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Linkontro. Kahale (P&G): Sveglia Italia, torna ad attirare investimenti

Santa Margherita di Pula (Ca). Accorato l'appello al sistema Italia dell'ad della multinazionale americana. Soltanto 18 dei 1.600 miliardi di dollari disponibili per investimenti all'estero finiscono in Italia. Per attirarli occorre sconfiggere la burocrazia e intervenire sulle regole che disciplinano il lavoro.
Intervistato da Myrta Merlino Sami Kahale, amministratore delegato di Procter & Gamble, che con preoccupazione fa notare che l'Italia, pur essendo un paese importante, sta perdendo colpi. Per diversi motivi, per la concorrenza dei paesi emergenti e per la competizione interna tra i paesi europei. Sui 7 miliardi di persone 5 sono nei paesi in via di sviluppo, nel 2059 sul pianeta altri 2 miliardi di persone. Nel complesso 5 in Asia e due in Africa. La classe media aumenterà soprattutto lì. Quindi il baricentro si sta spostando nei paesi emergenti.

L'altro dato e la possibilità di fare business che in Italia è particolarmente difficile. “Tutti i paesi occidentali in questo senso sono davanti a noi. Questi due fattori fanno perdere colpi all'Italia che comunque è un paese ricco, con un tessuto produttivo eccellente e fornitori qualificati, e molto talento. Ma dobbiamo svegliarci”.

Il crollo dei consumi impone una scelta nei prodotti e sul loro posizionamento. La prima concorrenza inizia con i colleghi P&G degli altri paesi come Francia, Spagna ecc. Dobbiamo convincere i nostri head quarter a investire in Italia”.

Anche la stampa internazionale ci mette del suo non ritraendo un quadro favorevole nei confronti del nostro paese. C'è una sorta di pregiudizio.

Come pure è da sfatare il mito delle multinazionali 'cattive': “Il 6% del Pil italiano è dato da investitori stranieri. In termini numerici le aziende sono poche ma danno occupazione al 10% della forza lavoro ad esempio, e portano conoscenza, formazione per i manager. Nelle multinazionali la cultura meritocratica è maggiore rispetto alla cultura italiana”.

Eppure soltanto 18 dei 1.600 miliardi di dollari disponibili per gli investimenti all'estero finiscono in Italia. “Dieci sono i miliardi che potrebbero ancora essere investiti nel nostro paese, si tratterebbe di un aumento del Pil quasi dell'1%”.

Quindi, cosa frena gli investimenti Esteri? “La burocrazia, e l'inefficienza degli istituti pubblici. In termini di complessità burocratica ci posizioniamo al 142 posto su 144 nel mondo. La burocrazia è un cancro. In secondo luogo la giustizia non è efficiente, il carico fiscale e la flessibilità del lavoro fanno il resto: abbiamo una disoccupazione giovanile che arriva al 38%. Se non esiste lavoro perché tante norme per proteggerlo?.

Infine non esiste un programma serio per attrarre investimenti esteri: siamo all'87° posto, mentre la Spagna è al 44°, la Francia al 29°, l'Inghilterra al 7° (fonte: Doing Business 2012)”.

Qualcosa però si muove. “Il comitato investitori Esteri di Confindustria, nato da pochi anni, e composto da 84 multinazionali, cerca di migliorare la competitività del paese per attrarre investimenti stranieri. La prima cosa fatta è l'analisi di quello che fanno gli altri paesi. Priorità strategie e struttura sono le tre parole chiave per attrarre gli investimenti. Priorità in termini governativi, settori nei quali attrarli, e luoghi dove destinarli. La Francia ha dichiarato una priorità di governo, fissato incentivi per la ricerca e creato un territorio di eccellenza come Ile de France”.

In Italia, purtroppo, si guarda al breve termine e al proprio interesse. Ma si tratta di capire cosa vuole diventare: un paese industriale, di servizi, turismo. Manca una visione strategica.

Il Noi si basa, quindi, sulla fiducia, sulla volontà di stabilire obiettivi comuni. Dobbiamo essere competitivi sui costi ed efficienti in tutta la supply chain come, ad esempio far muovere le merci su ferrovia invece che su ruote. Insomma bisogna combattere le inefficienze. Dal Roi al valore del noi, anche le multinazionali devono riscoprire questa dimensione.

“Il valore del Noi, del fare sistema, può aumentare il valore del Roi”, sintetizza Kahale.

Salvatore Sagone