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Linkontro/Calabresi come Jobs: abbiate fame di fare cose nuove e speranza

(Dal nostro inviato Salvatore Sagone) 'Cosa tiene accese le stelle', è il titolo del l'ultimo libro del direttore de La Stampa. Standing ovation per lui, perché ha saputo infondere un ottimismo realistico, fondato sulla memoria di un passato in cui le persone, nonostante i problemi ben più gravi di quelli odierni, avevano comunque la fame e il coraggio di sognare un futuro. Occorre, quindi, uscire dagli stereotipi.
(Dal nostro inviato Salvatore Sagone) Il direttore de La Stampa come Steve Jobs. La crisi, secondo Mario Calabresi dovrebbe fare tornare due valori forti: la fame di fare cose nuove, di futuro, e la speranza. “Non abbiamo bisogno di pessimismo e di cinismo che mettono addirittura alla berlina chi ci prova”, afferma convinto il direttore de La Stampa. “Oggi in Italia c'è un tasso di cinismo altissimo, è diventata quasi una moda dire che tutto va male e che non ci sia alcuna speranza per il futuro. Ma predicare il pessimismo è un delitto. I media hanno una parte di responsabilità, nell'amplificare fatti come l'inflazione (oggi assai inferiore rispetto al passato) o i suicidi per la crisi (il numero è inferiore rispetto a due anni fa). Oggi, a differenza del passato, chi si toglie la vita lo fa allegando un messaggio di denuncia, che vengono intercettati dai media facendoli diventare le notizie più importanti.

Se guardiamo al passato scopriamo che oggi, comunque, stiamo assai meglio: “Non dimentichiamoci che nel '61 il 40% delle abitazioni a Milano non aveva il bagno in casa. come pure, nonostante tutto, la sanità italiana ha permesso di avere una vita media degli italiani superiore a quella degli Stati Uniti, per esempio”.

Si veda anche la penetrazione dei cellulari, anche presso le fasce più giovani. Il problema è che oggi crediamo di stare meno bene rispetto a qualche anno fa. Perché, quindi, siamo più pessimisti? “Perché ci manca il senso di futuro, quello che avevano gli emigranti che negli anni 60 venivano dal sud sperando in una vita migliore per sè e per i propri figli. Quindi, la memoria deve aiutarci per affrontare la difficile situazione presente. Ed è necessario avere il coraggio di cambiare, di evolversi. Il problema è che in questo paese ci siamo nessi a sognare col freno a mano tirato. Dobbiamo rimettere in moto la nostalgia del futuro”.

Un esempio dell'atteggiamento da adottare ci viene proprio dagli immigrati provenienti da paese più o meno lontani. Come quello di una bambina marocchina, intervistata dallo stesso Calabresi, che sogna di fare il cardio-chirurgo nonostante le proprie umilissimi origini. Ma che, proprio in virtù di questa consapevolezza, studia, si impegna ed è la più brava della sua classe. Forse non riuscirà a coronare il suo sogno, ma ci avrà provato e riuscirà comunque a migliorare la sua condizione rispetto a quella dei propri genitori. Tanti ragazzi italiani, viziati e con la pancia piena, dovrebbero forse prendere ispirazione da questa bambina.