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Roberto Saviano ospite del Wired Next Fest per parlare di libertà e non solo. Sul palco anche il Nobel per la Pace Shirin Ebadi
Nella giornata di chiusura dell'evento organizzato da Wired, giunto quest'anno alla sua terza edizione, un'ora con lo scrittore napoletano autore di Gomorra, durante la quale si è discusso, insieme al direttore del magazine Massimo Russo, dei limiti che la libertà può incontrare. Dopo un avvio inedito grazie alla presenza della pacifista iraniana, Saviano ha presentanto una serie di riflessioni che, partendo da Charlie Hebdo e passando per la bulimia d'espressione del mondo social, è terminata con le risate tra le parodie targate The Jackal.
Il Main Dome del Wired Next Fest ai Giardini Indro Montanelli giunto al termine (leggi news), nella giornata conclusiva del 24 Maggio, ha visto protagonista per un’intervista lo scrittore e giornalista Roberto Saviano (nella foto). Sul palco, l’incontro inedito tra Saviano e il premio nobel per la pace Shirin Ebadi che ha affermato: ”Sono felice di incontrarti, da quando ho saputo di te ho capito quanto un giornalista possa essere importante per la salute politica di una società. Rappresenti un esempio per tutti i giovani”.
Shirin Ebadi ha tenuto a ricordare come, quando ci furono minacce alla vita e alla libertà di Saviano, lei fu tra i Premi Nobel che sottoscrissero la petizione per garantirgli tutela.
L'autore di Gomorra ha cominciato il suo intervento ricordando la strage di Charlie Hebdo per poi riflettere sul perimetro della libertà d’opinione: “Quel mio arrivederci alla prossima strage - ha affermato Saviano - significava che se ne sarebbe tornato a parlare solo quando il sangue sarebbe tornato a scorrere. Molti presero le distanze, anche negli Stati Uniti, da quel tipo di satira”.
Ma qual è il vero strumento per isolare chi, attraverso la parola, denuncia?: “Spesso si cerca di colpire queste persone su aspetti collaterali, su faccende che non toccano direttamente il loro lavoro”, ha sottolineato Saviano.
Tanto da condurre i protagonisti di queste battaglie al pentimento: “Non vale mai la pena giocarsi tutto per raggiungere l’ambizione di poter mutare il corso delle cose con le parole - ha spiegato lo scrittore -, è una convinzione arrogante”.
Ecco il perché delle scelte dirette ad ambiti apparentemente distanti, come le trasmissioni tv: “Mi scrivevano non fosse il caso di portare ‘Le notti bianche’ di Fedor Dostoevskij ai ragazzi e al pubblico di Amici, perché convinti si trattasse di gente lontana dalle librerie, quindi dai libri. Era esattamente il pubblico a cui volevo parlare. Fu un momento di una potenza enorme”, ha dichiarato Saviano.
Saviano ha tenuto a precisare che non esiste un pubblico privilegiato, per poi confessare: “Voglio contaminarmi e, se necessario, rinunciare anche a parte della mia coerenza. La trasformazione culturale è il mio obiettivo”.
Il prezzo che si paga, nel corso di questa strada di denuncia, è molto alto: “Anzitutto la sensazione del senso di colpa che si ha a sentirsi vivi - ha spiegato Saviano - ma ad ogni cattiveria, come dice Salman Rushdie, rispondo a chi vuole la morte con altra vita: un’altra persona da conoscere, una nuova festa a cui partecipare, un'altra passeggiata da fare come uomo libero".
Celebrare lo spirito vitale, questa la resistenza.
L’attacco a un intellettuale, un artista, un attivista politico non passerà mai, dunque, sul suo tema specifico, sulla sua battaglia: “Da Ai WeiWei a Yoani Sanchez le accuse saranno sempre ai fianchi, continue - ha aggiunto l’autore di Gomorra - . L’obiettivo è isolare la persona con una diffamazione continua e cadenzata. È un meccanismo che punta agli amici, non ai nemici. Punta, appunto, a insinuare il dubbio in chi ti sostiene”.
Il lavoro che fine fa? In una condizione di isolamento, sotto scorta, continuare a fare il proprio mestiere è complicato. Si cambia dunque strada: “Devi reinventarti - ha commentato Saviano - per esempio con i dati. Il passaggio sui social network è poi essenziale: l’hater è per esempio la prova che stai andando nella direzione giusta. Anche l’insulto più tipico mi fa capire, tramite i social, che sto uscendo di casa”.
Stesso discorso per altre strade come la serie tv tratta da Gomorra: “Per ora è un prodotto in cui si può sperimentare - ha raccontato lo scrittore, ricordando la sua esperienza come sceneggiatore -. Una delle ossessioni, per esempio, ruota intorno ai dettagli: l’obiettivo di quello sforzo è spiegare”. Un approccio quasi saggistico che punta, nel tempo, a formare lo spettatore. Ha una vita lunghissima, su più canali, “che ti fornisce un ricordo importante e la capacità di non giudicare immediatamente ma dandoti tempo. Darsi del tempo diventa determinante, per non esprimere giudizi avventati subito dopo aver letto tre righe sul caso del momento”.
Lo scrittore partenopeo, riferendosi alle facili prese di posizione tipiche del web 2.0, ha riflettuto anche su quanto sia distante la serialità da questo nuovo mondo dettato dalla rete, così come dal vecchio metodo della scrittura su carta, che non lascia scampo a eventuali rettifiche.
Molti l’hanno accusato di essere un gufo: “Renzi si è chiuso alla società civile dopo la vittoria alle elezioni europee - ha detto Saviano -, sta parlando solo ai suoi. Io faccio questo di mestiere: racconto, sollecito. Quindi critico, altro che gufo. Il Pd non può rimanere nella logica per cui si dice signorsì o si sta gufando: bisogna crescere. Per farlo è necessario il muscolo del confronto”.
Chiusura insieme ai The Jackal, sulla loro parodia 'Gli effetti di Gomorra sulla gente': “Interpretare me stesso è stato pazzesco - ha chiuso Saviano - sono bravissimi perché sono sempre pronti, pur nella scrittura, a inserire, secondo la grande tradizione napoletana, l’improvvisazione. Ci credo in questa strategia, ci credo fortemente: smontare certi personaggi per renderli macchiette“.
AR

