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La lezione di Marco: fare i conti col pubblico

In un annuncio del 1982 Marco Vecchia, il grande pubblicitario scomparso nei giorni scorsi, sottolineava l’importanza di conoscere quanto meglio possibile il consumatore per potere produrre campagne efficaci. Una considerazione che oggi può apparire banale, ma dalla quale si può forse partire per dare un senso più preciso al mestiere del creativo.
Ieri, martedì, si sono tenuti i funerali di Marco Vecchia (nella foto) uno degli ultimi, grandi Maestri della pubblicità italiana (vedi notizia correlata). La sua professionalità, la sua cultura e la sua umanità ci mancheranno molto, come bene ci ha fatto comprendere Till Neuburg nell’articolo pubblicato su questo sito. Soprattutto mancheranno a un settore che cerca faticosamente di ritrovare un’identità in uno scenario dove i rapporti tra i clienti e le agenzie, e tra gli stessi creativi si sono decisamente deteriorati. E dove ha perso di senso una parola che sta alla base di ogni sana relazione: il rispetto. Che significa rispetto dei ruoli, delle competenze, dell’intelligenza e del valore delle prestazioni che vengono proposte per rendere efficace la creatività, per riuscire a dialogare col consumatore in maniera intelligente e sorprendente.

Il buon Pasquale Barbella, con cui mi sono scambiato qualche e mail a tale riguardo, mi ha passato questa ‘chicca’ (anche in allegato): un annuncio autopromozionale della CPV, Kenyon & Eckhardt del 1982, scritto da Marco Vecchia e pianificato sulle riviste di settore. Come afferma Barbella si tratta di “una nota autobiografica elegantemente ironica, che sintetizza alla perfezione il suo temperamento e la sua visione professionale”.




Per completezza di informazione i credit sono i seguenti: copy, Marco Vecchia, art Marina Mapelli, foto: Ignazio Parravicini.
La lezione del Professore Marco Vecchia (una delle tante che ha dato a molti creativi) è estremamente attuale. Come si può leggere nell’annuncio: “Per fare una campagna efficace bisogna conoscere perfettamente il target (oggi si direbbe il cliente o, in maniera ancora più politicamente corretta, il cittadino/consumatore, ndr)… e che due massaie trentenni, lodigiane, con il marito impiegato di concetto, due figli, istruzione elementare, possono essere identiche dal punto di vista socio-demografico, e poi si scopre che una è bigotta e reazionaria, mentre l’altra è decisamente una post-moderna. E che non si può parlare allo stesso modo a tutte e due”. Non dimentichiamolo, siamo nel 1982 e Vecchia, un copywriter, aveva appena dato alle stampe insieme all’ingegnere Vittorio Meroni, il volume edito da Franco Angeli, Marketing e Psicografia.

Mi piace infine ricordare, soprattutto ai più giovani, che in quegli anni la CPV (poi diventata Bozell) era una delle agenzie di punta in Italia, dalla quale sono transitati tra i più bravi creativi italiani (tra quelli che mi ricordo ancora in attività cito, alla rinfusa e scusandomi con chi non ho citato, Aldo Cernuto, Roberto Pizzigoni, Agostino Reggio, Paolo Del Bravo, Daniele Cima, ecc.) e dove Pasquale ha incontrato Marco, con cui ha collaborato ininterrottamente per 17 anni.

Salvatore Sagone