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MFE ridisegna la strategia: tv al centro, piattaforma europea e sinergie per crescere in Europa. Pier Silvio Berlusconi: “Ora investiamo sui contenuti e costruiamo la televisione del futuro”
Un anno di svolta, che ha trasformato il progetto europeo di MFE da visione strategica a realtà industriale. È questo il messaggio centrale dell’intervento di Pier Silvio Berlusconi in occasione della presentazione dei palinsesti Mediaset 2026-2027.
“È passato solo un anno, ma per noi è stato un anno decisivo. Quante cose sono cambiate”, ha esordito Berlusconi davanti alla stampa, ricordando il punto di partenza: “L’anno scorso eravamo a metà del guado con l’operazione su ProSiebenSat.1 e il progetto europeo partito sette anni prima era ancora un disegno. Oggi abbiamo raggiunto la maggioranza di controllo, abbiamo aggiunto una partnership importante con un’azienda media portoghese e MFE è una realtà presente in Germania, Portogallo, Italia, Spagna, Svizzera e Austria”.
Un percorso che, secondo il CEO, ha cambiato la dimensione del gruppo: “Abbiamo costruito qualcosa che nessuno aveva mai pensato di fare: un grande aggregato europeo fondato sulla televisione generalista gratuita”.
Berlusconi ha spiegato che, dopo mesi di lavoro su riorganizzazioni, efficienze, intelligenza artificiale, tecnologia e sinergie, il gruppo ha scelto di semplificare il proprio approccio.
“Abbiamo bisogno di una strategia nuova, con obiettivi semplici e chiari”.
Il primo punto della nuova strategia è un ritorno all’identità originaria: “Noi non siamo editori. Siamo editori televisivi. Crediamo nella forza della televisione”.
Una scelta che, secondo Berlusconi, rappresenta anche una sfida controcorrente rispetto ad altri broadcaster europei: “Investiremo sul prodotto. In Italia già lo facciamo, ora vogliamo farlo anche negli altri Paesi con coraggio”.
Il manager ha definito la televisione italiana un benchmark europeo: “Grazie alla Rai e al fatto che in Italia c’è stato un editore che non ha mai mollato, la televisione italiana oggi è un riferimento. Gli altri broadcaster europei sono in difficoltà e spesso stanno cercando soltanto di contenere i costi. Noi vogliamo fare l’opposto”.
I primi effetti della nuova strategia, ha spiegato, saranno visibili dalla prossima stagione televisiva e saranno più evidenti entro la primavera del prossimo anno.
Il secondo pilastro riguarda l’integrazione del gruppo.
“Abbiamo sei realtà – Italia, Germania, Spagna, Portogallo, Austria e Svizzera – che devono diventare una sola realtà completamente integrata e organica”.
Un processo che comprende semplificazioni societarie, revisione degli acquisti, integrazione tecnologica e ottimizzazione dei diritti.
“È un lavoro enorme, ma abbiamo una squadra straordinaria in Germania, composta da giovani eccellenze italiane e tedesche che stanno lavorando insieme molto bene”.
Dal punto di vista dimensionale, MFE è passata da una scala di circa 2,8 miliardi a 6,7 miliardi, posizionandosi tra i principali operatori europei.
Sul fronte delle sinergie, Berlusconi ha ricordato un obiettivo compreso tra 261 e 315 milioni di euro in quattro anni: “Abbiamo già raggiunto 100 milioni di efficienze e 60 milioni di euro di sinergie, anticipando di un anno gli obiettivi del piano industriale. Non si tratta di risparmi. Sono il punto di partenza per la vera prima direttrice della nuova strategia: una nuova spinta editoriale per una nuova televisione".
Il cuore della strategia sarà quindi il rilancio dei contenuti.
“Dobbiamo riaccendere gli spettatori dei canali tedeschi e spagnoli. La nostra convinzione è che aumentare i contatti televisivi significhi aumentare anche il valore pubblicitario”.
Berlusconi ha portato come esempio il caso italiano, definendolo “un caso unico in Europa”.
Negli ultimi cinque anni Mediaset ha registrato una crescita degli ascolti sia nelle 24 ore sia in prima serata, mentre gran parte della concorrenza ha perso terreno.
“Per il quarto anno consecutivo siamo davanti al competitor pubblico sul totale giornata e per la prima volta nella storia della televisione anche nella prima serata classica”.
Un risultato ottenuto nonostante un mercato complesso e la presenza di grandi eventi sportivi sulla concorrenza.
“Questa cosa non è il nostro obiettivo. Noi gareggiamo con noi stessi. Ma è un dato importante perché dimostra un’evoluzione dell’offerta”.
Tra i risultati più rilevanti, la crescita di Canale 5: “Quest’anno siamo cresciuti del 7% in prima serata”.
Sul fronte commerciale, Berlusconi ha sottolineato la forza della concessionaria.
“Abbiamo circa il 55% del mercato pubblicitario televisivo. Il dato corretto non è il 38 o il 39%, ma quasi il 56%”.
Il riferimento è ai GRP televisivi: “Abbiamo una quota del 55,8%, cresciuta di un punto percentuale”.
Un dato che conferma, secondo il manager, il valore della televisione come mezzo centrale per gli investitori.
Il terzo pilastro riguarda lo sviluppo di contenuti cross-mediali.
“Non dobbiamo copiare i giganti del web. Noi non siamo un fast food internazionale”.
La strategia digitale, ha spiegato Berlusconi, dovrà mantenere l’identità editoriale del gruppo: informazione, intrattenimento, fiction e cinema pensati per i singoli mercati, ma progettati per vivere su tutte le piattaforme.
I numeri italiani testimoniano la crescita del modello: 10 miliardi di video visti nella stagione 2025-2026, 90 milioni di follower sui profili Mediaset, 162 mila contenuti digitali prodotti nell’ultimo anno e quattro dei primi cinque posti nella classifica dell’intrattenimento italiano sui social occupati da prodotti Mediaset.
“Abbiamo trovato una formula nata dal nostro essere editori televisivi e vogliamo provarla a replicare negli altri Paesi”.
Berlusconi ha inoltre annunciato lo sviluppo di un centro di eccellenza a Monaco dedicato all’intelligenza artificiale applicata ai contenuti.
Il quarto pilastro è la creazione di una piattaforma digitale europea unica. “Partiremo a gennaio con la piattaforma unica. Il front-end sarà italiano, basato su Infinity, mentre il back-end sarà quello tedesco di Joyn”.
L’obiettivo è creare un’alternativa europea ai grandi operatori americani.
“Le piattaforme europee oggi sono nazionali. Noi vogliamo costruire qualcosa di europeo, con un potenziale di 200 milioni di persone”.
Secondo Berlusconi, la differenza sarà nei dati e nella qualità dell’offerta.
“Vogliamo offrire informazioni certificate, qualità dei profili e sicurezza. Non il modello in cui un click o un like diventano automaticamente una visualizzazione pubblicitaria”.
Oggi il sistema Mediaset raggiunge il 96% della popolazione italiana considerando televisione, radio e digitale.
A livello europeo il gruppo conta già 183 milioni di contatti mensili e oltre 55 milioni di utenti registrati.
Berlusconi ha chiuso il bilancio del percorso europeo ricordando alcuni indicatori: i ricavi sono passati da 139 milioni nel 2020 a 301 milioni nell’ultimo anno, i dipendenti sono cresciuti da meno di 5.000 a quasi 12.000 in Europa e negli ultimi cinque anni sono stati distribuiti oltre 1,1 miliardi di euro agli azionisti.
“Abbiamo investito le risorse necessarie per far nascere MFE”.
Il CEO di MFE non ha nascosto le difficoltà dello scenario attuale.
“Peggio di così era difficile capitare: guerra, inflazione, mercato pubblicitario complesso e concorrenza digitale, soprattutto in Germania e Spagna”.
Ma la risposta, secondo Berlusconi, sarà continuare a investire.
“Siamo consapevoli delle difficoltà, ma vogliamo andare avanti con la consapevolezza di essere editori, italiani ed europei”.
La televisione, ha concluso, resta il punto di partenza: “La cara vecchia televisione è ancora il mezzo più forte per parlare al Paese e lanciare prodotti con sicurezza”.
E il messaggio finale sintetizza la visione del gruppo: “Forti perché unici, grandi perché europei”.
MF

