Poltrone
Piol: "Il digitale motore di una nuova economia"
Continuiamo il nostro giro di microfono tra i pionieri della rete con Elserino Piol, l’imprenditore legato ad aziende che hanno fatto la storia della Rete in Italia. Gli chiediamo di raccontarci la sua esperienza, dagli albori del digitale a oggi, e di aprire una finestra virtuale sui prossimi anni 10 anni. Il suo contributo fa seguito a quello di Layla Pavone, Amministratore Delegato Industry Innovation Digital Magics (leggi news).
‘Il vero padre di internet d’Italia’, ‘il guru dell’hi-tech italiano’, ‘il fondatore del venture capital in Italia’ , ‘l’uomo che sta dietro alle più grandi innovazioni tecnologiche
applicate al business italiano’. Queste sono solo alcune delle definizioni date di Elserino Piol, l’imprenditore legato ad aziende che hanno fatto la storia della Rete in Italia, che ha contribuito per 50 anni allo sviluppo dell’information technology.
In questa intervista, tratta dal numero di giugno/luglio di NC - Nuova Comunicazione, che si inserisce nel giro di microfono di ADVexpress tra i protagonisti della rete in occasione dei 10 anni di internet (leggi anche l'intervista a Layla Pavone), il manager racconta il passato, il presente e il futuro della Rete, dal suo osservatorio privilegiato di professionista che ha vissuto la nascita del digitale, ne ha cavalcato lo sviluppo e ora ne immagina gli scenari futuri e le grandi opportunità per il Paese.
Cominciamo questa intervista con una ‘tranche de vie’ degli albori del digitale da lei vissuti agli inizi della sua carriera…
Olivetti è stata una delle prime aziende a scommettere su internet, utilizzato per collegare e trasmettere dati tra il laboratorio di Cupertino e la sede di Ivrea.
Certamente, quando nacque il web, subito se ne intuì la rilevanza, ma ancora non si riusciva a immaginarne le potenzialità future.
Solo gradualmente, con la diffusione dei primi Pc, l’abbassamento dei costi di connessione, si capì l’importanza strategica della Rete per creare connettività, sia
sul fronte business, con la nascita dei primi internet service provider e dunque delle prime attività legate al web, sia a livello privato. Bisognava capire come creare un
modello di business efficiente, sfruttando le possibilità offerte dal web.
Quale fu la ‘scintilla’ per far esplodere il business digitale?
Una molla scatenante fu certamente l’arrivo, nel 1994, di Netscape, il primo web browser grafico di successo della storia dell’informatica, che per diversi anni è stato il browser di riferimento per i navigatori,
facilitando l’accesso alla Rete e alla lettura dei dati online.
Quali furono i primi protagonisti della diffusione del digitale in Italia?
Il 1994 fu un anno chiave: nacque Italia On Line, il secondo Internet Service Provider italiano, dopo Video On Line, creato l’anno prima a Cagliari da Nicola Grauso.
Da lì prese vigore il cammino di sviluppo della Rete che si andò via via arricchendo di iniziative alle quali va il merito di aver chiarito l’intelligenza del www, nato a opera di Tim Berners-Lee. E sempre
allora Jeff Bezos fondò Amazon e una coppia di studenti di Stanford, David Filo e Jerry Yang, crearono Yahoo. A quei tempi era un ristretto gruppo di italiani che poteva connettersi a internet, principalmente
dal lavoro, grazie al portale Italia On Line. Di lì a poco il digitale sarebbe diventato il tessuto connettivo di tutta l’informazione a livello mondiale grazie alla diffusione di una infrastruttura digitale planetaria.
A oggi quali sono a suo parere le vere dimensioni della Rete?Quali le direttive del suo sviluppo?
Ci sono due direzioni di crescita: una è quantitativa, legata all’affermazione della Rete in tutti i Paesi e in tutti i settori, da quello aziendale a quello privato e governativo.
Con un tasso di penetrazione che, in alcuni Paesi, raggiunge il 50% delle persone e in altri addirittura il 90%.
L’altra, qualitativa, fa ben capire come in realtà il futuro di internet sia già iniziato, lo si osserva dall’universo di interazioni che caratterizzano i social nella vita quotidiana. Anche se, a ben vedere, ci si può aspettare la nascita di altre reti e di altre forme di contatto tra la gente. Perché le comunità che vorranno collegarsi creeranno reti proprie sia a livello nazionale che mondiale.
Ma ci sono alcuni elementi da valutare con attenzione e che possono rappresentare dei freni all’espansione ulteriore di internet.
Quali?
La privacy, ad esempio. Che la crescita irrefrenabile del web rischia di travolgere, soprattutto sui social network. E che va tutelata. E poi la capacità di espansione ulteriore delle reti che, proprio per crescere, necessitano di infrastrutture adeguate e dunque di risorse e investimenti.
Come vede la Rete intesa come acceleratore di business?
Prima si accedeva a internet da Pc, oggi anche in mobilità da tablet e smartphone, e questa possibilità è un potente strumento di business per il mercato. Consideriamo che le aziende possono raggiungere più persone con gli annunci pubblicitari e nell’arco dell’intera giornata. Inoltre, grazie alle app, si ha accesso a nuovi contenuti in modo semplice e veloce. Si può ordinare cibo, comprare libri, vestiti... insomma l’economia informatica apre un ventaglio inimmaginabile di servizi e possibilità, alle persone e a chi vuole scommettere in nuove realtà imprenditoriali legate a questo settore.
E non dimentichiamo l’internet delle cose, l’interazione con gli elettrodomestici, pensiamo al frigorifero intelligente e connesso che, grazie a un’app domotica, segnala
di ordinare cibo quando scarseggia. Insomma, ricorderemo questi anni come quelli della rivoluzione.
Cosa l’ha spinta a scommettere sul digitale nella sua lunga carriera?
È stato naturale, occupandomi inizialmente in Olivetti di innovazione legata ai prodotti come i Pc, intuire la portata del fenomeno e approfondire le mie esperienze seguendo l’onda dello sviluppo e della diversificazione del business legato alla tecnologia digitale, che ad un certo punto ha abbracciato la telefonia. Da lì la scommessa con Omnitel e poi Infostrada. E dopo aver avviato, negli anni ‘80, negli Usa, un’attività di venture capital per conto di Olivetti, ho capito che quello era un nuovo importante filone di attività per gestire l’innovazione e che avrebbe avuto un notevole sviluppo, e decisi di cavalcarne tutte le potenzialità. Da lì la sfida dell’imprenditoria con l’apertura della società PinoVenture Partners. Tutte queste attività sono accomunate dalla consapevolezza che la tecnologia digitale è (e sarà) un grande volàno di una nuova economia.
Il digitale, lei lo insegna,cambia il mercat e il modello di business delle aziende…
Certamente. Pensiamo, per esempio, all’industria fotografica: oggi la fotografia è diventata prettamente digitale, le macchine fotografiche di un tempo hanno lasciato il posto a nuovi modelli e in alcuni casi sostituite dagli smartphone. Le macchine per scrivere non esistono più. Anche i libri sono cambiati con l’avvento dell’e-book e oggi basta mettere online il libro che si è scritto e chiedere l’opinione della Rete per capire se funziona o no. Il digitale, in un certo senso, ha reso più liquida la struttura dell’industria: basti pensare che oggi per pagare si può usare lo smartphone invece della carta di credito. Per trasportare delle merci in città si è sperimentato l’utilizzo di droni. Ed è solo l’inizio di un processo di grandi cambiamenti in molti settori dell’economia e dell’industria che saranno possibili grazie all’utilizzo delle tecnologie legate alla Rete.
Come immagina la società tra 10 anni?
Siamo in una fase che vede l’esplosione dell’high-tech, che genera cambiamenti anche sulla società: con la tecnologia cambia e cambierà il modo di vivere gli spazidomestici e lavorativi, di utilizzare l’auto,
di spostarsi e di fare shopping. L’internet delle cose darà una nuova dimensione ai collegamenti tra gli oggetti. La società sarà iperconnessa, nella sfera privata e in quella lavorativa.
Cambia e cambierà anche il modo di relazionarsi delle persone. Perché la Rete, per certi versi, collega e scollega. Se da un lato, unisce poiché riduce le distanze e consente
di comunicare con chi sta fuori casa o all’estero, dall’altro ‘allontana’ chi sta vicino perché talvolta ognuno si distrae navigando in internet, chattando sui social, parlando al telefono.Anche nella vita sociale, spesso, è come se ciascuno vivesse in una capsula, in un mondo personale fatto di interazioni e collegamenti esterni, spesso virtuali, e non tra persone vicine. Insomma, la tecnologia è e sarà sempre più parte della vita quotidiana delle persone. Oggi la indossiamo, e non è lontano il momento nel quale sarà incorporata.
Come vede il futuro dell’editoria dopo la rivoluzione digitale?
In passato i giornali avevano una doppia funzione, informativa e di approfondimento. Sui giornali si leggeva quanto era avvenuto nel mondo e si approfondivano le notizie grazie ad articoli di commento sulle vicende nazionali e internazionali. Oggi, l’informazione è sempre più online, perché le notizie in Rete si leggono in tempo reale e sono consultabili ovunque e in ogni momento grazie allo smartphone. Ma la carta stampata sopravviverà, perché offre contenuti di valore, che creano opinione, che richiedono attenzione ,riflessione e una lettura lenta e approfondita. Qualcosa a cui non si rinuncia facilmente. L’informazione, intesa come il resoconto di quel che accade nel mondo, invece, sarà sempre più spostata sull’online.
Chi vincerà la partita dell’informazione nell’era di internet?
Gli editori che sapranno abbinare in maniera ottimale informazione e approfondimento. Certamente, parlando di informazione e contenuti sul digitale, non dimentichiamo la questione degli ‘over the top’, giganti come Google e Facebook che incorporano la fetta più grande della pubblicità e, grazie ai motori di ricerca, per certi versi controllano il mondo dell’online. Qui si pone la questione di come regolamentare questo scenario e fare in modo che tutti i player e gli editori presenti sul digitale ‘combattano’ sullo stesso terreno e alle medesime condizioni.
Biografia
La carriera di Elserino Piol si è svolta per oltre quarant’anni in Olivetti (dal 1952 al 1996) dove ha assunto numerose posizioni manageriali direttive: da direttore marketing a direttore generale, sia in Italia, a Ivrea, che negli Stati Uniti. Dal 1987 al 1996 Piol è stato membro del consiglio di amministrazione e vice presidente (1988-1996) dell’azienda. Nel giugno 1990 è amministratore delegato di Olivetti Systems & Networks, nel gennaio 1992 direttore operazioni del Gruppo Olivetti. Piol ha disegnato le strategie di Olivetti nelle telecomunicazioni contribuendo alla fondazione di Omnitel (oggi Vodafone) e di Infostrada di cui è stato presidente. Per conto di Olivetti, Piol ha gestito dal 1980 attività di venture capital, settore dove ha continuato ad operare come presidente di Pino Venture Partners. Dal luglio 2006 a giugno 2015 Piol è presidente di Fedoweb, Federazione operatori web. Oggi, è presidente onorario dell’Associazione.
applicate al business italiano’. Queste sono solo alcune delle definizioni date di Elserino Piol, l’imprenditore legato ad aziende che hanno fatto la storia della Rete in Italia, che ha contribuito per 50 anni allo sviluppo dell’information technology.
In questa intervista, tratta dal numero di giugno/luglio di NC - Nuova Comunicazione, che si inserisce nel giro di microfono di ADVexpress tra i protagonisti della rete in occasione dei 10 anni di internet (leggi anche l'intervista a Layla Pavone), il manager racconta il passato, il presente e il futuro della Rete, dal suo osservatorio privilegiato di professionista che ha vissuto la nascita del digitale, ne ha cavalcato lo sviluppo e ora ne immagina gli scenari futuri e le grandi opportunità per il Paese.
Cominciamo questa intervista con una ‘tranche de vie’ degli albori del digitale da lei vissuti agli inizi della sua carriera…
Olivetti è stata una delle prime aziende a scommettere su internet, utilizzato per collegare e trasmettere dati tra il laboratorio di Cupertino e la sede di Ivrea.
Certamente, quando nacque il web, subito se ne intuì la rilevanza, ma ancora non si riusciva a immaginarne le potenzialità future.
Solo gradualmente, con la diffusione dei primi Pc, l’abbassamento dei costi di connessione, si capì l’importanza strategica della Rete per creare connettività, sia
sul fronte business, con la nascita dei primi internet service provider e dunque delle prime attività legate al web, sia a livello privato. Bisognava capire come creare un
modello di business efficiente, sfruttando le possibilità offerte dal web.
Quale fu la ‘scintilla’ per far esplodere il business digitale?
Una molla scatenante fu certamente l’arrivo, nel 1994, di Netscape, il primo web browser grafico di successo della storia dell’informatica, che per diversi anni è stato il browser di riferimento per i navigatori,
facilitando l’accesso alla Rete e alla lettura dei dati online.
Quali furono i primi protagonisti della diffusione del digitale in Italia?
Il 1994 fu un anno chiave: nacque Italia On Line, il secondo Internet Service Provider italiano, dopo Video On Line, creato l’anno prima a Cagliari da Nicola Grauso.
Da lì prese vigore il cammino di sviluppo della Rete che si andò via via arricchendo di iniziative alle quali va il merito di aver chiarito l’intelligenza del www, nato a opera di Tim Berners-Lee. E sempre
allora Jeff Bezos fondò Amazon e una coppia di studenti di Stanford, David Filo e Jerry Yang, crearono Yahoo. A quei tempi era un ristretto gruppo di italiani che poteva connettersi a internet, principalmente
dal lavoro, grazie al portale Italia On Line. Di lì a poco il digitale sarebbe diventato il tessuto connettivo di tutta l’informazione a livello mondiale grazie alla diffusione di una infrastruttura digitale planetaria.
A oggi quali sono a suo parere le vere dimensioni della Rete?Quali le direttive del suo sviluppo?
Ci sono due direzioni di crescita: una è quantitativa, legata all’affermazione della Rete in tutti i Paesi e in tutti i settori, da quello aziendale a quello privato e governativo.
Con un tasso di penetrazione che, in alcuni Paesi, raggiunge il 50% delle persone e in altri addirittura il 90%.
L’altra, qualitativa, fa ben capire come in realtà il futuro di internet sia già iniziato, lo si osserva dall’universo di interazioni che caratterizzano i social nella vita quotidiana. Anche se, a ben vedere, ci si può aspettare la nascita di altre reti e di altre forme di contatto tra la gente. Perché le comunità che vorranno collegarsi creeranno reti proprie sia a livello nazionale che mondiale.
Ma ci sono alcuni elementi da valutare con attenzione e che possono rappresentare dei freni all’espansione ulteriore di internet.
Quali?
La privacy, ad esempio. Che la crescita irrefrenabile del web rischia di travolgere, soprattutto sui social network. E che va tutelata. E poi la capacità di espansione ulteriore delle reti che, proprio per crescere, necessitano di infrastrutture adeguate e dunque di risorse e investimenti.
Come vede la Rete intesa come acceleratore di business?
Prima si accedeva a internet da Pc, oggi anche in mobilità da tablet e smartphone, e questa possibilità è un potente strumento di business per il mercato. Consideriamo che le aziende possono raggiungere più persone con gli annunci pubblicitari e nell’arco dell’intera giornata. Inoltre, grazie alle app, si ha accesso a nuovi contenuti in modo semplice e veloce. Si può ordinare cibo, comprare libri, vestiti... insomma l’economia informatica apre un ventaglio inimmaginabile di servizi e possibilità, alle persone e a chi vuole scommettere in nuove realtà imprenditoriali legate a questo settore.
E non dimentichiamo l’internet delle cose, l’interazione con gli elettrodomestici, pensiamo al frigorifero intelligente e connesso che, grazie a un’app domotica, segnala
di ordinare cibo quando scarseggia. Insomma, ricorderemo questi anni come quelli della rivoluzione.
Cosa l’ha spinta a scommettere sul digitale nella sua lunga carriera?
È stato naturale, occupandomi inizialmente in Olivetti di innovazione legata ai prodotti come i Pc, intuire la portata del fenomeno e approfondire le mie esperienze seguendo l’onda dello sviluppo e della diversificazione del business legato alla tecnologia digitale, che ad un certo punto ha abbracciato la telefonia. Da lì la scommessa con Omnitel e poi Infostrada. E dopo aver avviato, negli anni ‘80, negli Usa, un’attività di venture capital per conto di Olivetti, ho capito che quello era un nuovo importante filone di attività per gestire l’innovazione e che avrebbe avuto un notevole sviluppo, e decisi di cavalcarne tutte le potenzialità. Da lì la sfida dell’imprenditoria con l’apertura della società PinoVenture Partners. Tutte queste attività sono accomunate dalla consapevolezza che la tecnologia digitale è (e sarà) un grande volàno di una nuova economia.
Il digitale, lei lo insegna,cambia il mercat e il modello di business delle aziende…
Certamente. Pensiamo, per esempio, all’industria fotografica: oggi la fotografia è diventata prettamente digitale, le macchine fotografiche di un tempo hanno lasciato il posto a nuovi modelli e in alcuni casi sostituite dagli smartphone. Le macchine per scrivere non esistono più. Anche i libri sono cambiati con l’avvento dell’e-book e oggi basta mettere online il libro che si è scritto e chiedere l’opinione della Rete per capire se funziona o no. Il digitale, in un certo senso, ha reso più liquida la struttura dell’industria: basti pensare che oggi per pagare si può usare lo smartphone invece della carta di credito. Per trasportare delle merci in città si è sperimentato l’utilizzo di droni. Ed è solo l’inizio di un processo di grandi cambiamenti in molti settori dell’economia e dell’industria che saranno possibili grazie all’utilizzo delle tecnologie legate alla Rete.
Come immagina la società tra 10 anni?
Siamo in una fase che vede l’esplosione dell’high-tech, che genera cambiamenti anche sulla società: con la tecnologia cambia e cambierà il modo di vivere gli spazidomestici e lavorativi, di utilizzare l’auto,
di spostarsi e di fare shopping. L’internet delle cose darà una nuova dimensione ai collegamenti tra gli oggetti. La società sarà iperconnessa, nella sfera privata e in quella lavorativa.
Cambia e cambierà anche il modo di relazionarsi delle persone. Perché la Rete, per certi versi, collega e scollega. Se da un lato, unisce poiché riduce le distanze e consente
di comunicare con chi sta fuori casa o all’estero, dall’altro ‘allontana’ chi sta vicino perché talvolta ognuno si distrae navigando in internet, chattando sui social, parlando al telefono.Anche nella vita sociale, spesso, è come se ciascuno vivesse in una capsula, in un mondo personale fatto di interazioni e collegamenti esterni, spesso virtuali, e non tra persone vicine. Insomma, la tecnologia è e sarà sempre più parte della vita quotidiana delle persone. Oggi la indossiamo, e non è lontano il momento nel quale sarà incorporata.
Come vede il futuro dell’editoria dopo la rivoluzione digitale?
In passato i giornali avevano una doppia funzione, informativa e di approfondimento. Sui giornali si leggeva quanto era avvenuto nel mondo e si approfondivano le notizie grazie ad articoli di commento sulle vicende nazionali e internazionali. Oggi, l’informazione è sempre più online, perché le notizie in Rete si leggono in tempo reale e sono consultabili ovunque e in ogni momento grazie allo smartphone. Ma la carta stampata sopravviverà, perché offre contenuti di valore, che creano opinione, che richiedono attenzione ,riflessione e una lettura lenta e approfondita. Qualcosa a cui non si rinuncia facilmente. L’informazione, intesa come il resoconto di quel che accade nel mondo, invece, sarà sempre più spostata sull’online.
Chi vincerà la partita dell’informazione nell’era di internet?
Gli editori che sapranno abbinare in maniera ottimale informazione e approfondimento. Certamente, parlando di informazione e contenuti sul digitale, non dimentichiamo la questione degli ‘over the top’, giganti come Google e Facebook che incorporano la fetta più grande della pubblicità e, grazie ai motori di ricerca, per certi versi controllano il mondo dell’online. Qui si pone la questione di come regolamentare questo scenario e fare in modo che tutti i player e gli editori presenti sul digitale ‘combattano’ sullo stesso terreno e alle medesime condizioni.
Biografia
La carriera di Elserino Piol si è svolta per oltre quarant’anni in Olivetti (dal 1952 al 1996) dove ha assunto numerose posizioni manageriali direttive: da direttore marketing a direttore generale, sia in Italia, a Ivrea, che negli Stati Uniti. Dal 1987 al 1996 Piol è stato membro del consiglio di amministrazione e vice presidente (1988-1996) dell’azienda. Nel giugno 1990 è amministratore delegato di Olivetti Systems & Networks, nel gennaio 1992 direttore operazioni del Gruppo Olivetti. Piol ha disegnato le strategie di Olivetti nelle telecomunicazioni contribuendo alla fondazione di Omnitel (oggi Vodafone) e di Infostrada di cui è stato presidente. Per conto di Olivetti, Piol ha gestito dal 1980 attività di venture capital, settore dove ha continuato ad operare come presidente di Pino Venture Partners. Dal luglio 2006 a giugno 2015 Piol è presidente di Fedoweb, Federazione operatori web. Oggi, è presidente onorario dell’Associazione.


