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I XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 celebrano il territorio con le cerimonie di apertura e chiusura targate G2 Eventi (Casta Diva Group)
Un grande viaggio spettacolare che ha saputo coniugare la memoria storica di un territorio millenario con una visione di apertura, festa e futuro. Le Cerimonie di Apertura e Chiusura dei XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026, ideate e prodotte da G2 Eventi (società di Casta Diva Group) sotto la direzione creativa di Francesco Paolo Conticello e la direzione artistica di Angelo Bonello, hanno trasformato lo Stadio Erasmo Iacovone nel palcoscenico d'eccellenza dello sport e della cultura mediterranea.
Attraverso due format complementari — dal registro narrativo e solenne dell'inaugurazione a quello corale e partecipativo della festa finale — l'agenzia ha orchestrato una grandiosa macchina produttiva capace di valorizzare i talenti locali e unire 26 nazioni nel segno del dialogo e dell'intrattenimento.
CERIMONIA DI APERTURA: “IL MITO DIVENTA FUTURO”
Il mito è tornato a vivere e, questa volta, ha guardato al futuro. È stato questo il filo conduttore della Cerimonia di Apertura dei XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 che venerdì 21 agosto ha trasformato lo Stadio Erasmo Iacovone in un grande teatro a cielo aperto, mettendo in scena la storia, l’identità e l’energia contemporanea di Taranto e del Mediterraneo.

Un appuntamento che ha coinvolto 16.500 spettatori presenti allo stadio, raggiungendo un'audience complessiva di 973.000 spettatori televisivi (7.1%), a conferma della capacità della Cerimonia di trasformare un evento sportivo internazionale in un racconto culturale e spettacolare capace di superare i confini dell’arena.
La Cerimonia di Apertura dei XX Giochi del Mediterraneo ha sviluppato il concept “Il mito diventa futuro”, costruendo un racconto nel quale la memoria non è stata celebrata come qualcosa di immobile, ma è diventata una materia viva, capace di parlare al presente e indicare una direzione per il futuro.
Sul palco si sono alternati Simone Grande, che ha cantato l’Inno di Mameli accompagnato dall’Orchestra della Magna Grecia, Mietta con un suo brano inedito, Al Bano con una versione originale di Nel Sole, Francesco Fratini alla tromba, Christian Pace in un ballo solista e Serena Brancale con un medley dei suoi brani più iconici.
La complessità produttiva dello show si è tradotta in oltre 70 performer e 300 persone tra tecnici e professionisti della produzione, che hanno dato vita a una macchina scenica spettacolare attraverso un linguaggio profondamente contemporaneo, fatto di light design, effetti scenici, performance, droni e tecnologia.
Le coreografie sono state firmate da Thomas Signorelli, i costumi sono opera di Maria Sabato e le musiche originali sono state composte da Formisanoff - Merlo Recording Studio.
La dimensione artistica si è intrecciata con quella istituzionale e internazionale: l’evento infatti coinvolge circa 4000 atleti provenienti da 26 Paesi e le delegazioni hanno sfilato davanti al Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e ad altre autorità istituzionali e rappresentanti internazionali: la dimensione sportiva è stata così ricondotta al suo significato più profondo, non soltanto competizione, ma strumento di incontro, rispetto, cooperazione e dialogo tra i popoli.

Il risultato è stato un racconto nel quale il mito non è rimasto confinato al passato, ma è diventato uno strumento per interrogare il presente e immaginare il domani.
Per G2 Eventi e Casta Diva Group, la realizzazione della Cerimonia ha rappresentato inoltre un nuovo tassello nel percorso di consolidamento della propria expertise nella progettazione e produzione di grandi eventi internazionali e cerimonie ad alta complessità, dopo l’esperienza maturata nel 2026 con la Cerimonia di Chiusura dei Giochi Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026.
“E’ stato un onore per noi poter lavorare a questo progetto”, commentano Francesco Paolo Conticello e Angelo Bonello. “E’ stato un viaggio intenso, fatto di tanto studio della città e del territorio: il nostro intento era omaggiare Taranto e la Puglia, sfruttando le ricchezze e i talenti di questa terra, senza ridurli a meri stereotipi e il risultato finale e il successo di pubblico riscosso ci ha dimostrato di aver raggiunto i nostri obiettivi. Questo spettacolo non avrebbe avuto senso in nessun’altra città al mondo e speriamo di aver trasmesso al pubblico la nostra volontà di far rivivere una memoria antica che può e deve diventare guida per il futuro attraverso i valori dello sport, del dialogo e della convivenza tra i popoli”.
CERIMONIA DI CHIUSURA: «MEDITERRANEO IN FESTA»
Dopo il successo della Cerimonia di Apertura, lo Stadio Erasmo Iacovone ha accolto l’atto conclusivo dei XX Giochi del Mediterraneo Taranto 2026 con la Cerimonia di Chiusura «Mediterraneo in Festa».

Se l’inaugurazione del 21 agosto ha messo in scena “Il mito diventa futuro” attraverso un racconto teatrale e identitario ispirato alle radici ancestrali della città, la Cerimonia di Chiusura ha cambiato registro linguistico per trasformarsi in uno spettacolo corale e partecipativo. Caduta ogni competizione e superata la divisione delle nazioni, la serata è stata una grande festa dedicata agli atleti, entrati in campo uniti come un’unica squadra per celebrare i valori dello sport, della convivenza pacifica e della condivisione.
Un percorso artistico e musicale ad alto impatto emotivo che ha preso vita in uno stadio trasformato per l’occasione in una “piazza contemporanea” dal designer Luigi Maresca, dove le tradizionali luminarie pugliesi sono state reinterpretate attraverso scenografie a LED di ultima generazione.
Il racconto della serata ha preso il via con il toccante monologo di Rossella Brescia sui valori della fratellanza tra i popoli, ritmato dal tamburello di Dominique Antonacci, a cui ha fatto seguito l’energia folkloristica dei Terraròss che hanno portato sul palco i ritmi di pizzica e tarantella rivisitati in chiave contemporanea.
Uno dei momenti più applauditi dello show ha visto protagonista Serena Autieri, che ha reso omaggio alla grande canzone d’autore pugliese e italiana con una struggente versione di “Meraviglioso” di Domenico Modugno, eseguita insieme all’Orchestra della Magna Grecia sotto la direzione del Maestro Piero Romano.
Lo spettacolo ha poi cambiato ritmo abbracciando sonorità internazionali e contemporanee con il brano inedito composto dai Maestri Roberto Molinelli e Piero Romano e interpretato da Karima, sempre accompagnata dall’Orchestra, a cui è seguita l’imponente coreografia di oltre 40 giovani ballerini della crew tarantina Aktitude.
A scandire la seconda parte dello show sono stati il virtuosismo dell’armonica di Moses Concas sulle note di “Nel blu dipinto di blu” e l’esplosione rock ideata con i Rockin’1000 che, affiancati dalla cantautrice Mille, hanno regalato una potente versione di “Up Patriots to Arms” di Franco Battiato.
L’atmosfera di grande festa ha accompagnato anche la Parata dei Paesi Partecipanti, ritmata da un DJ set inedito firmato dal producer salentino Populous, prima di lasciare spazio ai momenti solenni del protocollo olimpico: l’ingresso del Tricolore, scortato dalla Marina Militare e guidato dalla portabandiera Mia Zottoli, Miss Mondo Italia 2026, gli inni ufficiali, i discorsi istituzionali e il solenne passaggio di testimone, culminato con l’ammainabandiera e la consegna della Bandiera dei Giochi al Sindaco di Pristina (Kosovo), città ospitante della XXI edizione dei Giochi del Mediterraneo.
L’evento è stato trasmesso in diretta TV su RaiSport e in differita su Rai 2.
La macchina scenica ed esecutiva si è avvalsa di una squadra coordinata da Luca Pancaldi, Produttore Esecutivo, e Fabrizio Minasi, General Manager. Le coreografie degli Aktitude sono state firmate da Thomas Signorelli e la direzione musicale di Formisanoff.
Francesco Paolo Conticello, Direttore Creativo delle Cerimonie e CEO di G2 Eventi: «Dal punto di vista creativo, la sfida più bella è stata costruire due Cerimonie radicalmente diverse e, allo stesso tempo, farle appartenere allo stesso racconto. L’Apertura doveva dire al Mediterraneo chi è Taranto; la Chiusura doveva restituire la scena agli atleti e trasformare quello stesso stadio in una festa capace di abbattere, almeno per una notte, ogni confine. Ma oggi parlo anche da CEO, e forse è la parte che mi emoziona di più. Sono profondamente orgoglioso della squadra che ha reso possibile tutto questo. Dietro ogni immagine che è arrivata al pubblico ci sono mesi di lavoro, migliaia di decisioni, problemi risolti, notti lunghe e persone che hanno continuato a credere nel progetto anche nei momenti più complessi. Creativi, produttori, tecnici, artisti, registi, coreografi, musicisti, logistica, amministrazione: non è esistito un singolo gesto che non fosse il risultato di un lavoro collettivo. Queste Cerimonie portano le firme di chi le ha ideate, ma appartengono a tutte le persone che le hanno rese possibili. E credo che per chi guida un’azienda non esista orgoglio più grande del vedere una squadra trasformare un’idea, prima impossibile e poi difficilissima, in qualcosa che davanti a migliaia di persone semplicemente accade. Quando alla fine si spengono le luci, restano le immagini, resta l’emozione, ma soprattutto resta il privilegio di averlo fatto insieme».
Angelo Bonello, Direttore Artistico e Regista delle Cerimonie: «Se l’Apertura aveva un linguaggio cinematografico e narrativo, da guardare quasi con reverenza, la Chiusura ha parlato un linguaggio puramente musicale e viscerale: è stato uno spettacolo da vivere, cantare e ballare insieme. Abbiamo voluto che questo grande palco internazionale non appartenesse soltanto ai nomi già affermati. Abbiamo scelto consapevolmente di aprirlo anche a talenti emergenti e a realtà artistiche del territorio che non avevano ancora avuto la possibilità di esprimersi davanti a una platea di questa dimensione. Per noi questo ha un significato che va oltre la costruzione dello spettacolo. Un grande evento può limitarsi a importare artisti e produrre intrattenimento, oppure può provare a lasciare qualcosa nel luogo che lo ospita. Noi abbiamo scelto la seconda strada. Dare a un giovane artista tarantino un palco internazionale significa alimentare appartenenza e orgoglio, ma anche dirgli che il suo talento può essere preso sul serio, che una passione può diventare un percorso, una professione, una possibilità concreta di autonomia e di emancipazione personale e professionale. È forse questo il valore sociale più profondo che l’arte può avere: non parlare soltanto di un territorio, ma creare occasioni per le persone che quel territorio lo abitano. Se anche solo uno dei ragazzi che ieri sono saliti su quel palco guarderà al proprio futuro artistico con un’ambizione nuova, allora questa Cerimonia avrà lasciato qualcosa che nessun effetto speciale potrebbe lasciare. Abbiamo costruito un abito di sartoria su misura per Taranto, unendo queste energie all’Orchestra della Magna Grecia e alla forza travolgente dei Rockin’1000. Tradurre tutto questo in una grande scultura sonora corale è stata una sfida entusiasmante. Abbiamo lavorato con passione e determinazione per creare momenti indimenticabili: la nostra speranza è che la città si sia goduta questa festa e si sia riconosciuta, ancora una volta, nel racconto della propria straordinaria identità».

