Live Communication

Linkontro/L'Italia ce la farà?

(Dal nostro inviato Salvatore Sagone). Il titolo del primo convegno di apertura dell'evento organizzato da Nielsen, coordinato da Maria Latella, doveva essere un'affermazione. Il dubbio è d'obbligo sulla base dei limiti che fanno parte del DNA degli italiani. Ne hanno parlato Riccardo Illy, Umberto Galimberti, Beppe Severgnini e Roberto Pedretti.
"L'Italia che ce la fa una speranza o un'affermazione? Da donna, da madre dico che ce la puó fare".  Così la giornalista Maria Latella (foto 1), ha aperto il convegno organizzato da Nielsen, Linkontro. L'evento è entrato subito nel vivo con una discussione tra il filosofo Umberto Galimberti, Riccardo Illy, presidente dell'omonimo Gruppo, il giornalista Beppe Severgnini, Roberto Pedretti (foto 2),  country manager Nielsen.

Quali sono le prospettive per il nostro paese? "Nel breve non buone - afferma Pedretti (foto 2), -, quello che sta succedendo è che i consumi vengono intaccati a differenza di quanto accaduto nel 2008 e 2009. In questi ultimi anni la crisi ha toccato il potere d'acquisto e i risparmi. Dalla consumer survey di Nielsen nel primo trimestre 2012 emerge che 4 italiani su 10 vorrebbero risparmiare ma non ce la fanno. C'è una diffusa consapevolezza che il proprio patrimonio finanziario è critico. E, dunque questo non è un momento buono per fare acquisti".

Da cicale, che se la raccontavano un po' su, a depressi:  questa è stata la nostra parabola negli ultimi anni. Perchè, chiede Latella

Nella situazione economica ci sono situazioni oggettive di difficoltà per tanti consumatori e imprenditori che si deprimono e arrivano anche a gesti estremi. Per fortuna si tratta di una minoranza, ma che potrebbe tuttavia provocare gesti di emulazione. Se all'incertezza che supera il limite, si aggiunge un sistema Paese che non aiuta le imprese, il vaso trabocca.

Perché non c'è voglia di reazione? si domanda Latella. Qualche anno fa con la minaccia dei prodotti cininesi,  il tessile ha reagito andando a vendere in Cina prodotti di qualità. Fortunatamente, osserva Latella, questo approccio c'è ancora oggi ed è la nostra salvezza.

I media stanno enfatizzando troppo il pessimismo che, pure ha ragione d'essere, dichiara Latella.

"Stiamo raccontando male questa situazione" afferma Severgnini (foto 3), "I rischi sono due, o ignoriamo i problemi drammatici e atavici del Paese per sposare un ottimismo irrealistico, o ci lasciamo andare al pessimismo più cupo. Noi media dobbiamo passare nel mezzo tra queste due strade" sottolinea.

Cosa pensa un filosofo come Galimberti, su come stiamo reagendo alla crisi? "Negli anni 50 e 60 si progrediva perché il futuro era una promessa, oggi è una minaccia, soprattutto per i giovani"  commenta Galimberti. "Chi si laurea in filosofia sa già che non potrà insegnare, lo fa per pazzia. Bisogna cambiare modo di pensare".  "Abbiamo una moneta che non ha uno stato e stati che non hanno moneta - osserva - . La Germania distrugge l'Europa. L'ha già fatto due volte in passato e rischia di farlo anche questa volta. Noi abbiamo colpe serie. Abbiamo un tasso di corruzione troppo elevato, come se non avessimo coscienza che la corruzione rappresenta un danno economico. C'è la mafia e per gli Italiani lo Stato è un nemico, bisogna fregarlo. Con queste premesse dove andiamo?".  Infine, sottolinea Galimberti - in Italia non c'è meritocrazia perché non siamo ancora diventati cittadini, ma vige la legge del sangue, ci si aiuta in famiglia".

Riccardo Illy (foto 4), concorda con Galimberti. "Finché non cambiamo le regole del nostro ordinamento giuridico , non cambieremo mai" commenta .
"Si tratterebbe di abrogare tutte le leggi dal dopoguerra a oggi. Bisogna essere pratici" afferma Severgnini. "Partiamo dal fare una legge elettorale decente, ad esempio. Abbiamo un Parlamento che rappresenta la peggiore classe politica che l'Italia abbia mai avuto perché una legge ha permesso di inserire tutti, amici, parenti e gente che con la politica non c'entra niente".

"Altro dramma è l'assurdità di lavorare per lo Stato e non essere pagati" osserva Severgnini. Infine, "accettare l'idea che il nostro decentramento è diventato la licenza di fare quello che ci pare. Altro che federalismo. Dobbiamo fare di tutto per dare fiato a una generazione che sta crescendo, e che non ha memoria 'rosa' alle spalle. Hanno grinta, aiutiamoli. Non si può pensare che la Repubblica sia fondata sullo stage".

Cosa comprano gli Italiani? "Il risparmio è diventato un must - osserva Pedretti.  Quindi si va più volte al supermercato e si acquista un po' di meno. Se si va più in profondità vediamo che coloro che hanno redditi molto alti tendono a incrementare l'importo dello scontrino medio. Forse perché anche il ricco va meno al ristorante perché ha voglia di riscoprire comportamenti più virtuosi, morigerati, magari spendendo anche di più. Aperitivi in casa, preparati per torte e pasta, sono voci in crescita. Dobbiamo quindi lavorare sempre di meno su un consumatore analizzato secondo parametri sociodemografici per ripartire dai consumi. Ci sono piattaforme, come quelle digitali, che ci consentono di conoscere meglio i consumatori e le loro abitudini".

La crisi sta accelerando il cambiamento dei consumatori. Le audience tv sono aumentate negli ultimi due anni, in Italia i più forti user di social network sono i cinquantenni.

"Il cambiamento non può arrivare dai vecchi, ma dai giovani" afferma Galimberti (foto 5)."Tra i 15 e i 30 anni si esprime il massimo del potere creativo. Quindi bisogna ascoltare i giovani, le loro idee, è necessario introdurli nei processi innovativi e decisionali". Se non fosse stato per internet, nella versione testuale e video, i giovani non sarebbero entrati nel mondo dell'informazione. Parola di Severgnini.

Cosa possono fare le imprese per invertire il trend attuale? Lo stanno già facendo ingegnandosi nel coniugare la tecnologia con la creatività e l'innovazione. Insomma perdiamo dei brand ma inventiamo le macchine per realizzarle.

L'altro aspetto è l'estetica, nella quale l'Italia è molto apprezzata nel mondo per quanto riguarda moda, design e cibo. Quindi dobbiamo produrre beni ad alto contenuto estetico, offrirli ai turisti che a milioni arrivano nel nostro Paese, trasferendo le conoscenze da una generazione all'altra. Anche il patrimonio artistico italiano va ripreso per sfruttarlo meglio di quanto facciamo.

L'invito di Monti è di investire i propri soldi nella propria impresa.  I figli non vogliono fare la fatica dei padri, questo per Galimberti è il motivo per cui molti figli non fanno crescere le imprese di famiglia, col risultato che le imprese chiudono. Quindi, invece di cessare l'attività delle imprese bisognerebbe avere il coraggio di passarle a manager esperti.


Infine, sollecitati da Maria Latella, ecco le parole chiave che i relatori hanno lasciato all'audience riunita al Forte Village.

Severgnini: think outside The box, imparate a pensare fuori dagli schemi, siate anticonformisti.

Riccardo Illy: Fiducia. La situazione attuale rende difficile averla ma bisogna sforzarsi e pensare che questo è un momento di sconforto che supereremo. Come è sempre successo in passato. Soprattutto bisogna infonderla ai giovani.

Pedretti: innovazione e integrità: quest'ultimo valore sarà determinante nel 2013.

Galimberti: occorre una nuova etica pubblica, con un'educazione che deve iniziare dall'asilo. Occorrono regole e non deroghe.