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Sognare? Con il coronavirus è diventato un lusso. Così il Cirque du Soleil spegne i riflettori della fantasia. L'opinione di Stefano Massini
Sulla spiacevole vicenda che da qualche giorno ha interessato il Cirque du Soleil (leggi news), è intervenuto anche Stefano Massini con un articolo su Repubblica.
Ancora una volta lo scrittore, che da tempo ha preso a cuore l’industria dello spettacolo e dell’intrattenimento da vivo duramente colpita dalla crisi a causa della pandemia (leggi news), si è posto a sostegno dell'ennesima realtà in sofferenza a causa del fermo delle attività imposto dall'emergenza sanitaria.
"Fa effetto la notizia che il più famoso circo del mondo, il Cirque du Soleil, ha dichiarato bancarotta per il virus. Fa effetto perché dichiara spudoratamente un tratto tipico delle emergenze, eppure sempre sottovalutato: quando ci si sente a rischio si sviluppa un controllo massimo della realtà, e dunque si smette di sognare. Vi pare poco? La bancarotta dell’immaginazione. Prendete la parola fantasia: discende da un verbo greco che indica l’atto del rappresentare. E in effetti come meglio definire l’attività creativa della nostra mente? Una rappresentazione, appunto, non per nulla limitrofa a quel notturno mondo onirico che Freud chiamava con termini teatrali. Il punto è che questo magnifico sipario della nostra fantasia, svela il suo spettacolo solo se la realtà le consente di andare in scena. E adesso è vietato, vietatissimo: siamo con gli occhi sgranati fissi sulla cronaca, sui bollettini, sui grafici del contagio, sui numeri e sulle percentuali. Sognare? È diventato un lusso. Forse perfino una bestemmia. Ecco perché il crack del Cirque du Soleil assomiglia un po’ al crack di tutti noi, in questo 2020 in cui ci siamo riscoperti orfani della nostra onnipotenza, creature indifese, nude in mezzo alla bufera, regredite allo stato infantile in cui tutto fa paura. Adesso, a questo pianeta di bambini, è stato tolto pure il circo, luogo deputato della fantasia. Ed è un passaggio, lo confesso, che mi impressiona: stiamo perdendo pezzi, uno dopo l’altro, nel mondo intero chiudono i battenti orchestre sinfoniche, teatri, musei, corsi di laurea, biblioteche. Ora tocca agli acrobati e ai clown. Non sono così vitali, in fondo, dirà qualcuno. Ma è proprio questo a farmi paura, la Caporetto di tutto ciò che non sarà “vitale” ma rendeva vivibile l’ex Giardino Terrestre."

