la comunicazione e l’adv particolare attenzione all’ottava.

É stato John Maeda, graphic designer, artista visivo e teorico dell'informatica già professore emerito e recentemente nominato condirettore del M.I.T. (Massachusets Institute of Technology) di Boston, ad aprire il primo incontro di Meet the Media Guru, tenutosi ieri sera (martedì 20 febbraio) presso la Mediateca di Santa Teresa a Milano.

Grazia Mattei di MGM Digital Communication ha presentato il primo ospite del secondo ciclo di incontri, riflessioni e scambi sul tema delle tendenze future nel mondo dei media e della comunicazione mediata: "John Maeda è un vero guru dei media. L'artista e compositore Golan Levin lo ha definito a hybrid of the last living Samurai and the last living exponent of the Bauhaus".

Tra le novità di questa seconda edizione, la partecipazione di BlackBerry, che offrirà la possibilità di 'postare' in tempo reale sul sito www.meetthemediaguru.org, la crescente importanza del sito stesso e la presenza della manifestazione su Second Life.

Dopo averlo paragonato a Bruno Munari, noto artista, grafico e designer italianoche partecipò al movimento futurista, Maria Grazia Mattei ha lasciato la parola a John Maeda che ha aperto con una riflessione sul mondo della comunicazione e l'utilizzo della parola 'simplicity'. Un esempio per tutti la recente campagna Philips 'Living Simplicity'.

"Il tema della semplicità è sempre più utilizzato all'interno della comunicazione e dell'advertising. Simplicity e simple sono tra le parole più utilizzate all'interno delle pubblicità, nei claim e negli annunci. Questo offre una misura di come la semplicità rappresenti un bisogno crescente, una necessità, nella vita quotidiana, come nel rapporto tra l'azienda, il suo prodotto o lo stesso punto vendita e la persona".

Per il guru della semplicity, questo rappresenta un tema trasversale, che sorto all'interno di una ricerca sul design e sulle tecnologie non può che estendersi all'intero universo dei media.

"Quando ho cominciato a parlare di semplicità mi è stato chiesto cosa intendessi – ha spiegato Maeda -. Se 'simplicity' coincidesse con 'simplistick', con 'trend' o, domanda ancor più ricorrente e carica di speranze, se potesse divenire sinonimo di 'sales'. Per me la 'simplicity' è una domanda, una richiesta che deve essere compresa all'interno del binomio simplicity e complexity. Il mio obiettivo è stato quello di rompere l'intero sistema 'semplicity : complexity' sino a comprendere quelle che sono le due regole fondamentali che stanno alla base del volere: vogliamo di più qualcosa se questo ci fa divertire, rilassare, in un termine se ci procura benessere; vogliamo sempre meno qualcosa se questo comporta fatica".

Su questa riflessione si fondano le 10 leggi della seplicità sviluppate da Maeda e raccolte in un libro ora edito anche in Italia (Le leggi della semplicità – Bruno Mondadori). Secondo il codirettore del M.I.T. queste leggi possono essere applicate ad ogni ambito della vita.

Ma quale delle dieci leggi, secondo il loro ideatore, deve attualmente essere presa come linea guida della comunicazione?

"In questo momento la legge numero 8, 'Trust', rappresenta certamente una linea guida nella comunicazione. L'obiettivo, come sempre è quello di ottenere la fiducia del consumatore. Costruire con questo un rapporto di fiducia che si mantenga nel tempo. Questo – ha proseguito Maeda – è ora più che mai difficile, la fiducia è un bene prezioso e le aziende, le agenzie di comunicazione, i pubblicitari devono rivolgersi alle persone per ottenerla. Di sicuro anche in questo ambito la 'simplicity' rappresenta un valore".

Maeda ha quindi proseguito commentando e spiegando le prime quattro leggi del decalogo. "La prima legge, The simplest way to achieve simplicity is through thoughtful reduction, risponde a tre principi: ridurre, nascondere e incorporare. La domanda che ne consegue è: quanto puoi rendere semplice il tuo prodotto? E quindi: cosa si può ridurre?" "Per quanto riguarda la seconda, Organization makes a system of many appear fewer – ha continuato -, il concetto fondamentale è quello dell'organizzazione, che in termini di design tende a tradursi secondo la logica della 'sfumatura': riunire gli elementi differenti, sfumarli in un unicum che risponda a più funzioni".
La terza e la quarta legge appaiono molto vicine al mondo della comunicazione. "Savings in time feel like semplicity. Il punto in questo caso è: come ridurre l'attesa? Ovvero, come renderla più tollerabile? In qualsiasi attività commerciale o per qualsiasi funzione di un prodotto che richieda da parte del consumatore o dell'utilizzatore un tempo di attesa, la gestione di questo tempo diviene fondamentale. La quarta legge, Knowledge makes everything simpler – ha spiegato Maeda -, riguarda l'apprendimento. La conoscenza è alla base della comprensione, e in un mondo in cui i prodotti si fanno sempre più complessi sarà sempre più necessario spiegarli. Conoscenza sia da parte del produttore che del consumatore".

'Simplicity' come base della comunicazione e dell'advertising, trasparenza e semplicità per ottenere fiducia. Un tema noto al mondo della comunicazione e ai suoi comunicatori che cercano sempre più di fidelizzare il cliente, legarlo alla marca e costruire con lui un rapporto di fiducia.

Sembra questo il consiglio offerto da colui che il magazine americano Esquire ha definito 'one of the 21 most important people for the twenty-first century': l'ottava legge, In simplicity we trust.

Luca Giovannetti