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Space Available here. 'Perchè rientro in ADCI'
Potrebbe sembrare solo una decisione privata, quella di rientrare nel più antico e prestigioso club di creativi pubblicitari italiani.
In realtà si trattava di un passaggio al di là del personale perfino anche quando ho scelto di iscrivermi, all'inizio degli anni '90. Avevo già i titoli per farne parte dal 1986, ma ho deciso solo più in là. Infatti, ai tempi, Art Directors Club soffriva dell'immagine molto snobistica del “circolo delle vecchie signore” che lo avevano fondato: grandi creativi che avevano fatto la storia del mestiere, ma con poca coscienza di come stava modificandosi il sistema dei media e la figura stessa del creativo.
In particolare era stato l'approccio di Franco Moretti, rivoluzionario presidente all'epoca, a convincermi che non potevo restare sulla riva del fiume. Pur non modificando i rigidi standard di ammissione (almeno tre uscite sugli annual o altrettanti premi internazionali), Franco voleva rendere più rilevante ed aperto il club, nei confronti dei giovani creativi e dei clienti, come del grande pubblico. Nacque il Galà della Pubblicità, che per 10 anni rese visibile alle audience televisive un mestiere molto specialistico. Ebbi la fortuna di diventare prima giurato al galà, poi consigliere, poi proboviro. Ebbi l'onore di diventare un simbolo dei cambiamenti della comunità: primo giurato italiano al Festival di Cannes nella categoria Cyber, in rappresentanza della prima web agency di network europea, nata in italia, e poi presidente di una delle giurie del nuovo sistema di costruzione dell'annual, nate assieme ai cambiamenti di statuto che modificarono anche la figura del presidente, con un mandato triennale e non più annuale.
La storia si completa con la mia uscita, dopo due presidenze che avrebbero dovuto completare il grande cambiamento del club, che la comunità richiedeva a gran voce: apertura a una base più ampia di giovani e di non dipendenti di multinazionale. In un momento in cui perfino a Cannes veniva istituita la categoria “Indipendenti”, il club doveva ridisegnarsi su un nuovo modo di praticare la professione. Invece venne abortita l'idea di creare il “Capitolo Freelance”, proprio il giorno della sua fondazione pubblica. L'allargamento della base venne gestito con poca chiarezza, producendo l'uscita di molti soci autorevoli e di riferimento, molti proprio free lance, tradendo lo spirito dei programma originale. Perfino la figura del giurato italiano nella categoria Cyber a Cannes, la più innovativa e contemporanea, venne soppressa. Fatale la decisione del Club di inviare al Festival di un professionista ultrasettantenne con un'esperienza digitale irrilevante: l'organizzazione internazionale non comprese la scelta del club, sopratutto per una giuria globale, composta da giovani protagonisti iperqualificati della rivoluzione web che tanto avrebbe caratterizzato questo decennio.
Per me era il momento di uscire: non mi sentivo più rappresentato da un Club sempre meno rilevante perfino a livello nazionale. Non ho più seguito le vicende associative, anche se spesso amici e colleghi mi chiedevano giudizi. Non rispondevo, avevo altro da fare: mi sono occupato della comunità in modo privato, con iniziative personali, ma collettive, come “Le Citta invisibili di Milano” o il libro “The Headliners”. Questo mi ha permesso di ignorare eventi che non hanno certamente fatto bene alla reputazione del Club.
Oggi però rientro: mi sono reso conto che il lavoro realizzato dal nuovo presidente, Vicky Gitto, in questi diciotto mesi, ha dato una vera svolta ad ADCI. Per cominciare, finalmente un presidente (ed una vicepresidente come Stefania Siani) con incarichi in grandi multinazionali e forte visione dei cambiamenti della professione, alla guida un consiglio direttivo composto di colleghi allineati sul loro modo di lavorare: poche chiacchiere e molti fatti.. Oltre ad una forte credibilità professionale in termini di riconoscimenti e rilevanza: impossibile dimenticare i recenti Leoni a Cannes con un'operazione moderna e innovativa su AI e Big Data. A seguire, c'è la sensibilità e la disponibilità a voler davvero recuperare la rilevanza della presenza dei creativi, anche indipendenti, nel club. Infine, il realismo nell'operare. Penso ai giurati che abbiamo visto a Cannes in queste ultime due edizioni: finalmente i nomi più importanti e conosciuti a livello internazionale, che hanno portato, dopo un lungo periodo di invisibilità, a un primo ritorno ai premi.
Ancora molto c'è da fare, certo. Penso solo alle recenti dichiarazioni di Nenna, presidente di Assocomunicazione: parlando di IF, il Festival che il club organizza con l'associazione delle agenzie, dice di sperare che quest'anno possa diventare davvero rilevante per la nostra comunità, come per quella dei clienti. Si diventa rilevanti quanto si è rilevanti. Ed i creativi italiani possono aspirare a ridiventarlo come lo erano in tempi più fortunati e meno confusi. Come in quei periodi, ADCI ritorna ad avere finalmente un presidente credibile e forte e una classe dirigente nuova, competente e pragmatica: abbiamo già visto atti concreti e reali su grandi temi, come le politiche di genere e la valorizzazione dei giovani. Dopo questo anno e mezzo, sono convinto che, nonostante il consiglio sia composto sopratutto da creativi di grandi agenzie, questa presidenza saprà recuperare anche il valore degli indipendenti e saprà focalizzarsi sul tema fondamentale delle remunerazioni, anche se apparentemente non dipende da noi. Se i creativi vengono riconosciuti come rilevanti, anche le loro idee ridiventano determinanti per questa industry e sicuramente verrano riconosciuti come centrali. E pagati come meritano. Perché #leideesipagano.
Tutto si chiude. Ritorno in ADCI perché la credibilità di questo presidente aiuta a rendere più forti tutti i suoi creativi. La logica delle associazioni resta sempre la stessa: ci si unisce per diventare più forti. Non perdo tempo a discutere chi abbia reso più deboli i creativi. Mi impegno a sostenere chi, col lavoro quotidiano di qualità, e non con le chiacchiere, lavora per rendere più rilevante tutta una categoria.
E nell'impegno, c'è anche il messaggio che non si tratta solo un fatto privato.
Tu continua a fare gli interessi dei creativi, Vicky.
Come ai tempi di Moretti, vedrai che in ADCI rientreranno in tanti.
Pasquale Diaferia (tweetter @pipiccola)

