Poltrone

Addio a Marco Vecchia. Il ricordo di Till Neuburg

Il noto creativo, con una lunga esperienza in pubblicità e tra i fondatori dell'Art Directors Club Italiano e dell'Art Directors Club Europeo,  è scomparso venerdì scorso. Pubblichiamo il ricordo di Till Neuburg.
E' scomparso venerdì scorso un grande nome della pubblicità italiana, Marco Vecchia, tra i fondatori dell'Art Directors Club Italiano e dell'Art Directors Club Europeo e membro del Giurì dell'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria.

La sua biografia, ben riassunta dal sito dell'Università Vita-Salute San Raffaele dove dal 2001 ha insegnato tecniche pubblicitarie, racconta di una lunga carriera in pubblicità prima come copywriter e direttore creativo, poi come strategic planner e come presidente FCB.

Ha pubblicato molti saggi di pubblicità, fra i quali il primo manuale italiano di creatività: 'Redazione e Visualizzazione Pubblicitaria', Milano, TP, 1974, e 'Hapù. Manuale di Tecnica della comunicazione pubblicitaria', Milano, Lupetti, 2003.


Ecco come Till Neuburg ricorda Marchio Vecchia

Martedì pomeriggio, nella sobria e arcaica Basilica di San Nazaro in Brolo a Milano, i parenti e gli amici hanno ricordato e accompagnato un grande creativo che in una seconda e terza carriera avrebbe poi preferito estendere i suoi orizzonti ben oltre la creatività: era il “nostro” primo
advertising strategist di ruolo ed era autore di alcuni testi fondamentali per comprendere i veri valori e le strutture dei nostri tanti, cangianti mestieri.
Durante la funzione, suo figlio Niccolò lo ha ricordato con amorevoli e allo stesso tempo lucidissime parole: nel nostro presente e futuro, i sorrisi di suo padre sono e rimarranno un valore
insostituibile, prezioso e incoraggiante.

Nei confronti del suo lavoro, Marco viveva un bel misto di analisi, impegno, cultura e sano distacco. Era sempre informatissimo su tutto - dai filosofi greci alle ultime voci circolanti nel
nostro giro. Nell’eroica Troost di Montaini avevo fatto alcune campagne con lui: il suo sapere enciclopedico e l’ironia rendevano tutto facile. Era puntiglioso, ma sapeva anche lasciar perdere. La sua lucidità era micidiale.

Una volta lo invitai a tenere nella cdp Central una conferenza sulle strategie di comunicazione: parlò ininterrottamente per due ore - sugli obiettivi, il positioning, il treatment della comunicazione Illy (campagne bellissime ancora oggi, di Annamaria Testa, Stanislao Porzio e Paolo Rossetti).

Per anni è stato l’indiscusso superesperto di campagne sociali (probabilmente il primo italiano a tenere conferenze pubbliche sull’argomento) ma, cosa che non tutti sapevano, la sua più grande passione non era la pubblicità, la strategia, il sociale, la gastronomia. Era la musica lirica, della quale sapeva tutto di tutto: da Farinelli a Cathy Berberian, da Monteverdi a Puccini. Il suo paradiso, casinò, università, chiesa e stadio San Siro, era la Scala di Milano. Se gli facevi una domandina su Beniamino Gigli o Renata Tebaldi, non la smetteva più. Raccontava, citava, canticchiava felice, come sanno fare solo i Grandi Vecchi e i bambini.

Con Marco svanisce un altro pezzo di qualità del nostro sempre più chiassoso quartierino pubblicitario.