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Mobile Content: gli operatori sono pronti, ma chi finanzierà reti, contenuti e servizi?
Alla presentazione della ricerca 2007 condotta nell’ambito dell’Osservatorio Permanente sui Mobile Content dalla School Of Management del Politecnico di Milano, è seguita una tavola rotonda moderata da Umberto Bertelè (presidente della School of Management del Politecnico) e Maurizio Decina (Ordinario del Politecnico), che ha visto confrontarsi, fra gli altri, alcuni dei principali player del settore.
Alla presentazione della ricerca 2007 condotta nell'ambito dell'Osservatorio Permanente sui Mobile Content dalla School Of Management del Politecnico di Milano, è seguita una tavola rotonda moderata da Umberto Bertelè (presidente della School of Management del Politecnico) e Maurizio Decina (Ordinario del Politecnico), che ha visto confrontarsi, fra gli altri, alcuni dei principali player del settore: Marco Comastri, ad Microsoft Italia, Lugi De Vecchis, ad Nokia Siemens Networks, Pietro Guindani, ad Vodafone Italia, Alberto Lotti, Alcatel-Lucent Italia, Luca Luciani, dg Domestic Mobile Services Telecom Italia, Massimiliano Magrini, country manager Google Italia, e Vincenzo Novari , ad 3Italia.
Il dibattito si è aperto con un intervento di Andrea Rangone, responsabile scientifico Osservatorio Mobile Content Politecnico di Milano, che ha riassunto dalla ricerca 2007 alcuni temi e spunti di riflessione. "Il rallentamento della crescita è spiegato da due principali fattori – ha detto Rangone –: un mercato certamente più maturo, ma soprattutto la crescente attenzione di tutti gli operatori verso gli snodi centrali e le innovazioni che caratterizzano il settore. Il primo è il trend molto forte del Mobile Internet, in cui la trasposizione dal web al mobile web deve avvenire secondo criteri che mettano in primo piano la user experience, oggi insoddisfacente per la gran parte degli utenti. Ma concentrandosi su questo aspetto non c'è il rischio che le grandi TelCo si trasformino in semplici 'carrier' e perdano il ruolo di fornitori di contenuti più strettamente legati alla mobilità?". Ancora da verificare, secondo Rangone, saranno il ruolo e i modelli della Mobile Tv e delle relative reti trasmissive (Dvb-h, Umts/Hsdpa...), così come il ruolo che potrà giocare l'advertising per integrare – e certo non sostituire – il modello di business fondato su servizi premium. "Di certo – ha cncluso – i modelli di business dell'advertising su Internet non sembrano essere replicabili quando si parla di Mobile".
Maurizio Decina ha ricordato i tre fenomeni maggiormente impattanti sul futuro del comparto: "La grande novità di Internet sui cellulari è la geolocalizzazione: grazie al mobile, l'idea di pubblicità personalizzata troverà finalmente uno sbocco. Una pubblicità mirata, profilata e istantanea nel momento e nel posto in cui mi può interessare di più. In secondo luogo gli 'MVNO' (mobile virtual network operators) che potranno divntare strumenti di brokeraggio utili, ad esempio, per dare agli utenti possibilità di effettuare micro-pagamenti. Infine l'entertainment: ci sarà un'offerta che userà tutto il potenziale del digitale terrestre per canali di altissima qualità, ma che in più metterà a disposizione l'interattività – non solo sui cellulari ma, per esempio, anche in un mercato potenzialmente molto interessante come quello dell'auto".
Marco Comastri, amministratore delegato di Microsoft Italia, ha delineato il duplice ruolo della sua azienda nell'ambito del mobile internet: "Il nostro primo obiettivo è quello di arrivare a una piattaforma web – fissa o mobile che sia - capace di integrare davvero tutti i servizi di cui si sta parlando da tempo, che oggi sono già disponibili ma a compartimenti stagni a causa dei diversi sitemi proprietari. Ma il nostro secondo ruolo è anche quello di web company: con MSN, Windows Live vogliamo soddisfare le esigenze di informazione degli utenti e aiutarli a trovare le informazioni che cercano, ma ancora di più – attraverso la nostra piattaforma di messaging – vogliamo rendere più forti le relazioni fra le persone".
Facendo riferimento tanto al fisso quanto al mobile, Pietro Guindani, amministratore delegato di Vodafone Italia, ha osservato come sia necessario "Andare al di là della tecnologia e guardare ai mercati per i loro aspetti concorrenziali. Oggi i freni alla diffusione dei servizi in banda larga dipendono proprio da quanta concorrenza c'è effettivamente sui mercati". Per quato riguarda il mobile, poi, Guindani ha ricordato il successo del SuperUmts, la cui domanda supera in questo momento l'offerta disponibile, ma il cui tasso di crescita è indicativo di come il costo sia considerato conveniente. "Per quanto riguarda il Wap – ha proseguito – il suo innesto è stato lungo, ma oggi gli operatori di rete hanno superato l'ambizione di essere fornitori esclusivi di contenuti per i propri clienti, e ciò sta determinando una nuova spinta verso questo tipo di servizi". "La domanda – ha quindi concluso – manca invece nel segmento della Mobile Tv: i risultati commerciali non sono stati finora all'altezza delle aspettative, e si è ancora alla ricerca di un connubio, non facile, fra la stanzialità della televisione tradizionale e la mobilità offerta dai cellulari".
Luca Luciani, direttore generale Domestic Mobile Services Telecom Italia, ha invece insistito sulla necessità di aumentare sia la velocità sia la capacità della banda. "E' ancora davvero troppo presto per confrontare le performance del mobile con quelle del fisso. Credo che la priorità, in questo momento, sia quella di offrire agli utenti un'esperienza d'uso il più 'seamless' possibile, e in questa direzione vanno le diverse offerte 'convergenti' presenti oggi sul mercato". Luciani ha anche ricordato i quattro fattori che ancora differenziano l'uso del cellulare per la voce e per i dati: "Quando facciamo una telefonata abbiamo la certezza della connessione, della sua durata, della sua qualità e del suo prezzo. Fin quando non avremo le stesse certezze anche nell'uso del cellulare a fini diversi dalla voce gli utenti non saranno disposti a seguirci".
Non risposte ma domande da parte di Vincenzo Novari, amministratore delegato 3 Italia: "Chi paga o pagherà per tutte le cose di cui continuiamo a parlare? Dagli utenti viene la richiesta di offrire tariffe flat, ma la cosa è evidentemente impossibile... Una tariffa flat è impensabile a meno che – come 3 ha già fatto – non si pongano dei limiti. Bisogna imparare a distinguere l'Internet di massa dagli 'smanettoni': nella nostra esperienza l'uso quotidiano di chi naviga per cercare un'informazione o per leggere la mail è estremamente limitato, e il limite della tariffa flat, in questo caso, si rivela più che sufficiente". "Si parla di reti wi-fi e wi-max, ma chi è disposto a investire i 6-7 miliardi di euro necessari a coprire il territorio nazionale? – ha proseguito –. Ci sono servizi per i quali i clienti non sono semplicemente disposti a pagare: un esempio sono i sistemi di pagamento, che ho personalmente sperimentato quando ero ancora in Omnitel. Le banche vogliono il loro margine e i clienti non accettano il sovrapprezzo. La domanda è allora, di nuovo, chi paga?". Stesso discorso per i contenuti: "Siamo felici di offrire ai nostri utenti nuovi servizi e contenuti, è naturale. Ma quando parlo ai potenziali fornitori di revenue sharing scappano tutti a gambe levate..." ha concluso.
Massimo Magrini, country manager Google Italia, ha concluso il giro di microfono ricordando come le stesse domande che pone Novari oggi, Google e tutte le altre web company se le sono poste già qualche anno fa: "Per questo Google ritiene che il fattore critico sia offrire ai clienti del mobile le stesse applicazioni di cui già dispone sul web. Da tempo abbiamo avviato numerose partnership con diversi operatori di rete proprio per questo motivo, e da queste partenrship emergono due lezioni che abbiamo imparato: la prima è quella sulle tariffe, la seconda sulla user experience e la facilità d'uso. Il passo successivo non può che essere la ricerca di un utilizzo sempre più di massa della piattaforma mobile web. Solo sl crescere degli utenti, infatti, cresce anche l'utlizzo, e diventa di conseguenza possibile sviluppare un modello di business basato sulla pubblicità".
Tommaso Ridolfi

