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La mobile economy: una realtà fra i consumatori, un orizzonte ancora lontano per le aziende

Gli investimenti sul mobile sono oggi solo il 5% del totale di quelli digitali: una cifra che fa capire quanto le aziende siano ancora restie ad approcciare questo mezzo. Di questo, ma anche di misurazione di una fruizione multicanale, si è parlato al Forum della Comunicazione Digitale.

Le aziende oggi devono essere strabiche: con un occhio devono essere concentrate sul business di oggi, basato su modelli consolidatisi nel tempo, ma con l’altro devono guardare lontano, seguendo le nuove dinamiche che oggi ancora non si sa dove porteranno. In particolar modo, il passaggio dal mass media al personal media, con la diffusione sempre più capillare dei device mobili, impone a chi fa comunicazione di ripensare alle proprie strategie. Questo il tema centrale della plenaria di apertura del Forum della comunicazione digitale 2012. La tavola rotonda, moderata da Giovanni Iozzia, condirettore di Panorama-Economy, e intitolata ‘Punto sull’innovazione: visioni e trend della mobile economy’ ha visto confrontarsi sul tema diversi esponenti del mondo aziendale, della comunicazione e della ricerca.
 
Il mobile, compagno di vita
Dalla ricerca Digital Life di Tns (condotta a livello globale in 60 Paesi, fra cui l’Italia), presentata da Carolina Gerenziani, technology sector head Tns Italia, emergono dati molto interessanti: l’81% del campione intervistato in Italia (circa 1.000 persone) accede a internet da pc, mentre il 28% da smartphone. Un dato, questo, in crescita dell’87% rispetto al 2010. Il 5%, poi, dal tablet, la novità tecnologica del 2011, e il 5% da connected tv.
Il cliente mobile, poi, è anche multitasking: usa cioè il mobile mentre guarda la tv, o fa shopping, o, ancora, ascolta la radio. E poi c’è il fenomeno dei social media, visitati tramite mobile dal 37% del campione.
 
Le aziende alla prova d’esame
Everytime and everywhere: in ogni momento, ma anche in ogni luogo, fuori ma anche dentro casa: gli strumento mobili offrono oggi alle aziende queste opportunità di contatto con il proprio target. Ma le aziende sono pronte a seguire l’evoluzione dei loro clienti? Per Antonio Turroni, partner e managing director The Boston Consulting Group, non lo sono “E’ un problema di tipo culturale, mancano al loro interno i giovani che capiscono queste tendenze”. Nonostante dunque il mobile sia un elemento ormai immancabile nella vita degli italiani, la distanza fra questi strumenti e le aziende è ancora ampia. Prova ne è che il mobile advertising costituisce oggi solo quasi il 5% di tutti gli investimenti sul digitale.
Per dare maggiori informazioni agli investitori, Audiweb ha dall’anno scorso iniziato un progetto di monitoraggio sul mobile (tablet e smartphone) con l’obiettivo di avere già quest’anno una fotografia dell’accesso di internet sia da pc che da mobile. “Ad oggi calcoliamo che ci siano ogni mese 10 milioni di utenti che si connettono da smartphone, 1 milione da tablet, e 27 milioni da pc - ha spiegato Enrico Gasperini, presidente Audiweb (a sinistra nella foto)-. Il problema, però, è che ancora la fascia della popolazione più anziana, dai 55 anni in su, non utilizza il mobile per il web. Il potenziale di crescita è dunque enorme, e ci si deve lavorare”.
Due fenomeni che possono aiutare a cavalcare l’onda sono quello dei social media e quello del gaming. “Quest’ultimo è un nuovo modo di ingaggiare i consumatori, che sta vivendo un grande successo - ha spiegato Lorenzo Brabantini Scanni, presidente The Name Group -. I consumatori ormai ‘si aspettano’ di essere intrattenuti sul mobile tramite un gioco”.
E poi ci sono certo le App: esplose con gli iPhone, non sono però una realtà limitata al mobile, ma sono molto diffuse ad esempio anche quelle di Facebook.
Imortante, però, è che anche il mobile sia inserito in una strategia integrata di comunicaizone. Perchè, come spiega Brabantini Scanni: "Il mobile non è uno strumento "stand alone" ma parte di una strategia multicanale che non può prescindere dai diversi touch points per mantenere vivo il rapporto con il target dei brand. Tra le possibili evoluzioni, servizi prima considerati innovazioni come la localizzazione e la realtà aumentata adesso prendono piede in aree "main stream". Si segnala anche l'affermazione delle remote apps, applicazioni che, parlando con un sensore in un oggetto di vita comune, rendono possibili interazioni anche nel mondo digital. Guardando al futuro, penso si affermeranno sempre più le apps su Facebook che, oltre a interagire con i fans dei brand per creare sistemi di engagement, stimolano una "conversion" verso l'uso dei servizi/prodotti dei clienti".
 
“Si deve però fare attenzione a non farsi prendere dall’entusiasmo - ha ammonito Andrea Prandi, senior vice president comunications Edison -. Alcune realtà, come ad esempio Qantas o Mc Donald’s hanno di recente fatto un’operazione su Twitter, che ha avuto pessimi risultati, e che si è attirata le critiche dei clienti. Prima bisogna essere pronti a dare le risposte; solo allora si dà inizio all’attività”.
La chiave di tutto però sta nella capacità di innovazione: tendenza, ahinoi, che in Italia non è incentivata da un sistema di venture capital e di start up. “Bisogna favorire la diffusione di start up, come succede in molti altri paesi - ha dichiarato Enrico Gasperini. Solo così si instaurerà un processo di innovazione”.
 
La misurazione dell’interazione
La parola d’ordine di questi mezzi è dunque interazione fra il consumatore e l’azienda. Ma come è possibile misurarla oggi? “E’ un piccolo incubo - ha commentato Enrico Gasperini (Audiweb) - perché a oggi esiste, per esempio, lo studio Audiweb sui vari schermi legati alla Rete (pc, mobile, e un domani smart tv). Ma manca invece il calcolo incrociato con gli schermi tradizionali. Esistono oggi le misurazioni divise per mezzi, ma manca una misurazione multimediale. Per questo oggi si discute, anche con l’intervento dell’AgCom, su come arrivare a una connessione fra le diverse ricerche per monitorare il comportamento dell’individuo. Ma, ammesso che ci si arrivasse, sarebbe affidabile una misurazione così ampia? Io non ne sono convinto”.
 
La partita dunque è ancora tutta da giocare.