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NC. ALL13, la nuova comunicazione è donna

In ogni capitolo di questa rubrica, che ha esordito sull'ultimo numero di NC - Nuova Comunicazione, Giulia Parisi ci guiderà alla scoperta di donne (13) che sono state straordinariamente in grado di comunicare e che sono riuscite a influenzare il cambiamento. Storie incredibili, ma che arrivano a tutti e danno speranza: anche noi possiamo crederci, cambiare piccole e grandi cose e sicuramente comunicarle meglio. La prima figura femminile scelta è Meghan Markle.

C’era una volta... anzi no... questa volta c’è, adesso. Abbiamo visto le principesse della Disney cambiare negli anni, atteggiamento, abbigliamento, etnia finché la favola non è diventata realtà e racconta, non più una storia lontana, ma attualissima. Sabato 18 maggio nella cattedrale di Saint George a Windsor si sono celebrate le nozze di un’attrice americana, divorziata, mulatta e del secondogenito di Lady D. E tutta la comunicazione reale ha cambiato registro.

“I am proud to be a woman and a feminist”: questa è la frase in grassetto che campeggia nella biografia ufficiale della Duchessa di Sussex sul sito di Buckingham Palace. Meghan Markle manifesta fin da giovanissima quella sensibilità che in seguito diventerà impegno politico. Incoraggiata dal padre, scrisse all’allora First Lady Hillary Rodham-Clinton, alla giornalista Linda Ellerbee e all’avvocatessa per i diritti delle donne Gloria Allred per portare alla loro attenzione un esempio di messaggio di discriminazione di genere presente in una pubblicità. Domandava loro: perché mostrare solo le donne a lavare i piatti? Meghan aveva solo 11 anni e così, forse inconsapevolmente, ha iniziato una campagna attivista affinché la Procter & Gamble rimuovesse gli stereotipi  sessisti dallo spot per detersivi. Il clamore suscitato dalla piccola Meghan, indusse la società a sostituire il termine ‘donne’ con ‘persone’. Non sorprende quindi che di recente abbia assunto il ruolo di ‘UN Women’s Advocate for Political Participation and Leadership’.

Un’ambasciatrice come Meghan non poteva non condividere la spotlight con altre donne. Ad esempio anche il suo vestito da sposa è stato firmato da Clare Waight Keller, la prima donna art director di Givenchy: la scelta è ricaduta su un lungo velo su cui erano rappresentati i 53 paesi del Commonwealth con la flora caratteristica di ciascuno. Si è così mostrata consapevole del nuovo ruolo che ha scelto di interpretare. La cerimonia ha incluso diversi momenti che hanno onorato la black culture, patrimonio genetico della Duchessa da parte della madre. Dal sermone del reverendo Michael Curry che ha citato le parole di Martin Luther King, al coro gospel ‘The Kingdom Choir’, condotto da Karen Gibson, che si è esibito in una performance mozzafiato di ‘Stand By Me’ di Ben E. King, fino ad arrivare a Sheku Kanneh-Mason, violoncellista che a soli sedici anni è stato il primo nero a vincere il premio ‘BBC’s Young Musician of the Year award’.

Innumerevoli i simboli rivoluzionari che richiamano l’attivismo di Meghan come commissionare la torta nuziale all’essenza di limoni di Amalfi a Claire Ptak, la food stylist che, con la neo-sposa, condivide gli stessi valori in merito a questioni come la tutela ambientale, la stagionalità dei prodotti e la produzione locale degli stessi. Sulla stessa linea, si colloca la scelta di affidarsi ad Alexi Lubomirski, fotografo e principe polacco rinomato per il suo stile di vita vegano e per la difesa dei diritti sia civili sia degli animali. Meghan ha anche portato a palazzo il suo Guy, cagnolino beagle adottato.Infine, anche la Jaguar d’epoca, ma elettrica per andare al ricevimento nuziale è stata indice dell’attenzione al tema della sostenibilità.

Il matrimonio è stato puntellato da riferimenti a Diana. Andrew Morton, biografo di Lady D e autore di una biografia non ufficiale su Meghan, ha notato le comunanze fra le due donne, in primis il loro coinvolgimento in cause umanitarie e sociali. Nel segno di Diana si inscrive la scelta della neo coppia di rinunciare ai regali degli invitati e di incoraggiare gli stessi a donare a diverse organizzazioni di beneficenza scelte dal Duca e dalla Duchessa di Sussex. E quella sedia vuota alle spalle di Harry nessuno di noi l’ha percepita così.

Tutto dimostra che Meghan è una comunicatrice dirompente. Anche nel nuovo stemma reale sono stati raffigurati tre pennini che rappresentano il potere della parola e della sua diffusione. Meghan ha solo cambiato strumenti. È vero, non potrà più scrivere il suo blog ‘The Tig’, nome scelto per il Tignanello della cantina della famiglia Antinori, né pubblicare una foto su Instagram o tweettare. Ha dovuto chiudere tutti i sui profili social e ha lasciato il cast di Suits, serie televisiva statunitense.

Per amplificare la sua voce userà altri metodi e per i suoi messaggi sceglierà nuove casse di risonanza. E ci arriveranno più forti e diretti di prima. Mai come in questa occasione il numero di giornalisti, americani in particolare, accreditati è stato tanto elevato in Inghilterra per un evento del genere. L’atmosfera disgregante generale post brexit è stata superata da un sentimento di unione rasserenante. Un capitolo a parte meriterebbero l’indotto turistico, commerciale e la ricostruzione della brand reputation della casa reale: i numeri previsionali sono da capogiro, tali da incidere sul Pil. A prescindere da tutto, Meghan Markle è una rivelazione travolgente per i Windsor e anche per tutti noi che ne possiamo trarre ispirazioni da una lettura analitica positiva del fenomeno mediatico complessivo che rappresenta.

 

Con questa interessante riflessione ha preso il via su NC -Nuova Comunicazione la rubrica ALL13 di Giulia Parisi, che nei prossimi numeri  presenterà figure femminili che fanno, o hanno fatto, la storia della comunicazione.

 

Biografia

Giulia Parisi è oggi consulente (comunicazione strategica e integrata, marketing, logistica grandi eventi, business development) presso Parisall per società di eventi e comunicazione, quali, per esempio, Bcd Travel Ventura Spa, Firenze Fiera Spa - Congress and Exhibition Center, Bonsaininja Studio, Terrazza Martini Milano.